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home > a-z salute > epatite

LE EPATITI VIRALI ACUTE 
di Tullio Ferrante


Definizione e tipi

Sono infezioni sistemiche provocate da virus, che interessano soprattutto il fegato. Ad oggi sono stati individuati cinque tipi di virus:

  • virus dell'epatite A (HAV)
  • virus dell'epatite B (HBV)
  • virus dell'epatite C (HCV)
  • virus dell'epatite D (HDV)
  • virus dell'epatite E (HEV)

EPATITE A.

Si trasmette quasi esclusivamente per via oro-fecale. La diffusione è favorita da scarse condizioni igieniche e dal sovraffollamento. Ha un periodo d'incubazione di circa 4 settimane. Durante la fase acuta, è possibile individuare gli anticorpi contro l'HAV (anti-HAV) sottoforma di IgM per un periodo di alcuni mesi. Durante la convalescenza, invece, l'anticorpo anti-Hav prevalente è una IgM.Da tale comportamento biologico si deduce un criterio importante per la diagnosi: in fase acuta essa può, infatti, essere posta dimostrando un alto titolo di anticorpi tipo IgM. Successivamente alla fase acuta, gli anticorpi della classe IgG restano dosabili per un periodo indefinito, durante il quale il paziente è immune da un'eventuale reinfezione.

Tale proprietà difensiva è abilmente utilizzata in medicina a scopi preventivi: è, infatti, proprio l'anti-HAV della classe delle igG il principale costituente delle preparazioni di immunoglobuline contro l'epatite A.

 

EPATITE B.

Come molti sapranno la principale via di contagio di questa forma di epatite è la via percutanea, ma la definizione di "epatite da siero" non concorda più con le caratteristiche epidemiologiche attualmente note. Ciò per due motivi fondamentali: il primo è che gran parte delle epatiti trasmesse per emotrasfusione non sono dovute all'HBV; il secondo è che il virus è stato isolato in quasi tutti i liquidi biologici dei pazienti infetti: saliva, lacrime, liquido seminale, secreto gastrico, latte materno, urine; è stato dimostrato come tali liquidi, in particolare saliva e liquido seminale, se somministrati all'animale da esperimento, sono in grado di trasmettere l'infezione sia per via percutanea che per vie non percutanee: tra queste ultime la via sessuale riveste un'importanza determinante.

Al virus dell'epatite B sono associati tre antigeni (l'antigene è una sostanza estranea all'organismo in grado di stimolare la risposta immunutaria, nella fattispecie la produzione di anticorpi):

  • antigene di superficie o HbsAg
  • antigene del core o HbcAg
  • antigene e o HbeAg

Dal comportamento di tali antigeni possiamo stabilire l'evoluzione della malattia. Vediamo in che modo.
Dopo il contagio da virus HBV il primo marker che appare nel siero è l'HbsAg. La sua positività precede sia l'innalzamento dei valori delle transaminasi sia la comparsa dei sintomi clinici e permane anche dopo di essi, raramente oltre i sei mesi. Dopo la scomparsa del marker è rilevabile, nel siero la comparsa di anticorpi specifici (anti-HBs), la cui positività ha una durata indefinita. L'HbcAg, invece, non è rilevabile di routine nel siero dei pazienti infetti a causa della sua posizione; d'altra parte gli anticorpi contro di esso, anti-HBc, compaiono molto precocemente precedendo di settimane o mesi la formazione degli anti-HBs. Si ritiene che il reperto isolato di positività dell'anti-Hbc sia segno, nella gran parte dei casi, di una pregressa infezione da virus dell'epatite B.E ancora di più, è possibile distinguere le infezioni recenti da quelle remote, determinando la classe di appartenenza dell'immunoglobulina anti-HBc; infatti, i pazienti con infezione recente o in corso possiedono anticorpi anti-HBc di tipo IgM, mentre coloro che già da tempo sono guariti, come anche i soggetti in cui si è instaurata un'epatite cronica, possiedono anticorpi anti-HBc di classe IgG. Il terzo marker, l'HbeAg, è facilmente individuabile e compare in concomitanza o appena dopo l'HbsAg, a testimonianza di un'intensa replicazione virale; la sua scomparsa di solito, costituisce un segno di potenziale risoluzione dell'infezione, la sua persistenza potrebbe indicare un'evoluzione verso la cronicizzazione.

