Psichiatria 
Pubblicazioni di Psichiatria e problemi psichiatrici
Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association nella sua terza edizione (DSM III, APA, 1980) e nelle edizioni successive, (III, IV e IV-TR) ha operato una preliminare distinzione fra "tratti" e "disturbi" di personalità 1-3. Nell'ottica DSM, i tratti di personalità sono modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare, nei confronti dell'ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali e personali importanti. Solo quando i tratti di personalità sono rigidi e non adattivi, causando, quindi, una significativa compromissione del funzionamento sociale o lavorativo oppure una sofferenza soggettiva, essi costituiscono Disturbi di Personalità (DP).
Presentazione in Power Point su "Dimensioni psicopatologiche dei distrubi di personalità.
A cura del Dr Vincenzo MannaI fenomeni migratori sono sempre stati presenti nella storia dell’umanità. Un intenso e duraturo flusso migratorio negli ultimi decenni, dopo aver interessato soprattutto gli Stati Uniti d'America, si è intensificato verso tutti i paesi del mondo a più alto reddito. La globalizzazione ha notevolmente contribuito al fenomeno migratorio ma ha anche indotto maggiore attenzione verso i migranti, che si declinano, nelle società occidentali, in numerosi e diversi gruppi etnici e razziali. Le società moderne sono diventate sempre più complesse. Il mondo intero evolve in un villaggio globale. Il rapido movimento della popolazione intorno al mondo, solitamente volontario, ma a volte indotto da altre e gravi motivazioni ed esigenze, porta sempre più psichiatri a dover stabilire un trattamento per persone che provengono da culture, delle quali essi hanno scarse conoscenze.
Si aprono nuove prospettive per la gestione e la cura della Schizofrenia e della Psicosi, patologie psichiatriche che in Italia affliggono più di 500.000 persone.
Il Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia è autore di un importante studio pubblicato su Molecular Psychiatry, tra le più autorevoli riviste internazionale sulla Psichiatria, “Dysbindin-1 modulates prefrontal cortical activity and schizophrenia-like behaviours via dopamine/D2 pathways”. Il lavoro, pubblicato dal dott. Francesco Papaleo, ricercatore presso il dipartimento di Neuroscience and Brain Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia, è stato realizzato grazie ad un’importante collaborazione internazionale dell’Istituto con il “Clinical Brain Disorders Branch” del National Institute of Mental Health di Bethesda, Maryland, struttura tra le maggiori a livello mondiale in campo neurologico e neuro-psichiatrico.
I farmaci antidepressivi trovano un largo impiego nell’ambito della psichiatria clinica. Essi vengono utilizzati non solo per il trattamento della depressione, ma di molte altre condizioni psicopatologiche (disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi della condotta alimentare, attacchi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, ecc).
La comparsa di disfunzioni sessuali in soggetti in trattamento con farmaci antidepressivi rappresenta un evento frequente e mal tollerato dal paziente, tanto da indurlo, spesso, alla sospensione del trattamento stesso.
Anche per questo disturbo esistono diverse modalità di intervento. Tra queste ricordiamo la somministrazione di betanecolo (10-40 mg) o di ciproeptadina (4-12 mg), 1-2 ore prima del rapporto sessuale. Purtroppo, però, la ciproeptadina, essendo un farmaco ad azione antiserotoninergica, può antagonizzare l'effetto andidepressivo degli SSRI favorendo la ricomparsa della sintomatologia depressiva e dell'ideazione suicidaria. L’inconveniente non si incontra invece aggiungendo alla terapia antidepressiva di base, 15 mg serali di mirtazapina.
Esistono numerose osservazioni relative a disturbi dell'erezione in seguito a trattamento con antidepressivi. Poiché tale disturbo fa parte del corteo sintomatologico della depressione, risulta difficile, così come nel caso del disturbo della libido, formulare una corretta diagnosi. Anche in questo caso due osservazioni saranno preziose a tale fine:
- il disturbo segue l'assunzione del farmaco;
- il disturbo regredisce in seguito alla riduzione o alla sospensione del farmaco.
Questi disturbi non fanno parte del corteo sintomatologico della depressione, pertanto non pongono problemi di diagnosi differenziale. Si tenga, comunque, presente che essi insorgono dopo l'avvio del trattamento farmacologico, e che si manifestano sia durante il coito, sia durante l'atto masturbatorio. Se un paziente lamenta anorgasmia durante il coito e non durante la masturbazione, si dovrà sospettare una problematica relazionale.
Presentazione in PowerPoint sulla "Neurobiologia del suicidio".
A cura del Dr Vincenzo MannaDiscussione di due casi clinici, alla luce della letteratura scientifica più recente.
Premessa
Il seguente articolo è basato su una breve presentazione di due casi clinici e su un’ampia discussione circa i più corretti approcci al trattamento, in termini di farmacologia clinica, dei pazienti psichiatrici gravi.
Può essere considerato un modello d’approccio formativo alla prassi terapeutica, orientata sulla base dei dati più recenti, disponibili nella letteratura scientifica internazionale. Una serie di domande vengono presentate in un’unica soluzione all’inizio dell’articolo, dopo la breve descrizione dei casi clinici. Esse sono volte a verificare le opinioni e le prassi cliniche attuali dei lettori interessati.