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home > Medicina delle dipendenze > aggressività > Inquadramento diagnostico

a cura del Dr. Vincenzo Manna

drvincman@tiscalinet.it 

Inquadramento diagnostico

Vincenzo MANNA
Medico, Psicoterapeuta, Specialista in Psichiatria, Specialista in Neurologia, Dirigente Responsabile del Centro di Salute Mentale di Genzano di Roma - D.S.M. - AUSL Roma H


La classificazione dei soggetti che presentano un comportamento aggressivo-violento episodico ha subito notevoli variazioni nel corso degli anni, in letteratura clinica. Il DSM I descriveva una personalità “aggressivo-passiva”, caratterizzata da una persistente reazione alla frustrazione, con irritabilità, scoppi di collera e comportamento distruttivo” (American Psychiatric Association, 1952).

Nel 1956 Menninger e Mayman hanno introdotto il termine di discontrollo episodico, suddividendo, successivamente, il disturbi del controllo con aggressività e violenza in tre sottogruppi: 1. comportamenti aggressivi ripetitivi e cronici, tipici della personalità antisociale e borderline; 2. violenza impulsiva episodica, frequente nella psicosi traumatica, ma anche nelle sindromi deliranti e nell’ipomania; 3. violenza episodica disorganizzata, più frequente nei soggetti epilettici e/o con lesioni cerebrali. La “personalità esplosiva” del DSM II era caratterizzata da “accessi di collera o di aggressività, verbale o fisica, nettamente diversi dal comportamento abituale del paziente” con soggetti generalmente “eccitabili, aggressivi ed eccessivamente responsivi alla pressioni ambientali”. Nel 1970, Mark & Ervin hanno definito una “sindrome da discontrollo” caratterizzata da: 1. storia di aggressioni fisiche soprattutto sulla moglie e sui figli; 2. sintomi di intossicazione patologica; 3. storia di comportamento sessuale impulsivo, con occasionali aggressioni sessuali; 4. storia di ripetute violazioni del codice stradale con gravi incidenti automobilistici. Questa sindrome, secondo gli autori dipende da una lesione funzionale del sistema limbico. Una disfunzione cerebrale minore poteva essere la causa di un comportamento violento episodico e propose l’introduzione, nella pratica diagnostica, del termine di “discontrollo episodico”, interpretato sul piano etiopatogenetico, come conseguente ad una disfunzione della circuitazione cerebrale limbica. Il termine di “discontrollo episodico” è restato nella terminologia neurologica, nonostante la sua relativa aspecificità diagnostica. (Elliott 1990)
Il termine diagnostico di “disturbo esplosivo intermittente” è apparso nella letteratura clinica, per la prima volta, nei criteri diagnostici dell’ICD-9-CM (World Health Organization, 1978). In tale occasione, per la prima volta veniva classificata la violenza episodica come un disturbo separato dai disturbi di personalità. Il disturbo esplosivo intermittente è stato incluso successivamente nel DSM III e nel DSM III R. Questa categoria diagnostica è stata mantenuta malgrado forti perplessità circa l’esistenza di una sindrome clinica autonoma e non sintomatica d’altro disturbo mentale. Nonostante queste riserve il disturbo esplosivo intermittente è stato mantenuto nel DSM IV. 
Il comportamento violento episodico, in realtà, per lo stesso DSM IV può essere classificato in due diverse categorie diagnostiche: 1. il disturbo esplosivo intermittente; 2. le modificazioni della personalità dovute ad una condizione medica generale di tipo aggressivo. Il disturbo esplosivo intermittente ha numerosi criteri d’esclusione. Le modificazioni della personalità dovute ad una condizione medica generale presuppongono una condizione medica generale e/o un danno organico specifico, patogeneticamente correlato alla violenza ed all’aggressività. La maggior parte dei soggetti con disturbi del comportamento violento-aggressivi non rispetta i criteri diagnostici per uno dei due disturbi citati, ma è affetta da altri quadri psicopatologici come schizofrenia, mania, abuso di sostanze, delirium, ritardo mentale o patologia mentale organica. (Tardiff, 1992)

 

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