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home > psichiatria > la depressione nel terzo millennio

La depressione nel Terzo Millennio: ancora un 'male oscuro' in bilico tra sviluppo delle Neuroscienze e la tentazione della magia...

a cura di Silvio Presta
 
La depressione non è sinonimo di debolezza di carattere, ma è una malattia e come tale si riconosce per una serie di caratteristiche che concorrono ad alterare il normale funzionamento della persona colpita.

Si tratta purtroppo di un disturbo sempre più presente nel quotidiano, una malattia subdola che può comparire a tutte le età e, se non curata, può assumere un andamento cronico con gravi conseguenze in termini di prospettive e qualità di vita. Nei soggetti colpiti l'esistenza diviene dolorosa, incolore, pessimistica, gli stessi movimenti sembrano rallentati; il sonno non è più regolare, l'appetito scompare o può diventare eccessivo, diminuisce il desiderio sessuale. Se nell'età infantile sono frequenti cefalee, mal di stomaco, rifiuto del gioco di gruppo, nell'adolescente la malattia può assumere aspetti di ribellione agli schemi della società.

Da uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, già nel 1994 emergeva che circa tre milioni di Italiani soffrivano di disturbi depressivi. Agli inizi del 2007, è ancora solo una minoranza a consultare lo specialista, da cui deriva che nel nostro Paese il costo sociale della depressione è pari a circa 8000 miliardi l'anno delle vecchie lire. Quanto alle cause, la malattia è determinata da squilibri chimici a livello cerebrale e può comparire in risposta ad uno stress, acuto o cronico, ma anche in assenza di cause esterne. Ancora troppo diffusa è la convinzione che la malattia 'non esista' in quanto non misurabile con i comuni accertamenti ematochimici e strumentali, risultando quindi una semplice 'fissazione' di chi ne soffre. Ciò alimenta il dato che, di fatto, molti si sentano nel pieno diritto, anche in assenza di alcuna preparazione specifica in materia, di formulare interpretazioni 'patogenetiche' e suggerire percorsi terapeutici anche molto lontani da ogni scientificità, contribuendo a rinforzare intorno a questo disturbo un'area di stigma, di preconcetto culturale, una sorta di alone 'magico' di vago sapore medievale ('Malleus Maleficarum').

La cura esiste certamente. Soprattutto in fase acuta, il trattamento farmacologico è universalmente riconosciuto come indispensabile. Oggi sono disponibili numerosi composti efficaci, ben tollerati, con basso livello di tossicità, e, dato di grande importanza, scevri dal rischio di indurre dipendenza. Esistono anche alcuni tipi di psicoterapia molto efficaci, come la terapia interpersonale e la cognitivo-comportamentale. In ogni caso, nessun trattamento esclude l'altro, anzi è sempre auspicabile una terapia combinata che può esitare in risultati soddisfacenti nell'80-90% degli interventi. Allo stesso modo, è sempre auspicabile l'evitamento di impostazioni 'terapeutiche' antiscientifiche, ossia prive di consolidate evidenze di efficacia e sicurezza, quali le cosiddette terapie alternative o non convenzionali. Esiste infatti sempre, in caso di trattamento assente o inadeguato, il rischio di possibili ricadute e, di conseguenza, appare importante non solo curare, ma anche pensare ad una adeguata prevenzione.

La depressione, oltre che per chi ne è colpito, è fonte di grande sofferenza anche per la famiglia di chi ne è affetto. Molto spesso, purtroppo, a fronte di un iniziale atteggiamento di comprensione e di partecipazione, poco alla volta subentrano frustrazione, scoramento e atteggiamenti aggressivi verso il paziente che sembra non ascoltare nè tener conto dei suggerimenti, delle sollecitazioni, delle 'minacce' dei familiari. Proprio l'atteggiamento accusatorio assunto da parte dei familiari può aumentare i sensi di colpa e aggravare la situazione. E' invece importante non alimentare il sentimento di inadeguatezza, insistere sul fatto che si tratta di una situazione transitoria e curabile, sottolineare la necessità di consultare uno specialista e, soprattutto, convincere, e convincersi, che dal tunnel si può uscire.

home > psichiatria > la depressione nel terzo millennio

 

 

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