PUBBLICITÀ
Venerdì, 01 agosto 2014 ore 01:40

Home » Psicologia » Psicologia Infantile » Testimonianza del minore e abuso sessuale

Testimonianza del minore e abuso sessuale

inserito da: Redazionepubblicato il: 15/09/2010 17:45
Lo studio dei bambini come testimoni sta per compiere un secolo di vita: in quest'arco di tempo si è cercato di sciogliere il dubbio che investe la loro affidabilità. La questione diventa particolarmente delicata nei casi di un sospetto abuso sessuale poiché da un lato, gran parte della presenza dei bambini in un'aula di Tribunale è motivata da questo tipo di crimine, dall'altro il bambino, oltre che vittima, è spesso l'unico testimone oculare disponibile (1).
Nel sistema processuale la testimonianza occupa un posto centrale, è considerata la prova regina. Al giudice comunque è riservata sempre un'ampia possibilità di valutazione del suo livello di attendibilità, che può dipendere da vari elementi; è così, ad esempio, la testimonianza del pubblico ufficiale verbalizzante, o di chi ha assistito ai fatti in virtù di un certo ruolo o professione, assume una rilevanza probatoria maggiore, mentre la testimonianza dell'uomo comune o, ancor di più, del minore è accolta con maggiori cautele critiche.
PUBBLICITÀ
La testimonianza possiede una parte di verità oggettiva e un'altra parte di costruzione soggettiva che va verificata di caso in caso, in relazione al tipo di persona che testimonia e al suo coinvolgimento(2). Per questo motivo ogni testimonianza deve essere letta in un quadro più ampio, come fonte per la ricostruzione storica dei fatti, ma non come elemento sul quale basare le indagini o l'esito del processo. Occorre cioè, attraverso verifiche incrociate, che la testimonianza possa essere confermata da altre risultanze o che sia essa a confermare altre prove e non costituire di per se l'elemento fondante del giudizio.
La testimonianza del minore è un evento ancor più particolare e complesso, che induce a riflettere circa le determinanti che la influenzano.

1. L'influenza dell'età sulla testimonianza
Gli studi condotti sull'argomento(3) hanno evidenziato che il dovere di testimoniare crea sempre uno stato emozionale particolare che però è maggiore nel caso del minore, il quale si viene a trovare in una situazione di svantaggio non essendo in grado di prevedere appieno le conseguenze della sua deposizione, mentre un adulto è maggiormente in grado di articolare il racconto per gli scopi che si prefigge. Questa condizione, se opportunamente utilizzata, può portare però ad avere dal bambino una testimonianza in alcuni casi più attendibile di quella di un adulto. Il bambino più piccolo, infatti, tende ad essere più spontaneo e a dire tutto quello che sa, mentre la persona più grande, essendo maggiormente in grado di valutare quanto le conviene e cosa le giova dire per raggiungere lo scopo che si prefigge, può volere non dire o voler dire cose diverse dalla verità.
Un fattore che sembra rivestire molta importanza è il periodo di tempo che trascorre tra il verificarsi dell'evento e l'ascolto giudiziario del minore: in definitiva più il bambino è piccolo e più è possibile che la sua versione resa a ridosso del fatto sia veritiera e spontanea, mentre se ascoltato a distanza di tempo egli può subire manipolazioni esterne o esprimere un ricordo contaminato con eventi immaginari.
Il minore ha certamente una personalità complessa, il che comporta che la modalità di ciò che dice deve essere attentamente valutata in relazione all'età, al sesso, al contesto culturale di provenienza, alle esperienze che ha avuto fino a quel momento. Il tipo di vita che il bambino conduce e l'ambito familiare di provenienza possono determinare accelerazioni o rallentamenti in alcune fasi del processo di maturazione e portare addirittura a neutralizzarne qualcuna con conseguenze sul comportamento successivo del bambino.
Va inoltre considerato il ruolo che il bambino ha avuto nell'evento di cui ci si sta occupando, se cioè egli ne è stato autore, vittima o semplice testimone.
Si può dunque affermare che il contenuto della testimonianza di un minore può essere anche molto rilevante, ma va acquisito con tutte le cautele. Il magistrato dovrà valutare l'attendibilità del suo racconto tenendo presenti le circostanze che possono averlo portato a fare determinate affermazioni piuttosto che altre, ricordando che il punto più debole della capacità testimoniale del minore è la sua grande suggestionabilità(4).

2. La ricerca psicologica
Nell'ambito della psicologia della testimonianza, importanti sono gli studi comparativi dell'età adulta ed evolutiva per determinare in che modo l'età influisca sulla capacità testimoniale.
Molti studi hanno dimostrato che le prestazioni della memoria migliorano con il passare degli anni fino al raggiungimento dell'età adulta e quindi, in teoria, la capacità testimoniale dei minori non dovrebbe essere del tutto sviluppata. In effetti dalla ricerca condotta sulle testimonianze e sulla memoria dei minori risulta confermato che essi ricordano meno degli adulti ma, in compenso, commettono meno errori di tipo intrusivo. Se sono interrogati in modo corretto, difficilmente commettono errori di ricostruzione; tendono, piuttosto, ad omettere dettagli o a rifiutarsi di rispondere, anche se non mancano studi che hanno messo in evidenza la possibilità di racconti di fantasia(5).

