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Last Page Update 27/01/2010 17.43.04

home > oncologia > melanoma

Insidia melanoma, terapia su misura per il più pericoloso tumore della pelle

melanomaOgni anno in Italia il melanoma ha un’incidenza di sei persone su 100 mila: si contano circa 7 mila nuovi casi all’anno e 1.500 decessi a causa di questa neoplasia. I soggetti più a rischio sono gli abitanti dell’Italia settentrionale. Il binomio chirurgia-interferone, secondo gli studi più recenti, è la risposta vincente nella cura: l’effetto dell’interferone, sostanza naturalmente prodotta dal corpo, aiuta l’organismo a difendersi dall’avanzata delle cellule maligne. Tra le speranze del futuro vi sono nuovi cocktail farmacologici e un vaccino curativo attualmente in sperimentazione all’Ist (Istituto nazionale per la ricerca sul cancro) di Genova. Questi i temi al centro del Convegno “Linfomi cutanei e melanoma: nuovi approcci terapeutici e prospettive future”, in programma a Genova il 25 gennaio al Castello Boccanegra.
“L’intervento chirurgico di asportazione della lesione – spiega la dottoressa Paola Queirolo, dirigente medico nel reparto Oncologia Medica A dell’Ist – è il primo passo nella cura, cui segue spesso una terapia adiuvante, che mira a combattere cellule malate eventualmente presenti nell’organismo. È fondamentale che questo approccio sia individualizzato: oggi sappiamo che una buona percentuale di pazienti trova benefici significativi, in termini di sopravvivenza, dal trattamento con interferone. Abbiamo il compito di tracciare un vero e proprio “identikit” del malato per poter offrire questa terapia a chi davvero ne potrà beneficiare. Il convegno ha lo scopo di condividere le attuali opportunità di cura e di ricercare insieme le caratteristiche del paziente che, in misura maggiore, può trarre benefici dai trattamenti oggi disponibili”.


La parola chiave nella lotta al melanoma, in ogni caso, si chiama “diagnosi precoce”: la prevenzione è l’unica cura sempre efficace. Prima il tumore viene riconosciuto, maggiori sono le possibilità di curarlo completamente. “Occorre sempre tenere presenti – afferma il professor Ferdinando Cafiero, direttore del dipartimento di Chirurgia dell’Ist – le asimmetrie di un neo, i suoi bordi, il colore che cambia o assume sfumature diverse, le dimensioni della lesione e la sua evoluzione. In questi casi bisogna recarsi subito dal dermatologo per una visita. All’Ist, nel reparto Chirurgia plastica, vengono effettuate le visite di prevenzione dei tumori cutanei. Più semplicemente basta tenere presenti le prime cinque lettere dell’alfabeto, A, B, C, D ed E: ognuna di loro ricorda i cinque parametri citati”.

Il trattamento del melanoma si basa sull’asportazione chirurgica del tumore. L’operazione è frequentemente accompagnata dall’esame dei cosiddetti “linfonodi sentinella”, le ghiandole linfatiche che ricevono la linfa direttamente dalla lesione e sono la prima sede in cui si possono trovare cellule patologiche.

“In ogni caso – commenta la dottoressa Queirolo – vista l’estrema facilità di diffusione delle cellule tumorali nell’organismo, il trattamento medico è quasi sempre consigliato. Purtroppo non abbiamo molte scelte a disposizione, se si considera che l’unico farmaco chemioterapico è vecchio di quarant’anni. Sicuramente l’interferone rappresenta un’importante possibilità di cura, da impiegare in casi selezionati e, per il futuro, potrebbe essere il complemento ideale di un’associazione con altri farmaci attualmente in fase di studio, come gli inibitori specifici del gene Braf, anticorpi specifici che operano sul sistema immunitario e che agiscono direttamente su una proteina che si produce in seguito alle alterazioni delle cellule malate. Merita uno spazio anche il vaccino terapeutico, che punta a rinforzare le difese dell’organismo nei confronti delle cellule malate, attualmente in sperimentazione. Anche in questo caso, vista la sinergia del meccanismo d’azione con l’interferone, in futuro si potrebbe giungere a una combinazione tra i due approcci”.

All’Ist di Genova è in corso di attivazione l’officina farmaceutica per la produzione di vaccini cellulari autologhi, già prodotti asportando le lesioni tumorali del paziente, che sono messe in coltura per produrre un vaccino terapeutico nelle fasi avanzate della malattia. In concreto l’immunità nei confronti del tumore, sia anticorpale, sia cellulo-mediata, è prodotta in modo personalizzato. Questo protocollo terapeutico sarà applicato in combinazione con l’interferone, che aumenta l’antigenicità delle cellule tumorali rendendo evidenti al sistema immunitario le proteine da colpire e da riconoscere come non self (cioè come cellule estranee). In futuro sarà possibile combinare vaccini e interferone con anticorpi immunomodulanti (attualmente in sperimentazione presso l’Ist), in grado di sbloccare l’immunità verso il tumore.

Fonte:
Paola Pedemonte
Ufficio stampa
Redazione srl
 


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