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home > psicologiasessuologia > la dipendenza sessuale > dizionario erotismo

Dizionario dell’erotismo


In questa pagina il dizionario dell’erotismo in continuo aggiornamento.


Bacio
(latino basium). il contatto delle labbra, o anche della lingua, di due individui.
A differenza di quanto in genere si crede, non è una forma di rapporto sessuale universalmente conosciuta. In molte culture, specialmente in Asia, esiste solo il bacio col naso. Mentre quest'ultimo si è sviluppato certamente dal reciproco odorarsi (comune nel comportamento animale), il bacio vero e proprio deriva probabilmente dal mordersi durante I'accoppiamento.

Freud considera I'erotismo orale come la fase costitutiva della vita sessuale, e ritiene che il contatto col seno materno, con tutte le associazioni ad esso collegate (calore, nutrimento, abbraccio, appagamento, soddisfazione) sia la prima «sessualizzazione» delle labbra del lattante: «I1 primo organo che si presenta come zona erogena e avanza alla psiche una richiesta libidica è, fin dalla nascita, la bocca» (XI, 580). In effetti la corrispondenza tra labbra - zona limite tra la pelle e la mucosa - e orifizio vulvo-vaginale è evidente: quando le punte delle lingue, ricche di innervazioni, si toccano, ne deriva un contatto tra organi interni analogo per certi versi al coito. Dalle terminazioni nervose della lingua e delle labbra si dipartono stimoli che raggiungono gli organi sessuali attraverso il sistema simpatico. La stimolazione delle labbra prepara così gli organi al rapporto sessuale, di modo che il bacio può esserne considerato non solo I'introduzione, ma anche un esercizio preliminare.

Bacio con la lingua

Penetrazione della lingua di un individuo nella cavità orale di un altro, o reciproca penetrazione con la lingua. In senso proprio non di bacio si tratta, ma di contatto di organi interni, anzi di un atto molto somigliante al coito. Le lingue classiche comprendono una certa varietà di termini, dovuta alla percezione, presso gli antichi, della differenza essenziale tra il contatto cutaneo e I'atto erotico. Nella commedia greca (Aristofane, Le nuvole) il termine kataglossos (katà, giù, a fondo, glossa, lingua) significava il bacio con la lingua. I latini distinguevano tra osculum, il bacio tra amici, e il basium (che compare in Catullo), mentre suavium indicava propriamente il bacio degli amanti.
Nel Medioevo la morale religiosa considerava il bacio con la lingua peccaminoso anche nei rapporti coniugali. Bacio dei serafini è stato detto in Germania, in Francia maraichinage (dal fr. «maraichin», abitante del Pays de Mont nella Vandea). E se in Germania si diceva anche bacio fiorentino, in Italia si usa tuttora bacio al[a francese.

Bacio col naso

Modo di baciare diffuso nelle civiltà orientali. La cultura occidentale ha considerato unilateralmente il bacio con le labbra e con la lingua la forma naturale di bacio, tacciando all'opposto questa modalità orientale come «innaturale» e talvolta «primitiva». Che il bacio col naso, con la sua maggiore gentilezza, possa rivelare un livello più alto di civilizzazione, è cosa per noi molto difficile da pensare. Tuttavia, anche in Occidente, non c'è nessuna coppia di amanti dotata di vera perspicacia che non abbia fatto da sola questa scoperta, e che non consenta anche al senso dell'olfatto di prendere parte in qualche modo alla sessualità.

Baciamano

Uso europeo accolto già in Inghilterra con scarsa simpatia. In America il baciamano è sconosciuto, in Africa e in Asia provoca ilarità o costernazione. Al di qua dei suoi significati di pura galanteria, come bacio della mano e dichiarazione d'amore, ha valore solo in un numero limitato di culture.

Bague de Chine
(espressione francese, anello cinese). Anello atto a rendere più piacevole la masturbazione femminile. Originariamente in resina dura. Dalla seconda metà del diciannovesimo secolo viene realizzato in altri materiali.
Oggi le bagues de Chine sono state rimpiazzate dalle cosiddette «dita del piacere» o «dita stimolanti», guanti in materiale plastico cui sono applicate protuberanze flessibili di varia forma atte a rendere più intenso il piacere sessuale. Questi guanti vengono adoperati anche dagli uomini e dalle donne lesbiche per procurare, quando introducono un loro dito nella vagina della partner, un'eccitazione sessuale più forte.