Secondo una ricerca condotta da Cohen e Harnick(6) i bambini fino a nove anni sono migliori testimoni di quelli più grandi e dei giovani adulti se per interrogarli si usa la tecnica del ricordo libero. In genere, sono più precise le descrizioni dei fatti e meno quelle delle persone mentre sono inattendibili le loro valutazioni dell'età. Questo risultato trova indiretta conferma e spiegazione in altri esperimenti di laboratorio, da cui è emerso che la capacità di riconoscimento di volti e voci aumenta con il passare degli anni per stabilizzarsi intorno ai 18 anni.
Le prestazioni testimoniali dei minori diventano meno affidabili quando si tratti di situazioni, come ad esempio i reati sessuali, dove possono entrare in gioco complesse componenti emotive. Questo particolare tipo di impegno testimoniale ha formato oggetto di studi e di ricerche stimolate da episodi giudiziari culminati in sentenze, in un modo o nell'altro, emblematiche. Basta scorrere la letteratura per constatare l'interesse di psicologi e giuristi per questo specifico aspetto (Lattes 1930; Altavilla, 1957; Sacerdote, 1956).
Secondo Goodman(7), in processi che riguardano molestie sessuali e in cui spesso tutto si gioca nella contrapposizione tra la parola dell'imputato e quella del bambino vittima, nel valutare le dichiarazioni del bambino bisogna tener presenti alcuni fattori. Ad esempio se il bambino è troppo piccolo perché abbia una qualche conoscenza in materia sessuale, il fatto che possa descrivere certi precisi atti rende molto credibile la sua avvenuta vittimizzazione. Inoltre, capita spesso che bambini, vittimizzati da componenti della famiglia, ritrattino le loro accuse: questi minori confessano le sevizie sessuali, ma poi per senso di colpa, per paura o per le pressioni cui sono sottoposti vengono indotti a ritirare le dichiarazioni.
Importante, ai fini del risultato, è poi la tecnica usata per l'esame testimoniale. Di regola, la loro suggestionabilità, maggiore di quella degli adulti, li rende molto vulnerabili alla proposizione di domande e, quindi, alla loro manipolazione in sede processuale. Quello della suggestionabilità dei bambini è forse l'aspetto più problematico della loro deposizione: il ricordo degli eventi può essere falsato per le deformazioni indotte da suggestioni che, più o meno volontariamente, possono averlo inquinato. È evidente che questi fattori di disturbo aumentano con il crescere delle occasioni che sono date al minore di rielaborare le informazioni in suo possesso.

3. Le domande suggestive
Testimoniare significa "trasferire dinamicamente da chi racconta a chi interroga un dato materiale cognitivo"(8). Per raccogliere un massimo di informazioni chi interroga è portato, anche inconsapevolmente, a far ricorso ad "espedienti persuasivi" come la scelta delle domande o il clima di colloquio che l'esperienza o l'ispirazione del momento suggeriscono.
Questi meccanismi sono all'attenzione degli psicologi da oltre un secolo. Binet nella "Suggestibilité"(9) prima ricerca sistematica sulla testimonianza dei minori, ha dimostrato le conseguenze negative delle cosiddette "domande guidate" scoraggiandone l'uso e raccomandando la libera espressione o, se possibile, la stesura di rapporti scritti. Interessanti sono gli esperimenti condotti da Binet sulla suggestionabilità dei bambini, e sui diversi metodi di esame graduati secondo la loro potenza suggestiva, e cioè:

- deposizione spontanea: il giudice lascia all'interrogato la sua completa libertà limitandosi a chiedergli che cosa sa su un determinato avvenimento. Ad esempio nel corso dell'esperimento ideato da Binet veniva mostrato a dei fanciulli un quadro nel quale, tra le altre cose, era dipinto un bottone con quattro buchi. Chiamati a scrivere ciò che avevano visto la maggior parte parlò esattamente di questo bottone. Come osserva Binet, questo sistema esclude la suggestionabilità ma ha il difetto di dare come risultato una deposizione spesso incompleta.
- interrogazioni specifiche ed insistenti su una determinata circostanza senza che chi interroga manifesta la sua opinione. Nell'esempio del bottone usando questo metodo viene chiesto: come era fissato il bottone sul cartone? Questo forse è il metodo migliore per avere una deposizione fedele e completa, vi è però il pericolo che il testimone completi il suo ricordo ricorrendo al ragionamento o alla sua immaginazione;
- interrogazione con lieve suggestione: si domanda "il bottone non era fissato nel cartone con il filo? L'interrogato sente, intuisce che l'interrogante ritiene esistente la circostanza che gli richiede e, se non è più che sicuro del fatto suo, è portato a mettersi all'unisono con lui;
- interrogazioni con forte suggestione: si chiede: " il bottone ha quattro buchi, quale è il colore del filo che passa nei buchi e che fissa il bottone al cartone?" Si comprende bene che nella circostanza dei buchi e del filo il giudice si è sostituito al testimone che, salvo casi eccezionalissimi, ripete ciecamente l'affermazione altrui perché la domanda che gli viene rivolta si trasferisce nella psiche del bambino come circostanza che è fuori di ogni discussione.

Queste indagini portarono Binet a stabilire che nel caso di memoria forzata si ha un 26% di errori, in caso di lieve suggestione il 38% e nei casi di forte suggestione il 61%.
Sull'argomento si pronuncia la Cassazione in una sentenza del 18 ottobre 1956 sostenendo che "devono ritenersi suggestive, e pertanto vietate, le domande in cui si dà per esistente, esplicitamente o come presupposto logico, una circostanza che non è stata riferita dall'interrogato".
Il legislatore italiano per regolare questa complessa materia ha posto il divieto (art. 499 c.p.p. comma 2) nell'esame del testimone "di fare domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte". Ma la formulazione di questa norma è talmente generica da rendere in pratica difficilmente controllabile l'osservanza; manca ogni indicazione che aiuti chi interroga a conoscere le caratteristiche strutturali e di contenuto che rendono una domanda suggestiva, il grado di suggestività, il suo effetto "forzante" sulla risposta ecc.
La genericità della disposizione si giustifica con la convinzione che la capacità di chi interroga sia sufficiente ad escludere il rischio della proposizione di domande suggestive e l'eventualità dell'ottenimento di risposte viziate.

