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Last Page Update <!-- <EdIndex> -->  05/10/2009 18.53.08

home > alimentazione > obesità nel cervello

L'OBESITA’ NEL CERVELLO: LE ULTIME RICERCHE E LE PROSPETTIVE DI CURA

ISTITUTO AUXOLOGICO ITALIANO
Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
 

Una relazione sempre più indagata quella tra i meccanismi metabolici di accumulo del grasso corporeo e la loro regolazione a livello del cervello: da qui la scelta di affrontare questa tematica nel 6° Rapporto sull’Obesità in Italia - L’obesità si dimostra sempre più una vera e propria malattia associata a patologie correlate – Contemporaneamente le cifre che mostrano la dimensione del problema a livello mondiale descrivono una vera pandemia globale: definita dall’Oms “globesità”- La conoscenza più approfondita dei meccanismi alla base dell’obesità offre prospettive in campo farmacologico, per lo sviluppo di farmaci efficaci e con meno effetti collaterali di quelli attuali e per impostare una efficace prevenzione, che non si basi solo sullo strumento del bilancio calorico, ma analizzi più a fondo le caratteristiche metaboliche di ciascun individuo - La sede di integrazione o addirittura di origine dei meccanismi che regolano la introduzione e il dispendio dell’energia è nel cervello: l’alterato funzionamento di questi meccanismi conduce all’obesità.

Obesità è un termine generico. La ricerca, esposta all’interno del 6° Rapporto sull’obesità in Italia presentato oggi, fa luce su una serie di condizioni differenti come cause, quadro clinico e approccio terapeutico.

Per affrontare razionalmente il problema dovremo abituarci a pensare che non esiste l’obesità, ma bensì le obesità. Malgrado la tendenza ad incasellare l’obesità come un problema da comportamento vorace e da scarsa forza di volontà, una evidenza scientifica inequivocabile dimostra ora che fattori genetici giocano un ruolo dominante nel determinare il peso corporeo entro un dato ambiente. L’obesità non è semplicemente una conseguenza della civiltà del benessere o degli stili di vita. “In realtà è una malattia insita nel patrimonio genetico della specie umana e non un episodio della sua storia legata alla società dei consumi”, afferma il professor Antonio Liuzzi, Direttore del Laboratorio Ricerche diabetologiche e Responsabile dell’U.O di Medicina generale dell’Istituto Auxologico Italiano, Ospedale San Giuseppe di Piancavallo.

Ma come studiare i meccanismi che portano all’accumulo di grasso nel nostro corpo in relazione alla centralina che tutto governa e controlla, vale e a dire il cervello? Grazie alle moderne indagini disponibili, sia di visualizzazione dell’attività cerebrale (“neuroimaging funzionale”) che di biologia molecolare, oggi sappiamo che esistono complessi circuiti tra il tessuto adiposo, accumulato in periferia, e le aree cerebrali localizzate prevalentemente nell’ipotalamo, nelle strutture profonde del cervello.

Il 6° Rapporto sull’obesità in Italia a questo riguardo chiarisce che la regolazione del peso corporeo per combattere efficacemente l’obesità esige lo sviluppo di farmaci capaci di agire a livello centrale, cioè sul cervello. Il numero dei potenziali bersagli farmacologici per nuove strategie terapeutiche contro l’obesità sta aumentando esponenzialmente per lo straordinario avanzamento della ricerca scientifica nella comprensione dei meccanismi molecolari dell’interazione tra segnali periferici e sistemi effettori centrali, che attuano la risposta, coinvolti nella regolazione dell’omeostasi energetica (“equilibrio” energetico).

Ad esempio, una modifica strutturale del recettore 4 della melanocortina fa sì che i soggetti affetti recepiscano meno il segnale anoressante (inibente lo stimolo della fame) dell’ormone cerebrale alfa MSH con un conseguente quadro clinico di obesità responsabile di circa il 6% delle obesità infantili. Del tutto recentemente è stato dimostrato che il 3% dei pazienti obesi iperfagici hanno un difetto del recettore per la leptina, ormone anoressante prodotto dal tessuto adiposo, determinando così un quadro di cospicua obesità.

Ricerca di nuove conoscenze sulle varie forme di obesità e sui meccanismi che la determinano, sono oggi determinanti per la medicina. L’obesità è ormai una pandemia globale: le cifre delle persone attualmente obese sono tanto allarmanti da che l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di “globesità” riferendosi a quella che sta diventando una delle prime cause di morte nel mondo.
Per affrontare quello che è ben più di un problema estetico, ma una vera e propria patologia, viene sempre più utilizzato un approccio multidisciplinare data la complessità dei meccanismi in gioco.

