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home > alimentazione > Oltre la dieta

Oltre la dieta

Dr. Luigi Oliva - Mestre (www.obesita.org)

L'approccio medico tradizionale -per la terapia dell'obesità- basato solo sulla restrizione calorica per un periodo a breve o medio termine ha prodotto, oltre al fallimento del mantenimento del peso raggiunto, l'instaurarsi di danni a carico della sfera psicologica e comportamentale: sensi di colpa, fallimento, bassa autostima, vergogna, depressione e incapacità di controllarsi che sfocia spesso nell'abbuffata e a volte nel vomito.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata ( DAI) corrispondente al Binge Eating Disorder (DED) degli anglosassoni è messo in relazione ai continui fallimenti da diete drastiche (sindrome dello YoYo). L'imposizione di un controllo rigido porta inevitabilmente alla perdita di controllo con una conseguente assunzione calorica non programmata nè controllata.
L'incapacità del rispetto del piano alimentare prescritto, vissuto con senso di vergogna, potenzia i pensieri di debolezza e di scarsa volontà già ampiamente sperimentati dall'obeso.
Si instaurano in questo modo pensieri fallimentari e colpevolizzanti che compromettono la qualità della vita stessa.

Riprovare a perdere peso diventa sempre più difficile e la possibilità di venirne fuori sfuma sempre di più, fino all'apparente accettazione dei detestabili chili di troppo.
Mentre la società impone un modello di magrezza - sinonimo di bellezza ma anche di successo- sempre più lontano dal peso sano, l'obeso continua ad essere bersaglio della " industria della dieta" .
Gli operatori sanitari hanno sempre più la consapevolezza della gravità della malattia ma a fatica riescono a trasmettere il messaggio della terapia che esiste ed è in grado di dare dei risultati stabili nel tempo.
La terapia - visto il fallimento dietetico- va oltre la dieta. Guarda non ai chili ma alla persona che è fatta di vissuti, idee e convinzioni che vanno quasi sempre "bonificate".
E' possibile modificare il proprio peso modificando la propria alimentazione che va rapportata ad una normalità e non ad una restrizione.

Il dispendio energetico negli obesi è spesso o quasi sempre superiore al dispendio delle persone normopeso; basterebbe già questa convinzione per non far sentire l'obeso un diverso, uno sfortunato, uno che deve "mangiare meno degli altri".
L'assunzione di cibo " normale" è in grado di riportare i chili verso il peso sano ovvero verso quel peso che è giusto per quell'individuo fatto di chili ma anche di pensieri, comportamenti, idee e stato di salute.

Mangiare di più per mangiare di meno. Se si riesce a raggiungere la sazietà si riesce a controllarsi, ma se si stimola la fame allora la lotta diventa impari e di certo si perde il controllo.
E' l'idea iniziale della dieta -ovvero della restrizione- che va contrastata.
E' il punto di partenza che ha già in sè insito la perdita di controllo.
L'obiettivo primario della terapia dell'obesità non è la perdita di peso ma la capacità di controllarsi che si raggiunge sostituendo la dieta con la regola che prevede la trasgressione. La trasgressione va preventivamente programmata e non è da evitare ma da inserire.
La trasgressione - in un programma psicoeducazionale, va prescritta perchè solo abituandosi e allenandosi alla sua gestione si è in grado di sperimentare la piacevolezza del controllo.
Provare il piacere di riuscire a controllarsi fa dell'obeso una persona che vede la possibilià di uscire dai suoi continui fallimenti e sensi di colpa.
Si trasforma in questo modo il continuum fallimentare in un circolo virtuoso che partendo dalla capacità di gestione della trasgressione arriva alla non perdita di controllo e quindi all'evitamento dell'abbuffata. Questo rappresenta una forte iniezione di antidepressivo che diventa il volano di una serie di pensieri positivi che hanno come effetto l'acquisizione del controllo alimentare che porta alla perdita di peso e alla capacità di mantenerlo per sempre.
E' un percorso lungo, difficile ma possibile. La gestione di questo programma non può essere affidato al singolo individuo ma ad operatori ( medico- dietista-psicologo) che si fanno carico della persona nella sua globalità. L'obesità è una malattia e come tale va curata da operatori sanitari. Il diabetico, l'iperteso, l'oncologico mai si sognano di curarsi da soli nè mai nessun medico dirà loro " sicuri" come spesso l'obeso invece si sente dire " dimagrisca". L'obeso oltre i chili e i problemi non può farsi carico di certo anche della sua malattia.


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