4. La testimonianza dei minori: il punto di vista del diritto italiano
Nel nostro sistema processuale non vi sono esplicite preclusioni alla capacità a testimoniare riferite all'età del testimone: la giurisprudenza, pur sottolineando l'obbligo del giudice di procedere ad un'attenta valutazione delle dichiarazioni accusatorie fatte da minori, è concorde nel ritenere che non si debba discriminare tra le dichiarazioni di testimoni che prestano giuramento e quelle di minori di anni 14 che, come è noto, non lo prestano.
Quindi, sulla carta, la deposizione di un minore che, come talvolta capita, può anche trovarsi ad essere l'unico testimone o la vittima di un reato vale quella di un adulto. Lo ha precisato la Cassazione: "le testimonianze dei minori sono fonte legittima di prova: perciò l'affermazione di responsabilità dell'imputato può essere fondata anche sulle dichiarazioni di minori, specie se queste siano avvalorate da circostanze tali da farle apparire meritevoli di fede"(10).In particolare "spetta al giudice di merito l'opportuno discernimento tra ciò che è frutto di ricordi reali e ciò che è frutto di fantasia o semplicemente di ricordi confusi. Ma quando il giudice riesca a vagliare, con un congruo esame, la validità di tali testimonianze, spiegando le ragioni psicologiche ed obiettive per cui le ritiene in tutto o in parte attendibili, la sua decisione non merita censura in sede di legittimità."(11)

Il nuovo codice di procedura penale (D.P.R. 22 febbraio 1988 n. 447 art. 498) dà comunque la possibilità al giudice, nell'esame di un minore, di avvalersi dell'ausilio di un esperto in psicologia infantile durante l'interrogatorio. L'introduzione della figura di un esperto, voluta dal nuovo codice di procedura penale, che aiuti il giudice nel suo difficilissimo compito di decidere se fidarsi o no della testimonianza del minore competenza questa che difficilmente la sua preparazione gli fornisce è un'innovazione estremamente intelligente, che tiene in giusta considerazione sia i limiti del giudice sia i diritti del bambino.
In conclusione, la testimonianza del minore dal punto di vista del diritto ha lo stesso valore di quella resa dall'adulto, ma nella pratica pone maggiori problemi di valutazione che spetterà alle scienze psicologiche in un certo senso risolvere.

5. Gli studi sulla testimonianza del bambino
Può essere interessante ricordare che i primi studi agli inizi del secolo erano fortemente influenzati dalla concezione dell'infanzia allora dominante che vedeva i bambini altamente suggestionabili, incapaci di differenziare la fantasia dalla realtà e con una memoria, per così dire, "malleabile".
Duprat(12) affermava che il bambino è immaturo psicologicamente e manca di capacità di sintesi e di analisi: è incapace di percepire tutti gli elementi di un fatto e non potendo giudicare quali sono i più importanti, si ferma spesso su dettagli insignificanti sui quali basa i suoi giudizi. Sempre secondo Duprat, il minore, per la fortissima capacità immaginativa confonde elementi reali ed elementi immaginari. Specie nei primi anni, i bambini hanno un elevato potere di fissazione per quanto concerne la memoria, ma dimenticano prestissimo quanto hanno percepito. Se "conservano" un ricordo, esso viene completamente deformato e trasformato per un forte lavoro di ruminazione in cui reale ed immaginario si confondono e si completano a vicenda dando luogo ad allucinazioni mnemoniche e a paramnesie. Sono poi suggestionabilissimi. De Sanctis specifica che "il mendacio...... nei fanciulli spesso è un bisogno della fantasia; è il senso del poema che li spinge a mentire, a rivestire d'immagini un semplice nucleo di verità".
Nonostante le pressioni esercitate da concezioni dell'infanzia fortemente riduttive, altri studi rivalutavano la capacità e la competenza del bambino testimone giungendo alla conclusione che a certe condizioni, un bambino può essere un testimone "potenzialmente valido".

Più decisamente Stern(13) ha collegato la falsità della testimonianza al tipo di domande rivolte, ritenendo colui che interroga il principale responsabile del resoconto del bambino e sollecitando l'introduzione della figura di esperti di discipline psicologiche. Gross(14) ha sottolineato nei bambini la possibile presenza di errori diversi, ma non necessariamente peggiori, di quelli degli adulti, rilevando la necessità di elaborare un sistema di categorie in base a tipi di "errori comuni" in funzione dell'età, del sesso e del temperamento. Heindel(15) ha concluso che i bambini sono perfetti osservatori anche se manifestano difficoltà nel traslare le proprie osservazioni.
Se si analizza la letteratura più recente si può rilevare un certo interesse per questo tema su cui continuano a polarizzarsi posizioni diverse che per semplicità possono essere riassunte nelle due opposte affermazioni. I minori non sono testimoni degni di fede poiché, la loro età li rende incapaci di comprendere i fatti nel loro giusto valore. Da un altro punto di vista, invece, la testimonianza dei bambini è più attendibile di quella degli adulti. Ciò in base all'opinione comune che i bambini sono innocenti e che, di conseguenza, non hanno alcun motivo di mentire. La prima opinione rivela un concreto scetticismo nei confronti dei racconti dei bambini, giudicati spesso non idonei per la viva immaginazione, suggestionabilità, e per la propensione a modificare la realtà. La seconda, frutto anch'essa di una sorta di pregiudizio positivo, pecca di eccessiva ingenuità.
Messa in questi termini, l'adozione dell'una o dell'altra prospettiva diventa una questione puramente soggettiva.

5.1 La suggestionabilità dei bambini vittime di abuso
Negli ultimi dieci anni la tematica della suggestionabilità dei bambini è stata tra le più studiate dalla letteratura psicologica e psicoforense, in considerazione del fatto che i bambini sono sempre più chiamati a testimoniare, spesso come parti offese nei confronti del presunto abusatore(16). L'attenzione degli studiosi si è incentrata sulla loro particolare attitudine ad essere suggestionati dagli adulti, cioè a compiere rivelazioni e descrivere fatti vissuti sotto l'influenza di una serie di fattori sociali e psicologici.
Ceci e Bruck(17) hanno sintetizzato i fattori che rendono i bambini suggestionabili.
Innanzitutto, vanno presi in considerazione i fattori cognitivi come la memoria, la capacità di distinguere la realtà dalla fantasia, la capacità interpretativa, le abilità linguistiche. Molti autori affermano che l'oggetto dei ricordi può essere modificato proprio a causa di una domanda suggestiva e che comunque vi è una decisiva interferenza tra le domande e la capacità di raccontare esattamente i fatti che si ricordano e tra il livello delle attitudini mnemoniche e la capacità a resistere ad interrogatori suggestivi.
Dalla ricerca scientifica emerge che una volta che il bambino ha costruito un "falso ricordo" e ha confermato un certo evento, risulta molto difficile convincerlo che può avere torto. Né va dimenticato che per i bambini l'esperienza sessuale è qualcosa di non familiare che, in quanto tale, può facilmente indurre errori di interpretazione e di valutazione. Come sottolineano Raskin e Esplin(18), il problema che pone la testimonianza dei bambini piccoli non dipende tanto dalla loro capacità di raccontare, quanto dall'individuazione dei fraintendimenti che possono essere alla base delle loro affermazioni. Se poi si considera che nei bambini piccoli la capacità iniziale di immagazzinamento degli eventi è ben lontana da quelle della persona adulta, non sorprende la facilità con cui i loro ricordi possono essere alterati e come possono assumere ai loro occhi valore di verità. In altri termini, quello che entra nella memoria di un bambino e vi resta come ricordo, può non essere un fatto veramente accaduto, ma il ricordo di un evento incidentalmente indotto.
Per quanto concerne la elaborazione fantastica, Freud(19) e Piaget(20) hanno seriamente messo in dubbio la capacità dei bambini di distinguere la realtà dalla fantasia.

