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home > neurologia > sintomi neurologici

Alcuni sintomi neurologici


Brivido

Cefalea

Dolore

Insonnia

Singhiozzo

Tic

Vertigine

 

BRIVIDO

Si tratta una serie di brevi, ravvicinate ed intense contrazioni muscolari involontarie: nel soggetto sano rappresentano, generalmente, una difesa naturale contro il freddo. E' il tentativo, con il movimento, infatti, di produrre calore.
Si bilancia così la diminuzione della temperatura corporea.
Se i brividi si manifestano in un soggetto non esposto al freddo, possono essere segno di stato febbrile. Essi, infatti, sono i primi sintomi di molte malattie infettive acute (es. influenza, polmonite, tonsillite, scarlattina, ecc.) o possono rappresentare il primo segno di aggressione da parte di germi o parassiti (es. malaria), nel sangue.
Infine, i brividi possono anche essere uno dei sintomi dello shock, che può verificarsi in conseguenza di un trauma, di un forte spavento o di uno sforzo particolare (es. parto). Anche le crisi isteriche o malattie psichiche similari possono causare brividi, spesso violenti come convulsioni.
Quando i brividi sono accompagnati da malessere generale è opportuno rivolgersi al medico.


CEFALEA

E' il mal di testa. Si intende una sensazione dolorosa a carico di tutta o di una parte della testa, che, di solito, ha origine dalla stimolazione delle fibre nervosi, all'interno del cranica, spesso in relazione anche ad una variazione del calibro dei vasi sanguigni.
La stimolazione del cervello in sé non provoca dolore, invece i nervi dei vasi sanguigni sono particolarmente sensibili ai cambi di pressione all'interno del cranio.
Le cause che possono influire su questa pressione e causare quindi cefalea sono numerose: nervose, oculari, vascolari, infettive, digestive, ecc.
Un caso molto comune di cefalea, che di solito non si accompagna ad altri sintomi, è quello dovuto a tensione psichica. In tal caso, il dolore scompare generalmente dopo somministrazione di analgesici di media potenza. Vanno quindi evitati farmaci più forti, a meno che non siano prescritti dal medico.
Talvolta chi soffre di cefalea muscolo-tensiva (scatenata da contrazioni muscolari continue dei muscoli della testa e del collo) riesce a identificarne la causa ed a ridurre le crisi. É consigliabile comunque consultare il terapista del dolore o il neurologo quando cefalea muscolo-tensiva sia frequente.
L'origine della cefalea può risiedere in malattie o disturbi di molte parti del corpo: infatti moltissime malattie possono essere accompagnate da mal di testa. L'elenco delle cause note è lungo e differenziato: affaticamento fisico, sinusite, raffreddore, febbre da fieno, allergie, pressione del sangue troppo alta (ipertensione), traumi alla testa, al collo o alla colonna vertebrale, tumore al cervello, fame, freddo, sonno arretrato, eccesso di fumo o di alcoolici, disturbi epatici o digestivi, mestruazioni ed anche, ad esempio, un eccesso di assunzione di vitamina A. In tutti questi casi, naturalmente, la cefalea può essere curata efficacemente solo risalendo alla causa.
Quando una cefalea persiste per ore, o se è accompagnata da altri sintomi come nausea, vomito, febbre e disturbi della vista, bisogna consultare il medico.
Alcuni sono a rischio di cefalea più degli altri. Per esempio, tutti coloro che lavorano e si stressano molto, sono, di solito, soggetti a cefalea ricorrente.
La cefalea che colpisce un lato della testa, detta emicrania, in genere, ricorre in maniera intermittente per alcuni mesi o anni, è causata dalla dilatazione dei vasi sanguigni che interessano il cervello. In questi casi, bisogna evitare farmaci tipo aminofillina e le bevande alcooliche, che hanno azione vaso dilatatrice.
Altre possibili cause di cefalea sono state ipotizzate e chiamate in causa, ma meno scientificamente studiate. E' il caso delle particolari condizioni meteorologiche: repentini cambiamenti, venti forti, per esempio il fohn (caldo e asciutto delle vallate alpine) e il mistral della valle del Rodano pare possano rendere alcuni soggetti, oltre che irritati o depressi, a richio di cefalea.
Inoltre, un rumore forte e prolungato o suoni improvvisi e inattesi, un'emozione improvvisa, come uno spavento, possono scatenare una cefalea negli individui predisposti.


