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Last Page Update 16/10/2009 11.54.37

home > oncologia > tumori > cancro al seno

Il Cancro al Seno

QUADRO STATISTICO (dati AIRC)

Quello del seno è in tutto il mondo occidentale il primo tumore femminile per numero di casi e la sua incidenza è in costante crescita. 
Purtroppo anche in Italia, che figura tra i paesi a maggior rischio con 30.000 nuovi casi ogni anno, e dove una donna ha una probabilità su 10 di ammalarsi nel corso della vita. Il rischio non è però omogeneo tra le diverse regioni italiane. 
Il cancro del seno sembra colpire decisamente più spesso al nord. Le donne calabresi hanno per esempio un’incidenza che è poco più della metà di quella delle donne settentrionali. 

Le donne del sud, soprattutto di alcune province rurali, paiono più protette, ma non si sa se a determinare la differenza siano le diverse abitudini alimentari (dieta mediterranea) o le diverse abitudini riproduttive. Infatti, più precocemente una donna ha avuto il primo figlio (e più figli ha avuto), minore appare il rischio di sviluppare un tumore del seno.
Viceversa, le donne che non hanno figli sembrano più a rischio. Il tumore del seno appare correlato anche all’età (più interessate sono le donne oltre i 40-45), la familiarità (madri o sorelle colpite), l’esposizione a radiazioni in età infantile o adolescenziale. Il cancro del seno ha un pesante costo in vite umane (11.000 ogni anno nel nostro paese). 
Sotto il profilo economico - considerate 400.000 giornate di degenza ospedaliera, le terapie, i farmaci, gli esami e il tempo sottratto al lavoro - è stato invece stimato un costo annuo per la collettività pari a 2.000 miliardi di lire. 
Contro il tumore del seno - in prevenzione e in ricerca - vengono invece spesi attualmente non più di qualche decina di miliardi all’anno. Un’inezia. 

Ecco una sintetica carta d’identità del tumore del seno: 

- incidenza: 30.000 nuovi casi all’anno, pari al 27 per cento di tutti i tumori femminili 
- mortalità: 11.000 decessi all’anno, pari al 18 per cento delle morti per tumore nelle donne 
- probabilità di ammalarsi nel corso della vita: 1 su 10 
- probabilità di guarigione: 70-80 per cento se il tumore è diagnosticato precocemente 
- test per la diagnosi precoce: autopalpazione, controllo del medico, mammografia, ecografia 
- efficacia della mammografia: accertata per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Da valutare nelle donne più giovani 
- efficacia dell’ecografia: accertata nelle donne sotto i 50 anni. 
- frequenza dell’autopalpazione: ogni mese 
- frequenza degli esami medici e strumentali: annuale. 

Potrebbero guarire 8 donne su 10 

Se la brutta notizia è che il tumore del seno è sempre più frequente, la buona notizia è che è sempre più curabile. 

Su tre donne che si ammalano oggi, due riescono a guarire. 

Un risultato impensabile soltanto 20 anni fa, quando la percentuale di guarigione non superava il 40 per cento.

Fino agli anni Sessanta le donne colpite da un tumore al seno subivano la sua mutilazione, venivano pesantemente irradiate, avevano come effetto collaterale della terapia un gonfiore del braccio, dovuto ad un accumulo linfatico, in qualche caso sopravveniva addirittura una paralisi dell’arto.

Oggi grazie ai nuovi interventi conservativi e alle tecniche di chirurgia plastica, la donna operata ha una qualità della vita del tutto paragonabile a una donna sana, né va incontro a discriminazioni sotto il profilo estetico. 
Il progresso è sotto gli occhi di tutti ed è stato reso possibile dai passi avanti compiuti nel campo della ricerca clinica e di base, della prevenzione e della diagnosi, della terapia. 
Ulteriori passi avanti potrebbero essere compiuti grazie alle innovazioni ancora allo studio. 
Le donne italiane sono tra l’altro tra le meglio curate. 
Il recente studio “Eurocare” ha accertato come il cancro del seno sia attualmente curato con maggiori probabilità di successo in Italia che non in paesi come Francia, Germania, Gran Bretagna o Spagna. 
Ma già adesso contro il carcinoma mammario si potrebbe fare di più. Si potrebbe vincere più spesso. 
La possibilità di guarire sale infatti al 70-80 per cento se la diagnosi viene fatta precocemente, agli esordi della malattia. Gli esami per arrivare ad una diagnosi precoce ci sono e sono relativamente semplici da fare. Purtroppo sono ancora troppo poche le donne italiane che si sottopongono a controlli periodici del seno. 
Un esame prezioso come la mammografia, per esempio, viene attualmente eseguito da non più di 2-3 donne italiane su 10 che dovrebbero farlo. 
Una corretta diagnosi precoce del tumore del seno dipende oggi in larga parte dalle informazioni e dalla sensibilità al problema maturate dalle singole donne. Ecco tutto ciò che bisogna sapere per non farsi sfuggire il più piccolo indizio di un possibile tumore.