Secondo Freud i bambini sono inclini a sopravvalutare le loro fantasie così che non sono molto accurati nel riferire i fatti accaduti e sono anche poco veritieri. Essi tendono a confondere i ricordi delle fantasie con i ricordi dei fatti reali, non sono quindi in grado di effettuare un corretto esame della realtà. Freud all'inizio della teoria psicoanalitica aveva espresso la "teoria della seduzione", secondo la quale gli episodi traumatici di abuso o seduzione sessuale erano all'origine di molti quadri nevrotici. In seguito Freud smentì questa teoria in quanto ritenne che le sue pazienti nel ricordare le seduzioni subite avessero in mente fantasie piuttosto che ricordi di fatti realmente accaduti. In conclusione, secondo Freud, la via mentale dei bambini piccoli è influenzata dalle fantasie, anche di tipo sessuale. I bambini nel ricordare confondono le fantasie con le loro esperienze vissute.
Piaget ritiene che i bambini piccoli siano mentalmente egocentrici e incontrino difficoltà nel distinguere le esperienze interne da quelle esterne, nel separare i fatti reali dalle fantasie, nel discriminare fra confabulazione e verità, se non hanno dei riferimenti concreti ed attuali circa la realtà esterna.
Quanto alla capacità di comprensione dei fatti, va evidenziato che i bambini piccoli sono capaci di descrivere eventi semplici ma hanno difficoltà nel comprenderli ed interpretarli. In particolare, le ricerche indicano che, se avvicinati in modo suggestivo, i bambini possono cambiare la descrizione di quello che hanno visto o che è stato loro fatto se l'evento si presta, in qualche modo, ad un'interpretazione ambigua.
La competenza linguistica è anch'esso un fattore che incide sulla suggestionabilità dei bambini. Qualora, infatti, i bambini non abbiano una sufficiente capacità sintattica o semantica, essi sono più soggetti ad aggrapparsi a ciò che viene anche involontariamente suggerito.
Per quanto riguarda i fattori sociali e motivazionali che rendono i bambini più suggestionabili, la letteratura è concorde nel ritenere che i bambini piccoli ritengono gli adulti credibili e competenti, specie se sono persone a loro care o in ogni modo per loro autorevoli. Ecco perché tendono spesso a rispondere in base alle presunte aspettative che secondo loro hanno gli adulti.

6. La valutazione della testimonianza del minore
La valutazione della testimonianza dipende sia dalla valutazione di quanto il teste racconta, ma anche e soprattutto dalla valutazione sulla personalità del teste.
Gli studiosi in materia suggeriscono di operare sulla base dei criteri di "competenza" e di "credibilità" del minore(21). Si dovrà, innanzitutto, analizzare se il minore è in grado di differenziare i suoi pensieri e sentimenti dai dati reali e se è in grado di cogliere il significato della sua posizione di testimone, così come bisognerà appurare l'influenza delle valenze affettivo-emotive sulle funzioni della memoria e sulle capacità di giudizio morale specie in relazione alle sue concezioni di verità e bugia. A proposito, l'articolo 196 c.p.p. prevede che "qualora, al fine di valutare le dichiarazioni del testimone, sia necessario verificarne l'idoneità fisica o mentale a rendere testimonianza, il giudice anche di ufficio può ordinare gli accertamenti opportuni con i mezzi consentiti dalla legge".

Secondo Forno il minore che viene sottoposto a tal genere di perizia rischia di subire un trauma in quanto il comportamento dello specialista non gli appare diverso da quello di tutte le persone che hanno ricevuto in precedenza la sua rivelazione e non vi hanno creduto, dandogli la percezione di essere lui il vero colpevole. Suggerisce, invece, di dare netta preferenza alle indagini che il Tribunale per i minorenni dispone per valutare la personalità del minore nel contesto familiare, al fine dell'adozione delle misure più opportune a tutela del minore stesso. Tal genere di psicodiagnosi, infatti, essendo funzionale ad un progetto educativo e/o terapeutico, appare maggiormente rispettosa della personalità del minore, in confronto ad un accertamento di stampo penalistico sulla sua attendibilità.

Per quel che attiene, invece, all'esame della veridicità o falsità delle dichiarazioni del minore va precisato che i tipici requisiti dell'attendibilità di un teste rappresentati dalla chiarezza, celerità, sicurezza e coerenza del resoconto fornito si rilevano assai di rado nel caso delle deposizioni rilasciate dai bambini. L'orientamento attuale è quello di considerare credibile il racconto di un minore caratterizzato da una modalità di esposizione spontanea e coerente dei fatti intendendo quest'ultima qualità come corrispondenza delle dichiarazioni rese in tempi diversi. Inoltre rileva, sempre ai fini della valutazione della credibilità del minore, il tipo di elaborazione personale che il soggetto è andato maturando dell'accaduto in modo tale da porsi nella giusta maniera durante la raccolta della sua deposizione. Andranno comunque anche esaminate: la qualità delle relazioni intercorrenti nel nucleo famigliare, il valore attribuito da tutti i componenti della famiglia alla testimonianza della vittima e le possibili influenze positive e negative dei genitori durante la sua deposizione.