DOLORE

Il dolore rappresenta sempre un segnale di allarme di una possibile lesione o malattia. Le terminazioni nervose che trasmettono le sensazioni di dolore al cervello sono distribuite in tutta la superficie esterna del corpo e su quella degli organi interni. La stimolazione dolorosa, raccolta in queste terminazioni nervose, nel punto del corpo colpito, percorre il nervo sensitivo, risale le fibre sensitive del midollo spinale e raggiunge la corteccia cerebrale, ove è percepita.
Alcune parti del corpo sono meno sensibili al dolore di altre: per esempio, la cornea è estremamente sensibile, mentre il cervello non lo è affatto.
Spesso il dolore consegue a stimoli differenti nelle diverse parti del corpo: una puntura di spillo su un dito può provocare dolore, mentre l'intestino può essere tagliato o torto senza causare alcuna sensazione dolorosa, che invece può manifestarsi qui per altri tipi di stimolo, per esempio, stiramento o spasmo della parete muscolare.
Ogni individuo ha una differente sensibilità al dolore, così come può variare da soggetto a soggetto l'acutezza della vista o la finezza dell'udito.
Diverse sono anche le reazioni al dolore: spesso, si sente più dolore quando ci si aspetta di essere colpiti; una persona può gridare per un dolore che un'altra sopporta in silenzio.
Le sensazioni dolorose possono essere estremamente variabili: lievi o gravi, sorde o acute, spasmodiche o continue.
Una volta che il dolore ha dato il segnale d'allarme e che si è intervenuti di conseguenza, il dolore non è più che un fatto spiacevole da eliminare, se è possibile: alcune forme di dolore sono alleviabili con l'applicazione di caldo o di freddo; anche un analgesico può dare sollievo.
Comunque per un dolore persistente o intenso la cura deve essere prescritta dal medico: chi si limita a prendere qualcosa che stronchi il dolore, senza consultare il medico, corre il rischio di ignorare la presenza di una malattia, magari seria, che il dolore tenta di rivelare.
É possibile che un individuo nasca senza sensibilità al dolore, con la conseguenza che, specie nell'infanzia, può subire lesioni o malattie senza accorgersene. Si tratta di una situazione molto pericolosa, perché il bambino può insistere in azioni nocive a sé stesso in quanto non avverte il male; d'altra parte, un dolore appendicolare può essere confuso con un semplice mal di stomaco.
La mancata sensibilità può anche essere acquisita: può essere un segno della forma nervosa della sifilide (cioè al terzo stadio) oppure di siringomielia, malattia del midollo spinale.
Di norma, un dolore in una qualsiasi parte del corpo è il segno di qualche affezione in quel punto. A volte però, certe disfunzioni di organi interni possono provocare dolore in altre parti del corpo.

   Dolore addominale

Se un dolore addominale è forte, dura più di qualche ora oppure è accompagnato da vomito, febbre, sangue nelle feci o diarrea profusa, bisogna consultare il medico.
Un dolore meno forte può essere causato da indigestione, leggera diarrea o strappo muscolare.
Comunque, ogni dolore addominale persistente deve essere riferito al medico, perché talvolta anche una appendicite acuta può essere poco dolorosa.
Sintomi della indigestione sono di solito leggera pirosi (sensazione di bruciore allo stomaco), eruttazioni ripetute e senso di pienezza nella parte superiore dell'addome. A ciò, di solito, si può porre rimedio prendendo un antiacido, che neutralizza l'acidità gastrica; altrimenti, bisogna consultare il medico.
Coliche o dolori lungo i lati dell'addome, alleviati da fuoriuscita di aria o di numerose feci piccole, possono essere sintomi di diverticolosi (formazione di piccole sacche abnormi nella mucosa dell'intestino crasso), imputabile a carenza di scorie nella dieta o debolezza congenita della parete del colon.
Un grave attacco di un disturbo che sembra indigestione, combinato con un dolore sordo e opprimente al torace, può essere invece sintomo di malattia cardiaca (dolore precordiale).
Anche una tossinfezione alimentare e molte forme di avvelenamento chimico possono provocare dolore addominale, spesso accompagnato da nausea, vomito e diarrea.
Tra le ulteriori cause comuni di dolori addominali ricorrenti si possono annoverare: calcoli della cistifellea, epatiti, gastriti, ulcere gastrica e duodenale, calcoli e infezioni della vescica o dei reni, coliti e appendiciti.
In ogni caso, non bisogna mai prendere un lassativo per curare la stitichezza e non si deve usare la borsa dell'acqua calda per alleviare il disturbo se c'è contemporaneamente un grave dolore addominale, il quale può essere imputabile ad appendicite, a ostruzione intestinale oppure a volvolo (torsione di un'ansa dell'intestino): il miglior modo di curare un dolore addominale, che è solo un sintomo e non una malattia, è di rivolgersi alla sua causa.
All'inizio della mestruazione, o poco prima, molte donne soffrono di crampi al basso ventre, accompagnati talvolta da stitichezza: non c'è assolutamente nulla di preoccupante, ma se tali dolori si manifestano durante la gravidanza, bisogna consultare subito il medico.