Catene
Sono simbolo dell'amore e della schiavitù, in quanto gli anelli della catena sono indissolubilmente legati l'uno all'altro. Feticcio del sadico, che ama incatenare la propria vittima, e del masochista, che con le catene vorrebbe essere incatenato: "... quando era ricondotta alla sua cella, incatenata e nuda sotto il suo mantello rosso, portò, fissata al centro delle proprie terga mediante tre catenelle sostenute da una cintura di cuoio che le cingeva le anche, in modo che i movimenti interni dei muscoli non potessero espellerla, una verga d'ebanite fatta a imitazione di un sesso eretto. Una catenella seguiva il solco delle natiche, le altre due le pieghe delle cosce ai due lati dei triangolo del grembo, al fine di non impedire all'occorrenza di penetrarvi." (Pauline Réage, Storia di 0, trad. it., Milano 1971, p. 48).
Le catene e collane da appendere al collo sono fra gli ornamenti di più antica consuetudine in tutte le civiltà. Il loro potere erotico non deriva soltanto dalla forte carica decorativa, ma risiede anche nell'associazione fra la loro versione ornamentale e le corde e catene con cui i mercanti legavano e tenevano prigionieri i propri schiavi. La ca insomma, possiede soprasignificati estrmamente sadici, masochistici, fetici.
Anche nella versione che adorna il piede la catena ha sempre eserciutato richiamo erotico su entrambi i sessi, sia come ornamento che come feticcio. La catena, infatti, stringe i piedi del prigioniero. In Europa, continente in cui il piede non ha mai avute simbologia erotica pari a quella che gli si attribuisce, ad esempio, in Asia, i feticisti del piede dimostrano per 1e catene al piede una predilezione affato speciale.

Complesso di Diana
Tendenza viriloide presente in alcune donne. La dea romana Diana è una figura matriarcale (la società patriarcale romana la riprese da quella matriarcale degli Etruschi), che personificava il tipo dell'amazzone, della donna guerriera. Era vergine, si opponeva al matrimonio e si dedicava invece alla caccia. La psicoanalisi vede in lei il simbolo della donna narcisista che tramuta i propri desideri sessuali in aggressività. La freccia che essa scocca dal suo arco è stata interpretata come il pene castrato da lei usato come arma.

Dies sexualis
(In latino, giorno dedicato al sesso). Era così chiamato dagli studenti tedeschi alla fine del XIX e gli inizi del XX secolo quel giorno della settimana che era tradizionalmente riservato ai rapporti sessuali. Il termine si impose anche tra gli ufficiali prussiani, per cui in alcune città che ospitavano universitàe guarnigioni, le associazioni studentesche esentavano in determinati giorni i propri membri da tutti gli obblighi, come assemblee, riunioni ecc., in modo da consentire ai soci di avere rapporti sessuali. Secondo K. Wilker (Die neue Generation, 1909, Nr.12), a Jena il dies sexualis di studenti e ufficiali era il giovedì. All'obiezione che era impossibile trovare tante prostitute esattamente per quel giorno la risposta fu che avrebbero dovuto allora prestarsi le cuoche. Sempre secondo Wilker dies sexualis era considerato anche il giorno della settimana in cui in un bordello si teneva un trattenimento danzante al quale convenivano le prostitute da tutte le località più vicine (Halle, Lipsia, Erfurt). Le attività praticate nel dies sexualis ebbero come conseguenza un aumento così drastico delle malattie veneree che all'inizio del semestre estivo dei 1909 fu necessario fornire un decalogo di educazione sessuale a tutte le associazioni studentesche.