Come abbiamo visto i due criteri fondanti l'attendibilità del teste fanno leva sui concetti di "competenza", vale a dire sulle capacità cognitive, emotive e sociali del bambino e sulla credibilità, vale a dire sulla veridicità o della falsità delle dichiarazioni stesse. Un testimone si può ritenere competente e credibile, oppure competente e non credibile. Non si dà la condizione nella quale possa sussistere "non competenza e credibilità" poiché tra i due criteri sussiste una connessione logica e temporale che riduce automaticamente il testimone non competente in un testimone non credibile.
Gli autori che si sono occupati di questo tema sottolineano la rilevanza della sequenza temporale, raccomandando ai periti e agli esperti di determinare in primo luogo la competenza del testimone. L'adozione di questo criterio metodologico possiede certamente una sua validità teorica ma non sempre una aderenza correttamente applicabile o applicata alla realtà, fatta eccezione per quei casi palesi ed evidenti in cui la presenza di disturbi psicologici o psichiatrici gravi automaticamente induce a definire un testimone non competente.(22)

In primo luogo va distinta la situazione in cui si sottoposto a valutazione un preadolescente o adolescente da un bambino (convenzionalmente si fa riferimento alla fascia di età fino ai sette anni): in questo caso per determinare la competenza si deve far riferimento a dei criteri evolutivi e di sviluppo non sempre facilmente definibili. In secondo luogo, ed è questa la ragione più importante, il perito si trova di fatto ad affrontare contemporaneamente la valutazione della competenza e della credibilità nel senso che viene chiamato come esperto proprio in relazione a fatti e a circostanze sulle quali sussistono dei dubbi. Egli, quindi, difficilmente riesce ad effettuare una valutazione della competenza "indipendente", se non altro, per la ragione che la stessa conoscenza di fatti o eventi riferiti dal bambino, magari in altra sede, gli sono stati comunicati. Spesso, allora, egli si trova nella ineludibile situazione di valutare, senza volerlo, la competenza di un bambino utilizzando elementi che attengono alla sua credibilità. Con molta frequenza si afferma che un bambino (il quale per esempio, ha subito abuso sessuale) sia definito incapace di distinguere la realtà dalla fantasia in relazione a come racconta gli eventi stessi.

Da questa affermazione (che riguarda il livello di "credibilità") il perito deduce erroneamente che il bambino non sia competente. Non avviene sempre così perché spesso il perito si pone nella prospettiva di documentare da quali elementi, indipendenti gli uni dagli altri, abbia dedotto i criteri di "competenza e quelli di "credibilità". Spesso, però, sorge il legittimo dubbio che egli raggiunga una conclusione valutativa dedotta implicitamente dal racconto di fatti e di episodi su cui non sempre il bambino può essere chiaro e circostanziato. Proprio quei fatti su cui, viceversa, dovrebbe applicarsi il giudizio di "credibilità". Sul piano metodologico avviene così che la credibilità o meno dei fatti finisca per costituirsi come elemento trainante su cui si basa il giudizio di competenza. Il presupposto sul quale fondare la credibilità diviene così esso stesso un effetto, in base ad un ragionamento del tipo: "il bambino non è competente poiché racconta fatti non credibili".
Questo errore di metodo, che finora ha certamente prodotto una più accentuata tendenza a negare l'attendibilità del bambino come fonte di testimonianza, è ovviamente possibile anche allorquando il contenuto si inverta dando luogo ad una conclusione del tipo "il bambino è competente poichè racconta fatti credibili".

7. L'importanza dell'esperto e la metodologia dell'interrogatorio
Per accertare l'abuso, nella maggior parte dei casi, si fa affidamento alla testimonianza della vittima e del suo perpetratore. È difficile, infatti, che ci siano elementi obiettivi indicatori della violenza. Dal momento poi che il responsabile solitamente nega l'abuso, la conoscenza di ciò che è veramente accaduto dipende dalle informazioni che è possibile ottenere dalla vittima durante l'interrogatorio.
Molto rilievo ha nell'esame del minore la professionalità dell'esperto dal quale dipende il buon esito dello stesso. La mancanza di specifica preparazione per procedere all'ascolto del minore provoca gravissimi errori a livello giudiziario che si materializza non solo in un giudizio di veridicità di accuse false e di falsità di accuse vere, ma anche nell'assunzione di decisioni inappropriate da parte di assistenti sociali e di psicoterapeuti.

L'importanza di ridurre i casi di falsi positivi e falsi negativi ha stimolato gli studiosi a mettere a punto tecniche idonee per l'interrogatorio. Anche se l'interesse per queste tematiche si è sviluppato soprattutto nei paesi di lingua anglosassone, come si vedrà in seguito, occorre dare atto che anche gli studiosi italiani si sono attualmente interessati ai problemi legati alla testimonianza del minore ed hanno sviluppato metodi e procedure in linea con quelle individuate dalla letteratura internazionale.
Come sottolineano Raskin ed Esplin (1991) il problema che pone la testimonianza dei bambini piccoli non dipende tanto dalla loro capacità di raccontare, quanto dalla possibilità di individuare i fraintendimenti che possono essere alla base delle loro affermazioni e che solo la specifica competenza dell'esperto può far emergere.

Oltre alle capacità professionali dell'esperto assume enorme importanza la modalità con la quale il testimone viene sentito. Il modo di esame è determinante quando il testimone è un bambino. I bambini piccoli non hanno ancora appreso lo schema convenzionale che presiede alla rievocazione di eventi passati e, quindi, tutto dipende dalle domande con cui gli adulti guidano i loro ricordi. In generale, ottenere da un bambino informazioni attendibili è molto difficile. Diventa difficilissimo quando i dati raccolti devono essere utilizzati nel contesto legale. Per ridurre al minimo le possibilità di errore, gli esperti raccomandano di adottare una procedura che consenta di minimizzare le possibilità di inquinamento e di accrescere quelle di un corretto ricordo.