Come fare la diagnosi precoce

Controllare con regolarità il proprio seno, questa è la chiave per la diagnosi precoce.
Ecco in che modo: 

SINTOMI

La maggior parte delle donne, di fronte a qualsiasi disturbo del seno, pensa subito ad una malattia importante e può quindi essere utile esaminare i sintomi e i disturbi più frequenti che riguardano il seno. Ciò servirà anche ad evitare di allarmarsi inutilmente di fronte a dolori che spesso preoccupano, ma che si rilevano poi del tutto privi di importanza. 
Il dolore: è il disturbo in assoluto più frequentemente riferito dalle donne e definito dal medico "mastodinia" . 
Per ogni donna è comprensibilmente preoccupante avvertire dolore in una parte del corpo sensibile e delicata come il seno; in genere questi disturbi colpiscono di più le donne giovani che non hanno ancora avuto gravidanze. 
Si può manifestare con fitte o dolori ad una o entrambe le mammelle; inizia qualche giorno prima del ciclo mestruale o come senso di tensione o come indurimento del seno che si gonfia e da l’impressione di essere più pesante del solito. Può essere ciclico, cioè collegato a determinate fasi del ciclo mestruale, o saltuario, cioè apparentemente non legato al ciclo e anche comparire per esempio solo di notte. In tutte queste situazioni si tratta nella maggior parte dei casi di un inconveniente fastidioso ma del tutto naturale legato al normale andamento dei cicli dell’organismo. 
L'infiammazione (mastite): più raramente e quasi esclusivamente nel periodo dell’allattamento un leggero indolenzimento associato a gonfiore ed arrossamento di una zona circoscritta del seno che si estende successivamente all’intera mammella può corrispondere ad una mastite, cioè un’infiammazione della mammella provocata da batteri. Questi si moltiplicano e si diffondono nel siero all’interno dei dotti galattofori (i canali attraverso cui esce il latte che sboccano sul capezzolo) . 
E’ una situazione che può essere agevolmente riconosciuta e trattata dal medico di famiglia con una terapia antinfiammatoria e/o antibiotica. 
La secrezione dal capezzolo: può accadere, anche al di fuori dei periodi di gravidanza e di allattamento, che compaiano delle secrezioni di liquido più o meno denso dal capezzolo. Il liquido che fuoriesce può essere di vario colorito, dal bianco al giallo al verde al bruno al rosso ematico e la secrezione può essere associata o meno a dolore; spesso sono perdite del tutto naturali e quindi prive di importanza ma sempre meritevoli comunque di un controllo medico per valutare l’opportunità di ulteriori accertamenti. Vanno considerate con particolare attenzione le secrezioni ematiche. 
Il nodulo: al tatto si presentano come palline più o meno dure, di dimensioni variabili. Spesso è la stessa donna che li scopre e, dopo il dolore, rappresentano la causa più frequente di ricorso ad uno specialista. La mano della donna normalmente riesce ad avvertire solo quelli più grossi, del diametro di almeno 1-2 centimetri, mentre la mano del medico esperto riesce ad individuare anche quelli di misura inferiore. I nodi più piccoli comunque non possono essere sentiti con la sola palpazione ed è sempre necessaria un’ecografia per individuare la loro posizione e le loro dimensioni; i nodi microscopici infine possono essere visti solo con la mammografia. 
In ogni caso se si avverte un nodulo è indispensabile rivolgersi ad un medico perché anche se il più delle volte sono benigni è compito dello specialista accertarne la natura.


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