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home > Medicina delle dipendenze > aggressività > Aspetti eziopatogenetici

a cura del Dr. Vincenzo Manna

drvincman@tiscalinet.it 

Aspetti eziopatogenetici

Vincenzo MANNA
Medico, Psicoterapeuta, Specialista in Psichiatria, Specialista in Neurologia, Dirigente Responsabile del Centro di Salute Mentale di Genzano di Roma - D.S.M. - AUSL Roma H


Nel 1970, Monroe evidenziò nei soggetti con comportamento violento episodico: “deficit strutturali”, disturbi dell’apprendimento e frequenti anomalie neurologiche. Dopo essere stato esaminato attentamente circa il 65% del campione, selezionato in questo studio, presentava un esame neurologico anormale, circa il 58% aveva tests neuropsicologici anormali, circa il 55% aveva anomalie bioelettriche cerebrali, circa il 45% presentava una anamnesi positiva per un disturbo dell’attenzione con iperattività, insorto in età pediatrica, circa il 38% aveva disturbi dell’apprendimento (tabella 1).

Nonostante la presenza nei soggetti violenti di frequenti anomalie neurologiche è difficile stabilire una chiara correlazione causa effetto tra danno cerebrale e comportamento aggressivo/impulsivo/violento.

Gli studi di ricerca hanno ipotizzato l’esistenza d’anomalie della funzione noradrenergici e serotoninergica nei soggetti violenti (Weichelman 1992; Kruesi et al. 1992; Tardiff 1992; Virkunnen 1996) ma, anche, alterazioni funzionali del tono dopaminergico cerebrale, talora associato ad alti livelli di testosterone e vasopressina (Kavoussi et al. 1997). Mc Elroy et al. nel 1998 su 27 pazienti con disturbo esplosivo intermittente (DEI), diagnosticato in accordo con il DSM IV hanno affermato che il DEI “sembra essere veramente un disturbo del controllo degli impulsi forse correlato ad un disturbo dell’umore e potrebbe rappresentare un’altra forma di disturbo dello spettro affettivo”.

 

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