La ricerca psicologica degli ultimi dieci anni ha confermato che i bambini, anche molto piccoli, sono in genere capaci di offrire un resoconto utile degli eventi a condizione che siano intervistati in modo adeguato.
Il problema è che di solito il bambino piccolo riferisce molto meno di quanto faccia un adulto o un bambino più grande e quindi, è necessario fargli domande e stimolare il suo ricordo. Ma occorre sapere come interrogarlo senza che le domande che vengono poste possano alterare l'originaria traccia mnestica.
Per far fronte a queste difficoltà un gruppo di professionisti ha elaborato un Memorandum of Good Practice che contiene le linee direttive perché il racconto di un minore possa essere utilizzato nel contesto giudiziario. Questo importante documento, basato sul consenso degli esperti e sui dati della ricerca, da indicazioni sulle modalità che devono essere seguite nell'interrogare un minore, sulla strutturazione dell'interrogatorio, sulle condizioni necessarie perché un tribunale possa accettare l'ammissione di una videoregistrazione, sulle norme legali che devono essere rispettate perché possa valere come prova(23).

Nel raccogliere le informazioni che il minore è in grado di dare, questo documento raccomanda di seguire il seguente schema distinto in quattro fasi:

   1. Fare in modo che il bambino si senta sicuro e rilassato;
   2. Fare in modo che il bambino rievochi liberamente evitando domande forzanti o suggestive;
   3. Proporre eventuali domande di approfondimento di quanto narrato;
   4. Chiudere interrogatorio controllando con il bambino di aver compreso bene le parti essenziali del discorso.

Una procedura rappresentativa del metodo che gli psicogiuristi considerano idoneo a raggiungere buoni risultati, e seguita dalla maggior parte degli esperti, è la cosiddetta Step-Wise-Interview, elaborata da un esperto in testimonianza infantile in collaborazione con psicologi, polizia e pubblici ministeri. Questa procedura combina la conoscenza più aggiornata in tema di psicologia evolutiva con le tecniche di memoria che possono aiutare il minore a ricordare e riferire gli eventi collegati ad un episodio di abuso sessuale. Il suo scopo è quello di:

   1. Ridurre al minimo le audizioni;
   2. Ridurre al minimo il trauma dell'investigazione per il bambino;
   3. Minimizzare il rischio di contaminazione che l'interrogatorio può avere sulla memoria che il bambino ha dell'evento;
   4. Massimizzare la quantità di corrette informazioni ottenibili dal bambino;
   5. Garantire e poter dimostrare l'integrità e la correttezza del processo investigativo.

Le regole principali da seguire nell'intervista vera e propria sono le seguenti:

   1. Creare un buon rapporto con il minore.
   2. Per ottenere questo risultato, chi conduce l'esame deve poter sapere, in partenza, quante e quali informazioni ci si può aspettare da un dato bambino. Per arrivare a questo risultato, prima di procedere all'esame vero e proprio, si chiede al bambino di descrivere due eventi del passato (ad es. una gita, un compleanno ecc.).Il ricordo che il bambino avrà degli eventi sarà utile all'esperto per farsi un'idea della qualità e quantità di capacità mnestica e rievocativa generale del bambino ed è su questo che "misurerà" i dati che otterrà con l'esame vero e proprio.
   3. Capire se il bambino riesce a discriminare tra realtà e fantasia.
   4. Se dai racconti del bambino nulla è emerso, occorre introdurre gradualmente e con cautela il tema dell'abuso sessuale.
   5. Una volta introdotto il tema dell'abuso, chi interroga incoraggia il bambino a narrare liberamente l'evento. In questa fase, il ruolo dell'intervistatore è di agire da fattore facilitante e non interrogante: non interrompe, non correggere e non mette in dubbio quanto il bambino racconta.
   6. L'interrogatorio procede con domande aperte di carattere generale per approfondire argomenti già introdotti nella fase iniziale di narrazione libera.
   7. Passare, se necessario, a domande più specifiche.
   8. Ricorrere eventualmente ad aiuti. Con bambini molto piccoli o che hanno difficoltà emotive o di linguaggio può essere necessario ricorrere ad aiuti come le bambole anatomiche o il disegno.
   9. Concludere l'interrogatorio chiedendo eventualmente al bambino se ha altro da aggiungere.

La ragione per cui si consiglia di attenersi strettamente a questo schema è che solo questo modo di procedere consentirà, non solo di raccogliere dati in modo corretto ma permetterà di sottoporre, successivamente il racconto del bambino al Criteria-based Content Analysis (che sarà in seguito visto più in dettaglio) elaborato dagli psicogiuristi tedeschi per analizzare i casi di sospetto abuso sessuale di minori(24).

8. L'ascolto nel contesto giudiziario: tecniche per l'interrogatorio e l'audizione protetta
L'audizione in ambito penale del minore vittima di abuso pone una serie di problemi attinenti soprattutto alla sua protezione e tutela nell'ambito del processo.
Per l'accertamento della responsabilità del presunto abusante non si può prescindere dall'ascolto del minore che assolve sia la funzione di acquisizione della prova in sede dibattimentale che di riconoscimento per la parte lesa dei diritti violati. Diversamente dal precedente sistema processuale per il quale i minori erano sentiti per lo più in sede istruttoria l'attuale ordinamento (D.P.R. 22, febbraio, 1988, n. 447) richiede che la prova si formi esclusivamente in dibattimento e, di conseguenza, prevede che l'audizione della vittima avvenga alla presenza del collegio giudicante, del pubblico ministero, degli avvocati e dell'imputato. Il contesto giudiziario è per il minore fonte di ansia perché sconosciuto e per di più gli accentua quella sua naturale dipendenza nei confronti degli adulti specie di quelli per lui più significativi. Schiacciato tra peso carismatico delle figure togate e tra quello minaccioso di imputati che egli accusa, viene chiamato a rievocare, magari in modo traumatizzante, un vissuto penoso. Niente di straordinario che in una siffatta situazione, la deposizione si tramuti in un veicolo di proiezioni fantastiche, sensi di colpa e manifestazioni di patologie latenti della personalità. Dunque l'audizione della vittima nei procedimenti penali pone diverse questioni che devono essere prese opportunamente in considerazione per evitare, innanzitutto, che la prova testimoniale risulti oltre che traumatica anche insoddisfacente per gli esiti del processo.
La necessità di agire adeguatamente in occasione di un reale procedimento legale ha portato ad un incremento di ricerche che si propongono di migliorare, direttamente sul campo, le condizioni nelle quali il bambino testimonia, le modalità di raccogliere la deposizione e di valutarla, al fine di massimizzare l'accuratezza e la completezza del racconto.