Quali relazioni ci sono tra il sistema nervoso e l’obesità? E date le relazioni tra metabolismo e controllo neuro-fisiologico, quali prospettive si aprono nella messa a punto di farmaci contro l’obesità?
Il 6° Rapporto sull’Obesità in Italia. Cervello e Obesità: neurobiologia e neurofarmacologia dell’Istituto Auxologico Italiano, presentato oggi a Milano, analizza le problematiche e raccoglie le ricerche più aggiornate delle relazioni tra sistema nervoso e metabolismo.

“Nel nostro Paese 4 milioni di persone sono obese, e circa 16 milioni in soprappeso. I dati sugli adolescenti e soprattutto quelli sui bambini italiani sono allarmanti: circa il 20% di individui è in soprappeso e il 4% obesi” afferma il Dott. Amleto D’amicis, Direttore dell’Unità di Documentazione e Informazione Nutrizionale INRAN, e aggiunge: “nella fascia 6-13 anni le percentuali salgono: 25% di sovrappeso e 5% di obesi.”

L’obesità è una malattia e tale va considerata: le patologie associate a quella che viene definita “sindrome metabolica” sono responsabili del 60% delle morti nel mondo. E visto che globalmente circa un miliardo di persone sono in sovrappeso, le cifre potrebbero in breve tempo aumentare ulteriormente.

I centri cerebrali e il sistema nervoso sono strettamente correlati con la regolazione del metabolismo, dal punto di vista della generazione della sensazione della fame e del controllo dell’accumulo di energia. Per questo motivo non si può ridurre il controllo del peso e il trattamento dell’obesità a un semplice bilancio tra calorie introdotte ed energia utilizzata.

È in questo contesto che si inseriscono le ricerche e l’utilizzo clinico di farmaci capaci di agire sulle sostanze in grado di immagazzinare o utilizzare il grasso e sulla regolazione della sensazione della fame.
In particolare sembra emergere un possibile ruolo nello sviluppo di nuove terapie dei cannaboinoidi endogeni, sostanze prodotte dall’organismo e coinvolte nello sviluppo dell’appetito.

Le recenti ricerche hanno evidenziato che se da una parte il metabolismo viene influenzato dai processi neurofisiologici è d’altra parte anche la stessa condizione di obesità ad alterare i processi che interessano le regolazioni neurologiche: infatti emerge dagli studi come il tessuto adiposo abbia a sua volta una attività neuroendocrina, capace quindi di interferire con il normale funzionamento dell’organismo.
Per questo motivo è bene superare l’atteggiamento attuale ancora molto presente che considera l’obesità come un problema di semplice bilancio calorico.
“Ancora oggi si considera l’obesità come un fenomeno unico, con differenze solo in termini quantitativi; atteggiamento che risulta evidente dagli articoli e dalle campagne di stampa che attribuiscono alla ridotta attività fisica e alla maggiore alimentazione la responsabilità” afferma Antonio Liuzzi, Direttore del Laboratorio Ricerche diabetologiche e Responsabile dell’U.O di Medicina generale dell’Istituto Auxologico Italiano, Ospedale San Giuseppe di Piancavallo.
“Le campagne per modificare lo stile di vita delle popolazioni possono ottenere risultati per i gradi modesti di soprappeso o obesità, ma non possono essere sufficienti per contrastare l’obesità grave, che è una malattia, se non si comprenderanno più a fondo i meccanismi con cui vengono continuamente accumulate scorte energetiche da parte dell’organismo”.

In conclusione il Prof. Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell’Istituto Auxologico Italiano, sottolinea l’importanza di questo 6° Rapporto sull’Obesità in Italia per l’Istituto e per la ricerca.
“Il Rapporto oltre a riportare gli aggiornamenti sulle più recenti ricerche in corso vuole anche fornire un quadro il più possibile completo dello stato attuale delle conoscenze;” afferma il professore “spazia perciò dalla neurobiologia alla ricerca clinica, dalla neurofisiologia e neurofarmacologia alla psicologia”.

Il Rapporto sull’obesità in Italia (Franco Angeli), promosso e curato dall’Istituto Auxologico e frutto del lavoro di 43 ricercatori di varie specialità, approfondisce la conoscenza dei molteplici aspetti (clinici, terapeutici e sociali) che caratterizzano questa malattia, al fine di contribuire alla sensibilizzazione e alla corretta informazione scientifica, nonché fare il punto sull’epidemiologia, sullo stato della ricerca e sugli approcci clinico-terapeutici. Nella sua sesta edizione il Rapporto sull’obesità in Italia analizza le problematiche e raccoglie le ricerche più aggiornate delle relazioni tra sistema nervoso e metabolismo.

Leggi anche:

Pierangelo Garzia
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione
IRCCS Istituto Auxologico Italiano
Via Spagnoletto, 3 - 20149 Milano
tel. 02/61911.2896
www.auxologico.it


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