Dal comportamento dei diversi anticorpi in risposta ai tre tipi di antigeni, e dalla constatazione della contemporaneità tra la comparsa degli anticorpi anti-HBs e la risoluzione dell'infezione da HBV, unita all'osservazione che i soggetti anti-HBs positivi sono immuni dalle reinfezioni da HBV, si deduce che l'anticorpo effettivamente protettivo sia l'anti-HBs. Per questo motivo la prevenzione nei confronti dell'epatite B si effettua facendo sì che, nei soggetti a rischio, si instaurino significativi livelli di anticorpi anti-HBs circolanti.

EPATITE C.

L'agente responsabile di questo tipo di epatite, il virus dell'epatite C, trasmissibile per via percutanea, ha la caratteristica di sfuggire ai meccanismi immunitari dell'ospite, per cui la determinazione degli anti-HCV è insufficiente per identificare tutti i soggetti infettati. L'indicatore più sensibile è la presenza di HCV-RNA che può essere individuato entro pochi giorni dall'infezione e che tende a persistere per tutta la sua durata.

EPATITE D.

Il virus dell'epatite D (HDV), detto anche fattore delta, è responsabile di infezioni combinate con il virus HBV del quale si serve per potersi replicare ed esprimersi. Esso può infettare il soggetto contemporaneamente all'HBV o sovrapporsi ad un'infezione da HBV. Da questi dati di fatto si evince che la durata dell'infezione da HDV dipende da quella dell'infezione da HBV e non può mai durare più a lungo. Durante la fase acuta della malattia sono presenti nel siero anticorpi anti-HDV della classe IgM.

EPATITE E.

Un diverso tipo di epatite, trasmesso mediante acqua contaminata, è stato identificato in India, Asia, Africa ed America centrale. L'agente responsabile è stato denominato virus dell'epatite E. E' possibile individuare anticorpi contro tale agente, ma, attualmente, i test sierologici relativi sono effettuati solo in laboratori di ricerca.

Sintomatologia

L'epatite virale acuta si manifesta dopo un periodo di incubazione che varia a seconda del virus interessato. Generalmente il periodo di incubazione dell'epatite A è circa 4 settimane, quello dell0epatite B e D 4-12 settimane, quello dell0epatite C circa 7 settimane e quello dell0epatite E circa 6-7 settimane. Quale che sia il tipo di epatite, a parte le forma asintomatiche e fulminanti, il quadro clinico tipico dell'epatite virale acuta è composto da tre fasi:

  • fase iniziale: nausea, vomito, astenia, malessere generale, dolori ossei e muscolari. La febbre è più frequente nelle epatiti A ed E.
  • fase itterica: (l'ittero è la colorazione giallastra assunta dalla pelle e dagli occhi in seguito all'aumento di produzione di bilirubina da parte del fegato):con la comparsa dell'ittero la sintomatologia generale si attenua.
  • fase di guarigione: si assiste alla scomparsa dei sintomi generali. La completa guarigione clinica e biochimica avviene dopo 1-2-mesi nei casi di epatite A ed E, e dopo 3-4 mesi nei casi di epatite B e C. Ciò chiaramente se non intervengono complicazioni.

Terapia

Non esiste una terapia specifica per l'epatite virale acuta. Solo i pazienti particolarmente gravi necessitano di essere ospedalizzati. Il riposo a letto obbligato e prolungato non è essenziale per la guarigione. E' consigliabile una dieta ipercalorica con pasti più abbondanti di mattino, a causa della nausea che si manifesta spesso nella seconda parte della giornata. L'isolamento dei pazienti non è necessario, tranne nei casi in cui vi sia incontinenza fecale in pazienti con epatite A ed E o emorragia grave in pazienti con epatite B e C.


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