8.1. Alcune tecniche per l'interrogatorio
L'attuale ricerca, soprattutto anglosassone, si sta dedicando all'individuazione di nuove tecniche d'ascolto del minore testimone che siano in grado di attenuare quei fattori responsabili della suggestionalità relativa alla fase dell'interrogatorio.
La cosiddetta "Intervista Cognitiva per bambini", utilizzata soprattutto negli Stati Uniti, sembra rispondere all'esigenza di diminuire gli effetti della suggestionabilità interrogativa prevedendo in primo luogo la presenza di una parte preliminare all'esame avente per obiettivo: la spiegazione di che cosa si voglia dal piccolo testimone, informazione dei suoi diritti e la sua rassicurazione. L'esame vero e proprio si avvale di alcune mnemotecniche capaci di favorire il riaffiorare del ricordo. Questa tecnica basa, comunque, la sua efficacia sull'atteggiamento positivo di chi conduce l'interrogatorio.
Per misurare il grado di veridicità delle denuncie di abuso sessuale sui bambini sono state elaborate, per il contesto giudiziario due specifiche metodiche: Criteria-based Content Analysis (Analisi del contenuto basato su criteri) e Statement Validity Assessment (Giudizio di Validità delle dichiarazioni).
Il primo metodo di indagine sul livello di realtà del contenuto verbale delle dichiarazioni (Statement Reality Analysis) è stato sviluppato negli anni '50, da un noto psicologo tedesco, Udo Undeutsch (1989), per aiutare il sistema giudiziario a valutare la credibilità delle accuse di abuso sessuale provenienti da minori. Questo strumento, continuamente affinato e perfezionato, ha esteso il suo raggio d'azione ed è oggi usato per misurare il livello di credibilità della testimonianza in generale. Nella sua forma attuale (Steller, Koehnken, 1989; Raskin, Esplin, 1991), si avvale di due tecniche semistrutturate, Analisi del contenuto basato su criteri e Giudizio di validità delle dichiarazioni; il primo si riferisce all'analisi qualitativa del contenuto di una data dichiarazione effettuata sulla base di una serie di criteri prestabiliti; il secondo si avvale di una ulteriore serie di indicatori, provenienti anche da fonti diverse dalla dichiarazione, che l'esperto utilizza per il suo giudizio finale sulla credibilità o meno del contenuto della testimonianza. Questa metodica si basa su una serie di assunti relativi al comportamento umano. Il primo è che ha più senso e validità valutare la veridicità di una data affermazione piuttosto che giudicare la persona da cui proviene. Una persona sincera può ricorrere alla menzogna così come una persona ritenuta bugiarda può dire la verità. Il secondo è che il ricordo di eventi effettivamente accaduti differisce, in termini di struttura, contenuto e qualità, dal falso ricordo di eventi mai accaduti. Le differenze qualitative sono state definite "criteri di realtà" (originalità, chiarezza, coerenza interna, ecc.) perché servono a controllare la realtà di una data affermazione in vista di una valutazione in termini di sincerità/menzogna.
La valutazione di ogni dichiarazione deve tener conto delle qualità cognitive e verbali del soggetto e della complessità dei fatti descritti. La qualità dei risultati dipende anche dalla qualità dell'esame che dovrebbe supporre una previa ricerca per ottenere più informazioni possibili sul caso. Occorre evidenziare che questo modello in materia di interviste ai bambini su abusi sessuali incontra molti pareri contrari da parte della dottrina. In particolare, è evidente che, ad esempio, un evento sessuale descritto da un bambino tenderà ad esplicitarsi attraverso narrativa semplice e carente di dettagli, marcata dalle limitazioni cognitive ed espressive proprie dell'età dello stesso. Soprattutto, se rispondente al vero, sarà strutturata secondo uno schema e degli elementi tipici dell'abuso che un intervistatore può facilmente riconoscere perché impossibile a sapersi se non vissuti dal bambino. E ancora, la narrazione di un incesto sarà caratterizzata da una progressione di particolari che nella finzione non è riproducibile. Oppure, un mentitore tenderà a mantenere e difendere la storia riferita, concedendo poco spazio a correzioni, dimenticanze. Il mentire richiede uno sforzo mentale, una concentrazione che non può non interferire con il modo in cui si presenta la falsa informazione che è in genere caratterizzata da un eloquio meno sicuro e dall'organizzazione dei fatti rigida e forzata che spesso accompagna gli eventi "fabbricati".
Una volta esaurita questa indagine si possono prendere in considerazione altre fonti di informazione. L'esperto le utilizzerà per emettere un giudizio definitivo sulla credibilità o meno di una data dichiarazione. Questo secondo strumento è rappresentato dallo Statement Validity Assessment (Yuille 1989) che si avvale dei seguenti indicatori:
- Caratteristiche psicologiche (proprietà di linguaggio e di conoscenze;  appropriatezza delle risposte affettive; suscettibilità della suggestione);
- Caratteristiche dell'intervista (domande suggestive, dirette, chiuse, ecc; adeguatezza generale dell'intervista);
- Motivazioni (motivazioni a riferire; contesto della prima rivelazione; pressioni a riferire falsamente);
- Aspetti investigativi (concordanza con le leggi di natura, concordanza con altre affermazioni, concordanza con altre prove).
Accanto a questi parametri possono essere utilizzati anche indizi desunti dall'osservazione del comportamento non verbale, dall'esistenza di discrepanze tra i risultati forniti dai due tipi di strumenti e da ogni altro elemento che possa arricchire le informazioni sul caso in esame. Nonostante la rigidità della struttura, il processo valutativo rimane molto complesso ed è costituito da molteplici fattori ed aspetti sia di ordine psicologico sia di ordine giuridico(25).