Dolore da fame

In senso lato, la normale condizione di un individuo affamato; in senso specifico, sintomo di ulcera duodenale.
Questa seconda forma tende a scomparire o ad attenuarsi dopo che il malato ha mangiato qualcosa o che ha bevuto del latte.

Dolore intercostale

Tipo di dolore toracico che si manifesta, all'atto dell'inspirazione, con una o più fitte acutissime.
Non ha particolare significato patologico, ma non va confuso con il dolore pleurico (pleurodinia), anch'esso legato alla respirazione ma più leggero e persistente, dovuto a irritazione della pleura.
In ogni caso, qualsiasi dolore del genere, soprattutto se c'è febbre, va segnalato al medico.

Dolore muscolare

La denominazione medica è "mialgia". Se i muscoli, non usati per lungo tempo, vengono sottoposti a pesanti esercizi (marcia prolungata, pratiche sportive), rimangono rigidi e indolenziti per un certo periodo.
Il dolore muscolare può anche essere causato da strappo, da infiammazione (miosite) o da reumatismo muscolare. Anche crampi e stiramenti muscolari sono generalmente accompagnati da forte dolore.
Il miglior trattamento consiste in bagni caldi e aspirina. Con riposo e applicazioni di caldo sul muscolo interessato di solito il dolore cessa; altrimenti, è bene consultare il medico. Spesso, anche la lombaggine e il torcicollo sono forme di mialgia.
Il dolore che sembra provenire da un muscolo può essere anche provocato da infiammazione di un tendine (tendinite) o di un'articolazione (artrite), da compressione di un nervo (come nell'ernia del disco) o da infiammazione di un nervo (nevrite). Talvolta, raramente, un dolore al braccio o alla spalla sinistri può essere sintomo di cardiopatia.

Dolore riferito

Detto anche "irradiato", si ha quando il dolore viene avvertito in sede differente da quella della lesione.
Le fibre nervose provenienti dalla cistifellea infiammata, per esempio, raggiungono il midollo spinale e passano le informazioni al cervello; ma il cervello può interpretare tali impulsi come se venissero da fibre diverse che raggiungono il midollo spinale nello stesso punto.
Se, per esempio, queste differenti fibre portano alla spalla destra, la persona prova dolore a questa spalla.
Un altro meccanismo di dolore riferito è evidenziato da quanto si verifica in caso di ernia del disco: l'individuo, anziché avvertire dolore nella zona dove il disco erniato comprime un nervo, lo avverte nella zona del corpo servita dal nervo colpito.
Così, un disco erniato nella regione lombare può ledere in parte il nervo sciatico e il paziente, dato che tale nervo si estende lungo la gamba, accusa forte dolore alla gamba, invece che alla regione lombare.
Nei casi di dolore riferito il medico, per la diagnosi, deve tenere conto degli altri sintomi.

INSONNIA

Con il termine di insonnia si intende la difficoltà nel prendere sonno o nel dormire bene.
É un disturbo di cui, una volta o l'altra, soffrono tutti: può accadere di restare svegli per un'ora in tutta la notte e di sentirsi la mattina dopo come se non si fosse chiuso occhio.
Di solito il lato peggiore di molti casi di pseudo-insonnia è la preoccupazione di non riuscire a dormire abbastanza.
Tuttavia, se l'insonnia ricorre con una certa frequenza, è importante cercare di scoprire le cause per eliminarle, se necessario con l'aiuto del medico.
Sono moltissimi i fattori, anche elementari, che possono impedire a un individuo di addormentarsi o di continuare a dormire: il materasso troppo soffice o troppo duro, le coperte troppo pesanti o troppo leggere, la camera stessa troppo calda o troppo fredda, oppure non abbastanza buia o disturbata da troppi rumori. Anche mangiare troppo, poco prima di coricarsi, può essere causa di insonnia, così come bere stimolanti come tè o caffè.
L'impossibilità di prendere sonno è talvolta sintomo di disturbi mentali o emotivi, oppure può essere causata da dolore e persino, in qualche caso molto raro, da una malattia.
In molti casi, non è difficile eliminare la causa dell'insonnia: materassi, coperte e temperatura della camera possono essere modificati in modo da rispondere meglio alle esigenze personali, una mascherina per gli occhi può eliminare l'eccesso di luce e tappi negli orecchi possono evitare il fastidio dei rumori.
Si può cercare di rilassarsi per un'ora due ore prima di coricarsi, leggendo, guardando la televisione o facendo un bagno caldo.
Se ci si sveglia durante la notte, può tornare utile accendere la luce e leggere un poco; in qualche caso, un bicchiere di latte caldo con un paio di biscotti può conciliare di nuovo il sonno.
Soprattutto bisogna evitare assolutamente di preoccuparsi per il timore di non dormire. In casi estremi, ci si può rivolgere al medico per farsi prescrivere un tranquillante o un blando sonnifero, ma è poi necessario attenersi scrupolosamente alle dosi prescritte: qualsiasi eccesso risulta pericoloso.

