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home > psichiatria > Neuro Psico Analisi

a cura del Dr. Vincenzo Manna

Neuro Psico Analisi (NPA): verso una scienza della mente umana nel nuovo millenio

Vincenzo Manna
Neurologo, Psichiatra, Psicoterapeuta,
Docente di Neurologia e Neuropsicologia nel Corso di Laurea in Logopedia della Università degli Studi “La Sapienza” Sede di Ariccia - Roma

“Un giorno sarà possibile rappresentare il funzionamento psichico negli elementi organici del Sistema Nervoso” scriveva nel 1895, il padre della psicoanalisi, il neurologo Sigmund Freud, in “Progetto di una psicologia”.

Oltre un secolo fa, egli ha creato un nuovo metodo clinico di trattamento delle nevrosi: la psicoanalisi. Inizialmente, questo trattamento venne utilizzato a favore dei soli pazienti nevrotici. A partire dagli anni venti, dello scorso secolo, la psicoanalisi iniziò ad ampliare le sue indicazioni. Sandor Ferenczi la applicò nel trattamento delle nevrosi di guerra. Karl Abraham e Carl Gustav Jung iniziarono il trattamento della schizofrenia (dementia praecox). Anna Freud e Melanie Klein trattarono il bambino. Dopo il 1950, Winnicott ha esteso l’applicazione della psicoanalisi ai disturbi antisociali e alla delinquenzialità giovanile, così come Lacan sviluppò una teoria, che risultò utile nel supporto clinico alle psicosi ed alle perversioni.

Questi psicoanalisti hanno contraddetto, di fatto, l’assunto freudiano che vedeva nella psicoanalisi il trattamento elettivo dei soli disturbi nevrotici dell’adulto. Ognuno di questi innovatori, in ambito psicoanalitico, ha sviluppato nuove teorie e nuove tecniche negli specifici campi di interesse clinico.
A distanza di oltre un secolo dalla sua formulazione iniziale, la psicoanalisi sta ancora allargando le sue applicazioni cliniche. Con i più recenti progressi legati all’introduzione del metodo neuropsicoanalitico, che deriva dalla neuropsicologia dinamica di Lurija, la psicoanalisi sembra allargare ulteriormente le sue applicazioni cliniche, nel trattamento di pazienti con lesioni neurologiche.

Questo metodo di ricerca clinica è stato proposto e sviluppato soprattutto da Mark Solms e da V. S. Ramachandran. Pur essendo la psicoanalisi un tentativo interpretativo e terapeutico delle nevrosi, fondato scientificamente nelle intenzioni di Sigmund Freud, nel tempo essa è stata e si è progressivamente allontanata dall’agone strettamente scientifico. La neuropsicoanalisi riattualizza, almeno in parte, il pensiero neurologico di Freud alla luce delle recenti acquisizioni raggiunte nell’ambito delle moderne neuroscienze.

Di recente la neuropsicoanalisi è divenuta oggetto di notevole interesse e di un acceso dibattito, ma, in genere, pochi ancora conoscono gli obiettivi ed i metodi di questo nuovo approccio interdisciplinare. Nella presente breve nota verrà descritta brevemente l’origine della neuropsicoanalisi come strumento di ricerca e movimento interdisciplinare. Interessante è, soprattutto, analizzare gli obiettivi che persegue questa nuova area di investigazione, che potrebbe rappresentare contemporaneamente, il nuovo paradigma per il 21° secolo della psicoanalisi ed un passo fondamentale nell’approccio neuroscientifico alla psiche umana.

Nel 1999, Eric Kandel, un famoso neuroscienziato, ha pubblicato un articolo intitolato Biology and the future of psychoanalysis: a new intellectual framework for Psychiatry (Am J Psychiatry 156: 505-24) in cui proponeva alcuni suggerimenti per la psicoanalisi del nuovo millenio. Tra l’altro, Kandel propose una convergenza progressiva tra psicoanalisi e neuroscienze, con l’obiettivo di sviluppare nuovi studi e nuove teorie nell’approccio scientifico alla mente umana. Secondo questo autore, le neuroscienze possono fornire verifiche empiriche agli assunti concettuali della psicoanalisi. Un anno dopo la pubblicazione dell’articolo, Kandel, nel 2002, è stato insignito del premio Nobel per i suoi contributi alla neurobiologia, con l’introduzione del concetto di plasticità neuronale.

Il primo congresso internazionale di neuropsicoanalisi si è svolto a Londra nel 2000, con la fondazione della Società Internazionale di Neuropsicoanalisi. Membri fondatori di questa società scientifica sono stati illustri studiosi di neuroscienze, tra cui lo stesso Kandel, Antônio Damásio, Oliver Sacks, Gerald Edelman, V.S. Ramachandran, ma anche famosi psicoanalisti tra cui Charles Brenner e André Green. Mark Solms, presidente della nascente società scientifica ha pubblicato alcuni lavori sul tema, già a partire dagli anni novanta, in cui ha presentato un nuovo approccio metodologico alle scienze della mente umana. Questo metodo è attualmente il riferimento principale del movimento neuropsicoanalitico.