Feticismo
Si definisce così lo spostamento della meta sessuale dalla persona viva nella sua interezza a un suo sostituto, sia ciò che la sostituisce una parte del suo corpo stesso, o una qualità, un indumento o qualsiasi altro oggetto. Il termine feticismo deriva dal portoghese. Quando nel XVIII secolo i mercanti di schiavi portoghesi entrarono per la prima volta a contatto con le religioni animistiche dell'Africa, applicarono agli oggetti di culto animistici il termine feitico, derivato a sua volta dal latino factitius, artificiale. Il significato originario era quindi quello di "oggetto prodotto mediante un procedimento tecnico" che raffigura e sostituisce una forza della natura, ad esempio la fertilità, la potenza virile, l'attitudine alla procreazione. Il termine si diffuse negli studi storico-religiosi già alla fine del XVIII secolo in seguito all'interesse suscitato da una delle prime opere di comparazione religiosa, Du culte des dieux fétiches del francese Charles de Brosses pubblicato nel 1760. Tuttavia, soltanto lo psicologo sperimentale francese Alfred Binet (1857-1911) trasfer¡ il termine dalla ricerca storico-religiosa a quella sessuologica, al fine di fornire una spiegazione al fenomeno per cui numerose persone idolatrano determinate qualità o determinati oggetti esattamente come i popoli primitivi il bastone, la pietra, la clava o l'immagine lignea (Binet, Du fétichisme datis l'amour, "Revue philosophique", 1887).
Prima di Binet d'altra parte la sessualizzazione, deificazione e venerazione di oggetti inanimati aveva già posto numerosi interrogativi. Binet scoprì però che praticamente qualsiasi cosa può diventare oggetto di venerazione per il feticista: una certa pelliccia, le pellicce in genere o la pelliccia dei partner; i capelli della persona amata, i capelli in generale o i capelli di un determinato colore; tutte le cinture, o solo quella della persona amata, oppure tutti gli oggetti in pelle; il cappello della persona amata, qualsiasi cappello oppure i cappelli di un determinato tipo. L'elenco è infinito, le possibilità di variazione illimitate. Quali ne sono le cause?
Si può supporre che alla base di questo comportamento vi sia la nostra incapacità nella prima infanzia - al risveglio dei sensi - di percepire una persona come un'unità: la madre rimane una serie d'impressioni separate l'una dall'altra, con un seno che nutre; un capezzolo che si afferra con le labbra, una voce che consola, mani che dispensano carezze, una bocca che bacia, dei capelli che fanno il solletico e così via. In questo modo l'adulto comporrà poi l'immagine del partner ideale. Così prende originariamente forma il feticismo. E quando l'innamorato chiede alla sua bella una ciocca di capelli, una lettera o una cartolina profumata, quando conserva il suo fazzoletto o il suo guanto, in lui riaffiora qualcosa di quello stadio. Ben diversa, certo, è l'esistenza del feticista vero e proprio, che può implorare inizialmente solo un pelo pubico, un reggiseno o un paio di mutandine e, ad uno stadio ulteriore, trascendere al furto di biancheria intima in un negozio o dalla fune dei bucato. Ma è innegabile una radice comune.
In tutti i feticisti, che possono essere sia eterosessuali sia omosessuali, e la cui attività erotica si può esplicare in modo sia alloerotico sia autoerotico, si può osservare una forma attiva, una passiva e una esclusivamente contempiativa: nella prima forma il feticista usa attivamente il feticcio, nella seconda vuole che il feticcio sia in qualche modo usato su di lui da un'altra persona e nella terza trae piacere dalla contemplazione dei feticci collezionati. Ogni sistema sviluppa una tendenza sessuale che gli è particolarmente congeniale: la polis ateniese sviluppò la pederastia, il feudalesimo al tramonto del XVIII secolo il sadismo, la borghesia il feticismo.
