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home > Medicina delle dipendenze > Psicopatologia di confine

a cura del Dr. Vincenzo Manna

Psicopatologia di confine, discontrollo impulsivo-aggressivo e dipendenze

Vincenzo Manna
Dirigente Responsabile Centro di Salute Mentale - Genzano di Roma
Dipartimento Salute Mentale - ASL Roma H

“L’essenza del piacere è nella ricerca del piacere stesso.”
Blaise Pascal

Psicopatologia di confine

La psicopatologia di confine o “borderline”, per molti anni, ha trovato difficile collocazione nosografica, al limite fra l'area psicopatologica delle nevrosi e quella delle psicosi, venendo, quindi, variamente identificata come "sindrome pseudonevrotica", “stato limite”, “sindrome margi­nale".

Kraepelin ha descritto forme attenuate di “demenza precoce”. Bleuler ha introdotto il concetto di “schi­zofrenia latente” per indicare condizioni cliniche particolari, in cui questa latenza psicotica sembra svolgere un ruolo patoplasti­co sull'espressione sintomatica di quadri clinici, apparentemente nevrotici o carat­teriali. Ey ha definito questi quadri clinici “schizonevrosi” considerandoli espressione dell'evoluzione dalla nevrosi alla psicosi. Altri Autori hanno considerato gli stati borderline come disturbi mentali, propriamente detti, dotati di stabilità e coerenza interna, dandogli dignità autonoma, in ambito nosografico, come "organizzazioni autonome”, distinte dalle nevrosi e dalle psicosi. (1)

Nelle nosografie psichiatriche classiche tali condizioni psicopatologiche “di confine” erano descritte come caratterizzate da quadri sindromici complessi e vari, che includevano:

  • sintomi d’ansia intensa, prolungata e omnipervadente;

  • sintomi nevrotici, quali ossessioni, fobie, manifestazioni isteriche e neurastenia;

  • sintomi psicotici, quali idee di riferimento e/o ideazione paranoidea;

  • disturbi cognitivi transitori con episodi confusionali occasionali;

  • comportamenti impulsivi ed aggressivi, tipici delle personalità
    psicopatiche.

Più recentemente, alcuni Autori hanno dato specifico rilievo, in questi soggetti, alla presenza di un’inadeguata modulazione dell'impulsività, sottolineando la rilevanza clinica: 1. dei comportamenti aggressivi auto ed eterodiretti; 2. dei gesti autolesivi; 3. dei sentimenti di rabbia, eccessiva e non proporzionata alle situazioni in cui si esprime; 4. dell’incapacità di questi pazienti a dilazionare la gratificazione ed a tollerare le frustrazioni. Tra i sintomi nucleari di questa condizione psicopatologica, nell’interpretazione di alcuni studiosi, il mancato controllo degli impulsi svolgerebbe un ruolo importante accanto ai disturbi cognitivi simil-psicotici, all'affettività disforica, all'instabilità nelle relazioni interpersonali e al disadattamento sociale.

Contrariamente ai disturbi psicotici, propriamente detti, il decorso di queste condizioni patologiche è stato descritto, classicamente, come cronico, con scar­sa o nessuna tendenza al deterioramento cognitivo, con ricorrenti e brusche riaccensioni di fasi critiche d’instabilità affettiva e d’impulsività. Solo con la pubblicazione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), III edizione e successive, la psicopatologia borderline è stata inquadrata tra i disturbi di personalità. Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è definito, dal DSM, come una condizione persistente e pervasiva di strutturazione abnor­me della vita psichica, che si caratterizza per instabilità affettiva, diffi­coltà nelle relazioni interpersonali, disturbi dell'identità e deficit del controllo degli impulsi. (2)
Nella definizione DSM del Disturbo Borderline di Personalità sono stati stressati alcuni aspetti clinici peculiari della psicopatologia “di confine”:

  • la modalità di percezione della realtà e d’esperienza interiore (che si discosta in misura significativa dalle aspettative dell'ambiente psico- socio-culturale cui l'individuo appartiene);

  • la pervasività e la rigidità dei tratti caratteriali e comportamentali;

  • l'esordio (che si colloca tra la fine dell'adolescenza e la prima giovinezza);

  • la sofferenza soggettiva;

  • la compromissione del funzionamento socio-lavorativo e delle relazioni interpersonali.

Nella prospettiva del DSM un disturbo di personalità si esprime in tutte le principali aree dell'attività psichica, manifestandosi con sintomi relati all’affettività, alla cognitività, alle relazioni interpersonali ed al controllo degli impulsi.

Il termine “psicosi atipica” è stato proposto da Mitsuda nel 1965. Questo termine è stato successivamente utilizzato in senso diagnostico categoriale nel DSM III. Nelle descrizioni fornite della “psicosi atipica” venivano stressati alcuni elementi peculiari, quali il carattere “parossistico” delle crisi e la frequente storia familiare di epilessia, insieme agli aspetti clinici comuni alle altre psicosi cosiddette “miste” (coesistenza di una sintomatologia “affettiva” e di una “schizofrenica”, disorientamento, instabilità emotiva).

Psicopatologia di confine e “continuum” psicotico 
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Psicopatologia di confine e discontrollo degli impulsi
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Craving e “continuum” impulsivo-compulsivo
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La disedonia come patologia funzionale del sistema neurobiologico di modulazione della gratificazione
Considerazioni conclusive e prospettive di trattamento integrato
BIBLIOGRAFIA

L’eventuale corrispondenza va indirizzata a: Vincenzo MANNA
Medico-Chirurgo, Psicoterapeuta, Specialista in Psichiatria, Specialista in Neurologia, Active Member of the New York Academy of Sciences, Docente di Neurologia e Neuropsicologia nel Corso di Laurea in Logopedia dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, Dirigente Responsabile del Centro di Salute Mentale di Genzano di Roma, ASL Roma H.
Cell. 333. 36. 25. 218
e. mail: vi.manna@tiscali.it
 

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