In sintesi estrema esso consiste nell’adattamento della neuropsicologia dinamica di Lurija allo studio dei fenomeni emotivi, una sorta di neuropsicologia del profondo, in cui il vissuto soggettivo del soggetto viene investigato con l’ausilio dei moderni metodi neuroscientifici di indagine obiettiva. Il passaggio delle indagini neuroscientifiche dai processi cognitivi a quelli emozionali è stato possibile, negli ultimi anni, in relazione allo sviluppo di strumenti diagnostici capaci di fornire una precisa mappa, in vivo, dell’attività cerebrale dell’uomo, mediante PET-Scan e Risonanza Magnetica Nucleare funzionale (fMRI). Il metodo neuropsicoanalitico proposto da Solms, per adesso, si limita a confrontare le osservazioni fatte durante la psicoanalisi circa i vissuti intrapsichici di pazienti con lesioni cerebrali evidenziate, con le moderne tecniche di brain mapping.
Il suo obiettivo ultimo è, però, cercare quali aree del cervello corrispondano funzionalmente ai fenomeni psichici, che Freud ha descritto nei suoi lavori sulla psicoanalisi.

Un esempio dei risultati ottenibili con l’approccio neuropsicoanalitico può essere l’esperienza di V.S. Ramachandran con pazienti portatori di lesioni dell’emisfero cerebrale destro, che presentano la mancata consapevolezza di malattia, che viene descritta classicamente, in ambito clinico neurologico, come “anosognosia”. Questi pazienti possono essere incapaci di riconoscere una paralisi motoria di un arto, in un contesto neuropsicologico clinico definito “neglect”. Dopo l’instillazione di una piccola quantità di acqua fredda nell’orecchio sinistro di questi pazienti, Ramachandran ha osservato che il “neglect” scompariva completamente, per riapparire dopo alcuni minuti. Una stimolazione di questo tipo potrebbe essere interpretata come “una correzione temporanea ed artificiale dello sbilanciamento attentivo tra i due emisferi cerebrali”. I risultati di questo esperimento sembrano supportare l’interpretazione secondo cui la rimozione, ma probabilmente anche altri meccanismi di difesa, descritti in psicoanalisi, potrebbero essere funzionalmente correlati all’attività o alla mancata attività dell’emisfero cerebrale non dominante.

Il metodo neuropsicoanalitico sembra essere utile nella localizzazione delle aree cerebrali che corrispondono, perciò, ai fenomeni inconsci, che influenzano la vita psichica degli individui. Questo metodo sembra, cioè, poter dare una base empirica alla psicoanalisi, ma potrebbe contribuire ad ulteriori progressi nelle conoscenze dei processi inconsci, implementando o correggendo gli stessi assunti teoretici della psicoanalisi classica. In questo senso il metodo di Solms può non essere l’unico strumento capace di fornire i fondamenti concettuali per un ulteriore sviluppo della psicoanalisi, sebbene sia, a tuttoggi, il primo tentativo di dare verifica sperimentale delle classiche interpretazioni psicoanalitiche sul funzionamento della mente umana.

La neuropsicoanalisi probabilmente non validerà tutti gli assunti psicoanalitici, comunque, segnerà il confine storico che riporterà lo studio della mente umana, del singolo individuo, nell’ambito più propriamente scientifico. Il compito pionieristico che la neuropsicoanalisi si propone di perseguire potrebbe avere ricadute in ambito teorico e terapeutico, ma, almeno oggi, il suo ambito di applicazione resta limitato alla ricerca di una verifica neuroscientifica degli assunti psicoanalitici.

Uno dei meriti della neuropsicoanalisi è, indubbiamente, quello di aver orientato l’attenzione di tutti sulla necessità di approfondire il dialogo tra neuroscienze e psicoanalisi nell’investigazione scientifica della mente umana. Il movimento neuropsicoanalitico ha scosso dalle basi, inoltre, il mondo della psicoanalisi classica, aprendo scenari proiettati verso il futuro, non immaginabili sino a qualche decennio fa.
Il metodo neuropsicoanalitico, però, necessita ancora di una base teorica e di chiare concettualizzazioni, definite in ambito e con linguaggio propriamente scientifico. Dovrà probabilmente ripetersi, in altra forma, ciò che avvenne ai tempi di Freud quando sviluppò una metapsicologia parallelamente alla pratica psicoanalitica.

Il vantaggio di cui godiamo oggi è legato alla possibilità, che i moderni mezzi tecnologici sviluppati nell’ambito delle neuroscienze ci forniscono, di costruire una neurometapsicologia, cioè una teoria della mente umana che non prescinda dai correlati neurologici della vita psichica. La metapsicologia freudiana, in fondo, era stata costruita sulle basi scientifiche proprie del ‘800 e del primo ‘900.
Quando la neuropsicoanalisi si doterà di un opportuno metodo sperimentale e di un framework teorico validato scientificamente potremo iniziare la costruzione di una scienza della mente umana e verosimilmente vedere il sorgere di innovativi approcci terapeutici. Come in ogni ambito scientifico, si passerà, così, da una prassi clinica basata sull’autorevolezza (che ricorda l’ipse dixit aristotelico del nostro medioevo) ad una pratica terapeutica in progresso evolutivo, parallelo alla crescita delle nostre conoscenze scientifiche, così come avviene in tutti gli altri ambiti della moderna medicina.

Le tecniche psicoterapeutiche in uso potranno trovare, in questo modo, una conferma ed una validazione su basi scientifiche, ma anche stimoli per un loro ulteriore e progressivo affinamento. Se è tempo che la psicoanalisi si basi sui paradigmi scientifici del 21° secolo è anche tempo che le neuroscienze si confrontino con il difficile compito di formulare una teoria scientifica unitaria della mente umana e di fornire strumenti terapeutici utili ed efficaci, nella comprensione della vita psichica, del singolo individuo, e nel trattamento dei suoi disturbi.

Riferimenti
www.salus.it/psichiatria/isteria_e_neuropsicoanalisi.html
 

Vincenzo Manna
Neurologo, Psichiatra, Psicoterapeuta
vi.manna@tiscali.it

home > psichiatria > Neuro Psico Analisi

 

 

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