Nei Tre saggi sulla teoria sessuale Freud afferma che "un certo grado di feticismo è di regola proprio dell'amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. (... ) Il caso patologico subentra solo quando il desiderio del feticcio si fissa al di là di questa condizione e si sostituisce alla meta normale, inoltre quando il feticcio distaccato dalla persona diventa unico oggetto sessuale" (IV, 467).
Si passa insomma al patologico, quando all'uomo che vuole vedere oggi la moglie in calze a rete nere (primo stadio), domani basteranno soltanto queste ultime per masturbarsi (secondo stadio); e, al terzo stadio, non sentirà neppure più il bisogno di masturbarsi: l'orgasmo subentrerà al solo guardare, toccare o indossare lui stesso le calze. Al quarto stadio, infine, non sarà neppure più in grado di avere un orgasmo, perché nell'economia sessuale regna una law of diminishing returns, per cui a parità di stimolo la reazione diminuisce. Quanto più maniacale l'ossessione sessuale, tanto minore il soddisfacimento. Ma anche l'inverso: meno soddisfacimento procura l'ossessione, più maniacale diventa l'ossessione stessa.
Il collezionismo ossessivo è caratteristico del feticismo: al riguardo W.Stekel ha coniato il termine culto dell'harem. Il feticista gestisce la sua collezione come un pascià che quotidianamente si sceglie una nuova favorita "ripudiandone" un'altra. Il feticcio è considerato come un essere vivente. D'altra parte, quanto più il feticista si dedica al suo harem, tanto minore diventa il suo interesse per la persona viva nella sua interezza. Soltanto nel suo harem il feticista si sente sicuro. Soltanto qui può regnare indisturbato. Qui vigono esclusivamente le sue leggi. Qui è al riparo dalle delusioni. Ora, tutto ciò non è solo una fuga dalla realtà e dalle responsabilità, ma, rendendo sempre più difficili i rapporti sessuali veri e propri, è anche una fuga dal partner. Ha pertanto ragione Stekel a ipotizzare che alla base del feticismo vi sia una componente sessuofobica: il timore del coito.
Il feticista cela a se stesso questo timore ostentando disprezzo. Egli dà a vedere (e si autoconvince con questa finzione) di provare disprezzo per coloro che hanno rapporti sessuali. Al medico racconterà sempre quanto disgustoso, antigienico e antiestetico sia ogni contatto sessuale tra uomo e donna. Un bacio "provoca infreddature", l'alito della maggior parte delle persone "ha cattivo odore", le donne "puzzano di pesce marcio", il coito "è animalesco", insomma ogni rapporto sessuale è ripugnante. Il feticismo equivale dunque a una sorta di castità, a un'ascesi per cui ci si aspetta una ricompensa divina.
"Il feticista si inchioda sulla croce della sua nevrosi alla quale sta appeso con orgoglio narcisistico" (W. Stekel, Stórungen des Ttiebs- und Affektlebens, Vol. VII).
Praticamente ogni tipo umano, ogni caratteristica fisica ed ogni qualità psichica possono fungere da feticcio nei primi stadi del feticismo. Ogni parte del corpo, ogni secrezione corporea (sangue, sperma, sudore, feci, orina ecc.) nello stadio intermedio. Ogni indumento, ogni oggetto essere collezionabile nel terzo stadio. Molti feticisti nutrono un forte interesse per le formazioni e mutilazioni e, sempre in quest'arnbito, per le persone deformi e menomate. Per un gruppo straordinariamente nutrito di essi, invece, fungono da feticcio le persone brutte donne incinte o obese. Per altri il vedere, sentire, annusare, gustare, pare o inghiottire determinate cose è importante almeno quanto il coito per la persona sana. Il voyeur è un feticista fissato su impressioni ottiche. Più rara è la feticizzazione d'impressioni acustiche; ma lo stimolo che i sensi ricevono dal cantante rock (beat per generazioni precedenti e, prima ancora, dal tenore nella parte dell'eroe) è senz'altro feticizzazione della vce umana. Del resto, anche nella vita quotidiana una voce stentorea o profonda, cristallina o rauca può condizionare la nostra scelta sessuale. Più logico è invece l'interesse per i rumori prodotti durante i rapporti sessuali. Ma tra i cinque sensi l'olfatto è certamente quello più determinante nel feticizzazione. Spesso è per il loro odore che certe parti