8.2. Utilizzazione di bambole provviste di dettagli anatomici
Un'altra procedura utilizzata per rendere meno traumatico il coinvolgimento del minore in ambito giudiziario è quella di prevedere nel corso della sua audizione l'impiego delle bambole provviste di dettagli anatomici. Ad esse è stata attribuita la capacità di porre i bambini a proprio agio offrendo loro la possibilità di "agire l'evento abuso" piuttosto che raccontarlo e quindi permettendo di superare eventuali problemi di linguaggio e di imbarazzo. Intorno all'utilizzo di queste bambole è sorto un ampio dibattito sia circa la loro potenzialità suggestiva che in relazione alle caratteristiche propriamente metodologiche. Per il primo aspetto i risultati di alcune ricerche consentono di affermare chi i bambini non sono indotti a riportare nessun falso contenuto per via delle bambole anatomiche, ma comunque il loro impiego non dimostra di facilitare la produzione di un ricordo accurato. D'altra parte la modalità applicativa di queste bambole non risulta ancora standardizzata così come è assente un sistema uniforme di codifica dei risultati ottenuti. La differente completezza dei dettagli e quindi le diverse fattezze delle bambole condizionano il tipo di gioco che il bambino esprime. Inoltre l'ipotesi secondo cui il gioco sessualizzato sia da considerare come un vero e proprio indicatore dell'abuso non sembra essere confermato dai dati di ricerca. A questo proposito alcuni studi effettuati con gruppi di controllo dimostrano come anche i bambini che non hanno avuto esperienze sessuali traumatiche esternino attraverso il gioco dei comportamenti sessuali come, la manipolazione dei genitali,o lo svestire e il rivestire le bambole stesse.
Yates(26) rileva come gli esperti delle problematiche infantili e adolescenziali si dichiarano contrari all'ammissibilità di prove basate su interviste durante le quali vengono utilizzate le bambole anatomicamente corrette. Si sostiene che se le bambole (e analogamente altro materiale di gioco) non sono abituali per i soggetti, non rappresentano strumenti idonei a consentire la comunicazione delle preoccupazioni sessuali. La loro fortuna dipende dalla facilità d'uso e dalla tentazione dei professionisti che sono incapaci di elaborare articolate e complesse diagnosi.
Dunque, l'utilizzazione delle bambole corrette con dettagli anatomici rimane controversa anche se alcuni autori la ritengono utile almeno per la valutazione della conoscenza sessuale dei bambini.


1. F. Agnoli, S. Ghetti, Testimonianza infantile e abuso sessuale, in Età evolutiva, n. 3, 1995, pp. 66-75.
2. E. Altavilla, Trattato di psicologia giudiziaria, Torino, Utet, 1948; C. Musatti, Elementi di psicologia della testimonianza, Cedam, Padova, 1931; G. Gulotta, Psicologia della testimonianza e prova testimoniale, Giuffrè, Milano,1986.
3. G. Goodman, Age differences in eyewitness testimony, in Law and Human Behavior, 10, 1986, pp. 317-332.
4. F. Agnoli, S. Ghetti, cit.
5. E. Loftus, Eyewitness Testimony, Hrdvard University Press, Cambridge, 1979.
6. R. Cohen, M. Harnick, The susceptibility of child witness to suggestion, Law and Human Behavior, 4, 1980, pp. 201-210.
7. G. Goodman, Child sexual and phisycal abuse: children's testimony, in S. Ceci, Children's eyewitness memory, 1994.
8. G. Gulotta, op. cit.
9. A. Binet, "La suggestibilité", Scheicher-Fréres, Paris, 1900.
10.Cassazione, Sez. III, Aprile, 1958.
11.Cassazione. Sez. III, 7 nov. 1967.
12.G. Goodman, Children's testimony in historical perspective, Journal of social Issues, 1984.
13.W. Stern,"Abstracts of lectures on the psycology of testimony and on the study of individuality", American Journal of Psicology,21, 1910, pp. 270-282.
14.E. Rossetti, Tra ricordo e fantasia: il minore nella testimonianza, in Età Evolutiva, n. 4, 1992, pp. 106-112.
15.E. Rossetti, cit.
16.S. Ceci, M.Bruck. The Suggestibility of the Child Witness, in Psychological Bullettin, 113, 1993, pp. 403-439.
17.S. Ceci, M. Bruck, op. cit.
18.P. Esplin, D. Raskin, Applications of Statement Validity Analysis. Relazione presentata al Nato Advanced Institute on Credibility Assessment, Maratea, 1993.
19.S. Freud, Gesammelte Werke, Standard Edition, London, 1966
20.J. Piaget, La naissance de l'intelligence chez l'enfant, Alcan, Paris, 1926.
21.P. Di Blasio, E. Camisasca, La credibilità del minore testimone, in Rivista di Psicologia clinica, 1, 1993.
22.Anche nelle situazioni estreme in cui un testimone presenti gravi disturbi psicologici o psichiatrici non si può del tutto escludere l'ipotesi che i disturbi stessi siano connessi in termini causali alla violenza (la letteratura psicologica ha infatti, evidenziato, in una certa parte di soggetti abusati sessualmente, la presenza di gravi disagi che possono esprimersi in sintomi di dissociazione psicotica), più che essere i presupposti da cui muove una falsa testimonianza.
23.R. Bull, Good practice for video recorded interviews with child witnesss for use in criminal proceedings, in Davies, Lloyd-bostock, Law and Psychology, Amsterdam, 1994.
24.C. Yuille, Interviewing children in sexual abuse cases, Child Victims, Child Witnesses, Sage, London, 1995.
25.G. Gulotta, Trattato della menzogna e dell'inganno, Giuffrè, Milano, pp. 1996, 251-278.
26.Anatomically correct dolls, Journal of American Academy of Children and Adolescent Psychiatry, 1988.

04/07/06
a cura della Dott.ssa Francesca Lecce
Condividi: Facebook Delicious Twitter MySpace Google Yahoo Digg Splinder


PUBBLICITÀ

Lascia un commento :
I commenti sono moderati dalla redazione ed approvati nel rispetto del regolamento della community.
Salus.it non fornisce consulenza on-line.


« Inserire qui il codice visualizzato nell'immagine sopra :