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home > odontoiatria > disordini cranio mandibolari

del Dr. Andrea Gizdulich

CEFALEE E DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI


Il riscontro sempre più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche e/o funzionali a carico dell’apparato Stomatognatico, spiega la necessità di includere le cefalee tensive tra le patologia odontoiatriche. Non deve inoltre essere sottovalutato il fatto che la presa di coscienza di un nesso fra queste due patologie si è diffusa anche fra i mass-media, influenzando l’opinione pubblica.

La comprensione dei rapporti causali esistenti fra l’apparato masticatorio e le cefalee secondarie richiede una profonda conoscenza della fisiopatologia dell’apparato stomatognatico, tratto iniziale dell’apparato digerente ma anche parte del Sistema Locomotore.

Dotato di uno scheletro osseo, di articolazioni e di una complessa e varia muscolatura possiede una ricca innervazione e propriocezione dipendente in massima parte dalla seconda e terza branca del nervo Trigemino, oltreché di organi specifici quali i denti, collocati nelle arcate mascellare superiore e mandibolare.

La posizione di massima intercuspidazione dentale, definita “occlusione” è essenziale per la funzione masticatoria. Si realizza al termine di ogni ciclo masticatorio e generalmente all’inizio di ogni atto di deglutizione, cioè fino a 2000 volte circa nelle 24 ore. Modernamente si considera fisiologica la posizione di occlusione che si realizza grazie ad una contrazione isotonica e bilanciata dei muscoli competenti. Ogni qualvolta questo equilibrio non può realizzarsi per cause diverse, ma per lo più connesse alla situazione delle arcate dentali, si avrà un’occlusione“adattata” che deve essere considerata patologica.

Il progresso delle conoscenze cliniche del dolore muscolare, con le sue complesse manifestazioni sindromiche, negli ultimi venti anni, è stato acquisito per merito di molti studiosi, fra i quali ha primeggiato la personalità di Janet Travell, i cui studi hanno aperto un nuovo fondamentale capitolo della diagnostica di una delle più diffuse sofferenze.

Il dolore, definito miofasciale poiché coinvolge la muscolatura scheletrica e le sue fasce ed aponeurosi, si instaura preferibilmente nei muscoli a maggior impegno posturale, sia per cause agenti cronicamente (come l’impegno ad un adattamento posturale forzato), sia per cause traumatiche acute.

L’origine del dolore risiede nei cosiddetti Punti Trigger miofasciali (TrP). Un TrP (Fig. 2) è un nodulo ipereccitabile collocato in una banda di tessuto muscolare teso e pertanto reperibile alla palpazione, che se stimolato dà luogo ad intensa risposta dolorosa locale, accompagnata talvolta da altri fenomeni quali una scossa locale provocata (local twitch response), dolore riferito in un area ben definita e costante per ciascun TrP ed alterate risposte neurovegetative e propriocettive. Il sintomo più caratteristico è costituito dal dolore riferito; di questa particolare allodinia non è del tutto chiara la patogenesi; è invece noto che si manifesta sempre in una determinata sede tipica per il TrP che lo ha generato.

Essendo la sede dei TrP costante nei corpi muscolari, a causa della loro interdipendenza con la sede delle placche motrici (TrP “centrali”) o con le inserzioni muscolo-tendinee (TrP di “attacco”), è stato possibile creare una mappa delle zone di riferimento del dolore, tenendo peraltro conto che anche TrP provenienti da muscoli diversi possono avere in comune la sede del dolore riferito. I criteri di interdipendenza fra TrP e dolore riferito costituiscono un utilissimo strumento diagnostico delle sofferenze miogene in qualsiasi distretto muscolo-scheletrico. La malattia da TrP, nota come Sindrome Dolorosa Miofasciale, interessa soprattutto la muscolatura più impegnata nell’attività posturale. Di conseguenza, sebbene qualsiasi distretto dell’apparato locomotore possa esserne colpito, talune sedi, come ad esempio la regione della testa e del collo e quella dorso-lombare, sono quelle più spesso coinvolte. Se si considera che nell’uomo, a causa della sua stazione eretta, la catena posturale si svolge in senso verticale, si assiste al fatto che il sistema muscolo-scheletrico proprio dell’apparato stomatognatico viene a trovarsi in una situazione posturale influente poiché diviene il primo anello di tale catena che contrae tramite la muscolatura cervicale importanti rapporti posturali con i livelli muscolo-scheletrici sottostanti, potendo ingenerare complesse influenze reciproche.

Le noxae che possono alterare l’occlusione sono molteplici e possono agire in ogni età della vita; sono legate a turbe dello sviluppo delle ossa mascellari, a turbe dell’eruzione e successivo allineamento della dentatura, a malattie dentali che determinano il danneggiamento organico o addirittura la perdita del dente ammalato ed infine a cause collegate a terapie odontoiatriche, quando non siano in grado di ripristinare soddisfacenti condizioni morfologiche e funzionali delle arcate dentali. La conseguenza immancabile di tali noxae è l’occlusione accomodata in una posizione posturale forzata ed oggi giustamente ritenuta patologica. L’alterazione occlusale genera una condizione definita “Disordine Cranio-mandibolare” che può essere caratterizzata da quadri clinici diversi. Il quadro clinico, nella maggioranza dei casi, è privo di sintomatologia ma ricco invece di soli segni obiettivi che esprimono una condizione di precario equilibrio.

Quando e se questo equilibrio dovesse rompersi insorgono cefalee e cervicalgie tensive, espressione nel territorio della testa e del collo della Sindrome Dolorosa miofasciale. Esistono infine quadri clinici complicati da concomitanti fenomeni patologici a carico delle ATM, forzate dalla dislocazione obbligata della mandibola, che generano rumori e impedimenti articolari di varia natura e grado con o senza manifestazioni dolorose.
 

A cura del Dott. Andrea Gizdulich
Odontoiatra
Via Duccio di Buoninsegna, 48-50143 Firenze
Tel 055716906 Fax 0557134661
www.dccm.it
www.studio-gizdulich.it

 

 

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