del corpo vengono feticizzate. Ed è ancora per il loro odore, o per l'odore connesso a quelle o ad altre parti che numerosi oggetti si trasformano in feticci. Basti pensare al ruolo che, tra gli odori, spetta a quelli dell'ano, delle ascelle, dei genitali, dei piedi, dei capelli, della biancheria, delle calze, dei fazzoletto. Quanto al gusto, è perlopiù quello assimilabile alle secrezioni corporee, a far diventare determinate sostanze feticci: cacciagione, formaggio, rognoni. Ma lo stesso vale per le secrezioni corporee stesse. Anche al di fuori dell'ambito del feticismo è noto il fenomeno per cui la palpazione dell'oggetto o della parte dei corpo amato possono fungere da surrogato dei coito. Taluni raggiungono spontaneamente l'orgasmo al solo toccare il corpo dell'altro, senza neppure bisogno di sfiorarne i genitali. Al feticista accade la stessa cosa al solo toccare, indossare, spogliare o spogliarsi dell'oggetto prediletto: scarpe, guanti, biancheria intima. Rientrano in quest'ambito tutta una serie di feticismi di contatto patologici (complesso del succhiotto, delire de toucher, erotismo del movimento, frotteur, solletico, tatto). Esiste poi un feticismo dell'incorporazione e, inversamente, dell'espulsione: feticizzate allora sono le sostanze o gli oggetti incorporati o espulsi attraverso la bocca, l'ano, i genitali oppure l'epidermide.
Ma se la forma di feticismo più nota è quella degli indumenti non bisogna dimenticare come oggetto di feticismo determinate professioni specie se legate a un abito particolare, quali la tonaca dei preti e delle monache, l'uniforme di infermiere, soldati e cavallerizzi. Determinati colori risvegliano un'eco dell'infanzia diventando così dei feticci, in particolare il nero, il rosso, il giallo e il viola. E feticci diventano anche determinate stoffe, alcune per la loro morbidezza (seta, velluto, pelliccia), altre perché sono rigide e comprimono (cuoio, gomma ecc.; impermeabili in questi materiali sono collezionati e indossati da feticisti con una componente sadomasochistica o esibizionistica). Tutto ciò che comprime e lega si presta particolarmente a venire feticizzato: cintura, busto, scarpa. Ma questa forma di feticismo non si manifesta solo nell'indossare o collezionare gli oggetti suddetti, bensì anche nell'applicarsi, applicare o collezionare catene di ogni tipo.
M. Hirschfeld aveva a suo tempo distinto tra feticismo di adesione in cui rientrano tutti i capi d'abbigliamento, e feticismo di coesione comprendente tutto ciò che viene impresso, attaccato, steso ecc. su una parte dei corpo o che coi corpo entra comunque in stretto contatto, dai tatuaggi al bidet. L'odio per il feticcio (antifeticismo), che si manifesta nel danneggiarlo o distruggerlo, ha coi feticcio lo stesso rapporto del sadismo con l'amore. Anche il fuoco funge da feticcio o antifeticcio: in forma masochistica (automarchiatura a fuoco) e sadica (piromania). Lo stesso vale per il freddo, per l'acqua (undinismo) e per la sporcizia che però compare molto più spesso come feticcio che come antifeticcio (misofilia, scatofilia). Armi, arnesi e strumenti per colpire e per pungere hanno un particolare valore per i feticisti con tendenze sadomasochistiche e vengono collezionati e usati con fanatismo, sia contro un partner sia contro se stessi. Quadri e altre immagini, ma soprattutto bambole e manichini occupano una po sizione privilegiata nel feticismo. Il feticista infatti è attratto dall'immobilità mortuaria. (... )
L'arco della nostra analisi è concluso. Avevamo iniziato con il culto animistico da cui Binet derivò il termine di feticismo per spiegare la trasformazione di determinati oggetti o qualità in demoni sessuali: con la sessualizzazione di piante e animali siamo giunti a una forma di feticismo simile all'animismo: la sessualizzazione dei demonico. In quest'ambito uno spirito, una dea, un demone femminile o maschile servono da surrogato di un essere vivente per un rapporto sessuale immaginario ritualizzato in senso feticistico.

