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home > psichiatria > omega 3 > sviluppo cognitivo

a cura del Dr. Vincenzo Manna

Omega 3 e sviluppo cognitivo

Vincenzo Manna
Dirigente Responsabile Centro di Salute Mentale - Genzano di Roma
Dipartimento Salute Mentale - ASL Roma H


L’abilità a rispondere in senso adattivo agli stimoli ambientali sembra correlarsi direttamente, non solo all’apporto d’acidi grassi essenziali n-3 e n-6, ma anche al loro reciproco equilibrio. Gli acidi grassi n-3 sono essenziali per un corretto sviluppo fetale e perinatale del sistema nervoso. Alcuni studi hanno evidenziato effetti comportamentali della carenza d’omega 3.

Un apporto deficitario d’acidi grassi n-3 influenza i sistemi neurotrasmettitoriali, con effetti prevalenti sul tono dopaminergico a livello della corteccia frontale, in diversi modelli sperimentali animali. (53) La via dopaminergica mesolimbica è meno attiva nei ratti con deficit d’omega 3, rispetto a ratti di controllo sani. (54) Ciò potrebbe, tra l’altro, correlarsi funzionalmente ad alterazioni dell’omeostasi edonica (disedonia). (55) In ratti neonati, deprivati dalla nascita di DHA ed AA, la loro successiva aggiunta alla dieta inverte gli effetti della carenza d’omega 3, sulla composizione lipidica delle membrane neuronali cerebrali e sulla neurotrasmissione dopaminergica, ma solo nella fase d’allattamento. Il recupero, cioè, non è più completo, nella fase successiva allo svezzamento. (56)


Altre osservazioni sperimentali, però, sostengono l’effetto terapeutico del DHA, nel ripristino dei livelli di catecolamine, anche dopo lo svezzamento. (57)
Numerosi studi confermano un’associazione positiva tra allattamento al seno materno e sviluppo cognitivo del bambino. E’ noto che il latte materno ha un alto contenuto in DHA ed EPA. (12) L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato, da tempo, l’aggiunta di EPA e DHA al latte in formula per neonati. Sebbene il latte materno contenga DHA ed AA, le formulazioni di latte per neonati, sono state a lungo carenti di questi nutrienti, soprattutto negli USA. Solo nel 2001, infatti, la FDA statunitense ha approvato l’aggiunta di questi nutrienti al latte in formula per poppanti. Lo sviluppo intellettivo di neonati deprivati di questi nutrienti può risultare rallentato. (58)

In uno studio è stato evidenziato che i bambini, allattati nei loro primi quattro mesi di vita, con una formula che prevedeva l’aggiunta di PUFA, presentavano, a 10 mesi di vita, risultati migliori in un problem solving test, rispetto a coetanei che non avevano ricevuto la supplementazione. (59)
Uno studio prospettico longitudinale di coorte è stato svolto, in Danimarca, su soggetti nati a Copenaghen, dall’Ottobre 1959 al Dicembre 1961. (60) Il campione di 2280 persone è stato diviso in cinque gruppi, in rapporto alla durata del loro allattamento al seno materno.

La maggiore durata dell’allattamento al seno materno è risultata associarsi significativamente (P=.003) a più alti livelli di Q.I. Verbale, Q.I. di Performance e Q.I. Totale, alla WAIS. Gli autori hanno suggerito che il contenuto in acidi grassi n-3, presenti nel latte materno, potrebbe giustificare, almeno in parte, quest’effetto lineare, per cui a più lungo allattamento corrisponde, in maniera lineare, un più alto Q.I. totale.

Un altro studio ha evidenziato pattern di sonno più maturi, in bambini nati da madri, con più alti livelli plasmatici di DHA. (61)
Gli effetti di una dieta neonatale arricchita con DHA o AA, rispetto ad una dieta di controllo senza DHA o AA, sullo sviluppo cognitivo successivo, sono stati valutati in uno studio clinico controllato e randomizzato. Cinquantasei neonati (26 maschi, 30 femmine) sono stati arruolati nello studio, entro i primi cinque giorni di vita, ed hanno assunto la dieta stabilita sino alla diciassettesima settimana di vita. All’età di 18 mesi sono stati sottoposti a valutazione mediante Bayley Scales of Infant Development, 2nd edition (BSID-II).

La dieta, arricchita con DHA ed AA, si associava ad un incremento medio di 7 punti, sull’Indice di Sviluppo Mentale (MDI) della BSID-II. I gruppi trattati con DHA, da solo o in associazione con AA, hanno mostrato un vantaggio significativo, sul piano cognitivo e motorio, con un trend in miglioramento anche del linguaggio. Una significativa correlazione è stata evidenziata tra livelli di DHA nelle emazie a 4 mesi d’età (ma non a 12 mesi d’età) e l’Indice di Sviluppo Mentale della BSID-II. Gli autori dello studio interpretano il dato come ulteriore conferma che è il supplemento dietetico il fattore determinante gli effetti verificati sulla MDI della BSID-II.

Le loro conclusioni sostengono che gli acidi grassi essenziali n-3, in particolare il DHA, assunti dai neuroni nella tarda gravidanza e nel primo periodo successivo alla nascita, sono prerequisiti essenziali per un normale sviluppo cerebrale. L’importanza degli acidi grassi omega 3 nello sviluppo normale del sistema nervoso in prematuri era già nota. Questo studio conferma la loro importanza anche in bambini sani ed in epoca post-natale. (22)

In un altro studio si è valutata l’acuità visiva e la stereoscopia a 17, 26 e 52 settimane dalla nascita, in neonati con dieta priva o arricchita con acidi grassi polinsaturi a lunga catena (LCPUFA). A 17 settimane l’acuità visiva risultava migliore nel gruppo trattato con supplementazione. Il dato correlava positivamente con la concentrazione plasmatica di DHA. Una migliore acuità visiva a 52 settimane risultò correlata positivamente a più alte concentrazioni di DHA, nel plasma e nelle emazie. (23)

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