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home > Medicina delle dipendenze > aggressività > Conclusioni

a cura del Dr. Vincenzo Manna

drvincman@tiscalinet.it 

Conclusioni

Vincenzo MANNA
Medico, Psicoterapeuta, Specialista in Psichiatria, Specialista in Neurologia, Dirigente Responsabile del Centro di Salute Mentale di Genzano di Roma - D.S.M. - AUSL Roma H


Il comportamento aggressivo è un comportamento arcaico, volto alla sopravvivenza dell’individuo, controllato da strutture cerebrali filogeneticamente antiche. Ciò nonostante presenta una sua intrinseca complessità declinandosi in diversi aspetti, secondo Valzelli (1981). L’aggressività territoriale, quella competitiva, quella predatoria, quella protettivo-materna e quella protettivo-difensiva possono essere significativamente differenti sul piano psico-comportamentale e neurobiologico. Nell’ambito di ciascuno di questi aspetti possono essere coinvolte diverse strutture cerebrali, con alcune specificità per un tipo particolare d’aggressività, ma anche con alcune sovrapposizioni neuro-funzionali tra le diverse forme d’aggressività. 

L’aggressività protettivo-difensiva è particolarmente rilevante nello studio dei soggetti con disturbo aggressivo-impulsivo del comportamento. Questa forma d’aggressività è evocata dall’attacco, reale o presunto, di un avversario. In laboratorio si studia dopo aver somministrato stimoli dolorosi o avversivi ad animali da esperimento solitamente ristretti in coppia in un unico ambiente.

L’aggressività protettivo-difensiva solitamente si presenta con intensità sproporzionata allo stimolo offensivo (l’accesso di rabbia reattiva del paziente impulsivo), ma, anche, con la tendenza ad aggredire non chi direttamente reca un’offesa, ma spesso solo chi n’esprime un innocuo equivalente simbolico.
Nei soggetti borderline gli abusi subiti nell’infanzia potrebbero plasmare nel sistema nervoso una circuitazione paleo-archi-corticale, in costante preallarme, predisposta a reagire sul piano comportamentale, in tempi rapidissimi e con modalità eccessive, a minacce reali o presunte. Le strutture neurologiche correlate funzionalmente a questi pattern d’attivazione e reattività del Sistema Nervoso Centrale (SNC) sono state studiate, negli ultimi decenni, con risultati interessanti sul piano euristico e clinico. 

E’ compito del terapeuta selezionare opportunamente tra le diverse opzioni terapeutiche quella più corretta per il singolo paziente, che presenta episodi acuti di violenza o cronica difficoltà nel controllare gli impulsi aggressivi. In tal senso, la terapia più efficace va ricercata non tanto nell’applicazione pedissequa di protocolli terapeutici preformati, quanto nella personalizzazione del trattamento, che spesso risulta più efficace se prevede l’integrazione di strumenti terapeutici farmacologici, psicologici e socio-assistenziali. (Manna et al. 1998) Interessanti risultati clinici sono verificabili, infatti, con l’utilizzo del trattamento integrato multimodale, anche in questo specifico ambito clinico. (Manna et al. 2001d, 2001e; 2002; Manna 2002) Prospettive interessanti sembrano conseguire ad un’innovativa interpretazione, in senso “disedonico”, dei comportamenti impulsivi e dell’abuso di sostanze. (Manna et al. 2003, Manna et al. 2004)

 

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