Macchine erotiche
Apparecchiature destinate a favorire il piacere realizzando forme altrimenti impossibili di accoppiamento. Si tratta spesso di prodotti di fantasie devianti (particolarmente a carattere sadomasochistico), quando non concepite con intenzioni ironiche, almeno dichiarate. Tuttavia alcune di queste fantasie, sovente assurdamente complicate, sono state realizzate. Così il Dictionnaire de Sexologie di Lo Duca cita il caso di un ingegnere belga che aveva costruito un apparecchio fissato al soffitto che gli permetteva di realizzare su di sé pratiche di impalamento: un guasto della macchina provocò la morte delI'inventore. Descrizioni di macchine erotiche si trovano nelle opere di Sade.

Mal della lumaca
Nome dato popolarmente a una forma di impotenza che si manifesta quando i1 soggetto, già entrato in erezione, si appresta a penetrare la partner. (L'immagine è tratta dalle «corna» della lumaca, che si ritraggono non appena qualcosa le tocca).

Masturbazione
(dal latino manu stuprare, violare con la mano). In senso stretto la stimolazione manuale dei propri genitali per raggiungere I'autosoddisfacimento . In realtà il termine è impiegato spesso in modo più vasto in quanto con esso si indica di frequente tutta una serie di pratiche autoerotiche anche molto diverse tra loro.
Sono sinonimi di masturbazione:

a) Onanismo. II termine è anch'esso improprio se si considera che Onan, personaggio biblico da cui deriva I'espressione, non praticava la masturbazione, ma il coitus interruptus: «Ma Onan, sapendo che la prole non sarebbe stata sua, quando si accostava alla moglie di suo fratello, impediva tutto emettendo in terra, per non dar prole al suo fratello defunto» (Genesi, 38, 9).

b) Ipsazione (dal latino ipse, se stesso). Termine coniato da Hirschfeld per sostituire i termini masturbazione e onanismo ritenuti imprecisi. Effettivamente con masturbazione si indicano - oltre alla manipolazione dei propri genitali - tutti i seguenti fenomeni talvolta addirittura contraddittori tra loro:

  1. manipolazione del proprio seno, ano o di altre parti del corpo, o masturbazione extra-genitale.
  2. stimolazione orale dei propri genitali o seno con la propria bocca.
  3. masturbazione mediante pressione delle cosce senza I'uso delle mani.
  4. masturbazione mediante strofinamento dei genitali contro mobili e oggetti vari (gambe di sedie, spigoli di mobili ecc.).
  5. masturbazione mediante strumenti di piacere. L'uso degli strumenti di piacere sembra essere più diffuso tra le donne che tra gli uomini.
  6. masturbazione mediante autosoddisfacimento intellettuale.
  7. masturbazione reciproca o unilaterale tra partner eterosessuali (o omosessuali) quale preludio, postludio o surrogato del coito.
  8. masturbazione tra uomo e animale.

Misandria
(greco misein, odiare, e anér, andros, uomo). Odio per il maschio da parte di un soggetto femminile; esprime spesso un lesbismo latente, talvolta anche la paura di un qualsivoglia rapporto sessuale. (...) Frequentemente la misandria cela una paura del parto (tocofobia) o di avere figli.(...)

Misoginia
(greco misos, odio, e gyné, donna). Odio per le donne. Se ci si interroga sull'origine della misoginia si trova anzitutto il timore dell'uomo nei confronti della donna e del rapporto sessuale, e inoltre il ribrezzo per il corpo e le funzioni femminili.(...)

Morso
In quanto parte del normale rapporto sessuale, indica la presenza di una componente sadomasochistica nella struttura filogenetica dell'uomo. Probabilmente i nostri antenati si mordevano durante I'accoppiamento, come molti animali; ed è dal morso che è nato il bacio: «Bacio e morso!... Non son due gesti simili? / E quando i sensi tutti amor sconvolge, / col bacio, di', non si confonde il morso?» (H. von Kleist, Pentesilea, sec. XXIV, trad. V. Errante>.
Nel Kamasutra, accanto alla varia tipologia del bacio, sono elencati anche «sette diversi modi dell'uso dei denti»: sulle labbra come sulle guance, sul collo, sui seni e sul corpo della donna. Varianti vere e proprie del bacio e ad esso apparentate come elemento di stimolazione del piacere sessuale.


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