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home > psichiatria > insonnia

Insonnia e qualità della vita: riflessioni su un disturbo 'dimenticato'...

a cura di Silvio Presta
 
Numerosi sono i rischi e le complicazioni ricollegabili ad una scarsa qualità e quantità di ore di sonno, ma questo problema viene ancora troppo spesso banalizzato e trattato in modo puramente sintomatico tramite l'assunzione di farmaci induttori di sonno, favorendo così i noti problemi di assuefazione nei confronti dei composti di questa classe farmacologica, che andrebbero invece assunti solo occasionalmente o al massimo per periodi consecutivi della durata di poche settimane.

Il primo fatto da sottolineare è che l’insonnia rarissimamente rappresenta un disturbo a sé stante, ossia una malattia primaria. In questi rari casi si parla infatti di ‘parasonnie’ (incubi ricorrenti, pavor nocturnus, sonnambulismo), alterazioni del ritmo sonno-veglia caratterizzate da comportamenti anomali che si manifestano durante specifici stadi del sonno o nei passaggi tra il sonno e la veglia. Le parasonnie non comportano anomalie dei meccanismi neuronali che generano gli stati di sonno e di veglia e che regolano il ciclo temporale di sonno e di veglia, perciò chi ne è affetto lamenta la comparsa di comportamenti inusuali durante il sonno, piuttosto che di insonnia vera e propria.

Nella maggiorparte dei casi, l’insonnia è invece un sintomo di quadri clinici più complessi, che possono comprendere malattie fisiche (malattie respiratorie, reumatiche, urologiche, disturbi metabolici, cardiopatie etc.) e disturbi psichiatrici (disturbi dell’umore e d’ansia in primis). In questo senso, chi dorme poco, ma soprattutto male, ha già un problema. Ad esempio, la difficoltà ad addormentarsi è frequente negli stati ansiosi a carattere generalizzato; i risvegli improvvisi ed angosciosi nel cuore della notte possono verificarsi in chi soffre del disturbo di panico; il risveglio precoce, accompagnato da un profondo stato di angoscia e dall’incessante preoccupazione per la giornata che sta per cominciare, è patognomonico delle sindromi depressive. Spesso vi è la sensazione di ‘non aver dormito’, poiché il cervello non riesce ad entrare nelle fasi del sonno profondo e dunque ristoratore.

Nel breve periodo un’alterazione del sonno, se non grave, non crea particolari disagi, ma se il problema persiste e si amplifica può verificarsi una netta riduzione della capacità prestazionale, con disturbi della concentrazione, dell’attenzione, della memoria recente, stanchezza continua, facile irritabilità, labilità ed instabilità dell’umore, aumento dell’ansia, alterazioni dell’appetito, del desiderio sessuale, del ciclo mestruale. E’ dunque importantissimo riconoscere rapidamente il disturbo che sta causando l’insonnia e curarlo tempestivamente.

Alcuni recenti studi hanno addirittura ipotizzato una correlazione tra la riduzione del tempo di sonno e l'aumento del peso corporeo. Un sonno insufficiente determinerebbe infatti la variazione di alcune delle sostanze che regolano il controllo dell’appetito. In particolare, l'insonnia si assocerebbe ad una riduzione dei livelli di leptina (che regola il senso di sazietà) e ad un parallelo aumento di quelli di grielina (che regola il senso della fame), con conseguente aumento del desiderio di cibo, principalmente di alimenti ipercalorici e di carboidrati.

Al di fuori delle condizioni patologiche, più che dire quanto bisognerebbe dormire, forse sarebbe meglio pensare a ‘come’ si dovrebbe dormire. Un buon sonno è favorito dal coricarsi e risvegliarsi più o meno alla stessa ora, riducendo certe sollecitazioni quali lavorare a lungo al computer nel dopocena, dedicarsi ad attività mentali impegnative o fare intensa attività sportiva nelle ore serali. E’ importante dormire in un ambiente non eccessivamente caldo, con il giusto grado di umidità, il più silenzioso possibile, meglio se al buio (così da permettere l’innalzamento dei livelli di melatonina, ormone in grado di favorire il sonno). Vanno evitati pasti abbondanti e composti da cibi a lenta digeribilità, nonché l’assunzione eccessiva di alcolici, thè e caffè. Solitamente le classiche otto ore di sonno sono sempre sufficienti per completare la nostra ‘ricarica’, ma va anche ricordato che esistono condizioni fisiologiche peculiari (i cosiddetti ‘corto-dormitori’) nelle quali la necessità di sonno è naturalmente ridotta senza determinare alcun deficit prestazionale.

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