SINGHIOZZO

Per singhiozzo si intende una contrazione spasmodica involontaria del diaframma, la parete muscolare che separa la cavità toracica da quella addominale, e dei muscoli costrittori della glottide, l'apertura superiore della laringe.
Il suono caratteristico del singhiozzo è determinato appunto dalla chiusura improvvisa, nel momento dell'inspirazione, della glottide.
Il singhiozzo è causato, normalmente, dall'aver mangiato troppo in fretta, ma può essere dovuto a una malattia dell'apparato digerente o dell'apparato respiratorio, oppure alla tensione nervosa; in alcune malattie gravi, come uremia, encefalite o tumore dello stomaco, agli altri sintomi caratteristici di ciascuna malattia può talvolta aggiungersi il singhiozzo.
Numerosi sono i metodi per far cessare il singhiozzo. Per un attacco leggero si può scegliere tra fare una serie di respiri profondi, deglutire, causare una serie di starnuti con il pepe (attenzione a non farselo andare negli occhi), bere lentamente a piccoli sorsi un bicchiere d'acqua.
Generalmente il singhiozzo dura solo qualche minuto, ma, se l'attacco è forte e prolungato, è consigliabile non aspettare che abbia provocato uno stato di sfinimento e di ansietà: è meglio consultare subito il medico che può ordinare, in certi casi, un sedativo.

TIC

Con questo termine si intende un movimento involontario specie dei muscoli della faccia. Può essere semplicemente un'abitudine oppure il sintomo di un disturbo.
I cosiddetti "spasmi abituali", come sbattere le palpebre o aspirare rumorosamente con il naso, sono comuni fra i bambini, in cui generalmente cessano nel giro di pochi mesi, se si lasciano passare inosservati.
Nelle persone di mezza età, invece, è estremamente difficile vincere questo tipo di abitudini.
Le persone anziane possono soffrire di una forma di nevralgia (cioè dolore a un nervo) a carico del trigemino, nervo che si dirama alla faccia, chiamata "tic doloroso". L'irritazione del trigemino può provocare attacchi di dolore acutissimo che possono durare solo pochi minuti, ma che talvolta si ripetono parecchie volte in un giorno.
Spesso, è impossibile determinare la causa del tic doloroso. In alcuni casi, è stato constatato che può essere causato da una dentiera che aderisce malamente, da malocclusione (contatto imperfetto fra i denti superiori e quelli inferiori) o da altre imperfezioni dei denti.
Questo disturbo può essere spesso curato con degli analgesici, ma, nei casi più gravi, bisogna intervenire chirurgicamente sul nervo interessato.

 

VERTIGINE

La vertigine è una particolare sensazione per cui il soggetto ha l'impressione che il mondo esterno gli ruoti intorno; spesso, è accompagnata da nausea e vomito. La forma lieve è il comune capogiro.
La vertigine è causata, di solito, da un'alterazione dell'orecchio interno o del nervo che lo collega al cervello. Il capogiro, invece, è causato da insufficiente apporto di sangue od ossigeno al cervello; di solito, precede lo svenimento.
Talvolta, anche se in casi piuttosto rari, il capogiro può essere nei giovani sintomo di malattia grave; più frequentemente è invece dovuto a shock emotivo, alla fame, oppure può rappresentare l'effetto del fumo delle sigarette in chi non ne ha l'abitudine; può essere anche sintomo di chinetosi, cioè di disturbi legati al mezzo di trasporto (mal d'auto, d'aereo, ecc.).  


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