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Stenosi aortica severa: una soluzione mininvasiva per un problema sempre più diffuso

inserito da: Redazionepubblicato il: 06/02/2012 17:06
Una sensazione di affaticamento ed affanno, un dolore toracico o uno svenimento: possono essere segnali di una stenosi aortica severa, una malattia cardiaca che consiste nel restringimento della valvola aortica. Si tratta di una patologia che comincia a presentarsi in genere dopo i 65 anni e colpisce per circa il 4.6% della popolazione con età superiore a 75 anni ed arriva all’8.1% dopo gli 85 anni. Con l’aumentare della vita media, nella società occidentale, sono centinaia di migliaia i soggetti portatori di questa patologia, che consiste nella degenerazione e calcificazione della valvola aortica che ne impediscono una corretta apertura per il passaggio del flusso sanguigno dal ventricolo sinistro all’aorta, principale vaso dell’organismo.
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Questa situazione determina un maggior sforzo del muscolo cardiaco e, a lungo andare, provoca un indebolimento del cuore con conseguenze gravi per lo stato generale di salute del paziente. I sintomi sono dolore toracico, affaticamento, giramenti di testa, svenimenti fino all’insufficienza cardiaca ed alla morte. Una volta comparsi i sintomi l’unica soluzione è la correzione della valvola: tuttavia, in circa un terzo di questi pazienti l’intervento cardochirurgico a torace aperto presenta rischi molto alti. Da qualche anno anche per questi pazienti esiste una possibilità terapeutica. Si tratta di un intervento mini invasivo che, utilizzando un catetere, consente, in genere attraverso un accesso dall’inguine, di impiantare una valvola nuova. L’intervento viene eseguito dal dott. Arturo Giordano, responsabile del Reparto di Interventistica Cardiovascolare del Presidio Ospedaliero Pineta Grande di Castelvolturno. “Negli ultimi anni, sono disponibili sul mercato valvole cardiache biologiche che possono essere impiantate con una tecnica mininvasiva senza dover fermare il cuore o aprire il torace – dichiara il dottor Giordano – Presso il nostro centro, dal 2008 abbiamo trattato con successo oltre 150 pazienti, di età compresa dai 75 e i 90 anni, che presentano spesso una concomitanza di diverse patologie, ottenendo ottimi risultati in termini di qualità e durata della vita, con netta riduzione dei ricoveri ospedalieri e di ricorso a cure mediche.” Attraverso un accesso dall’arteria femorale, si introduce una valvola artificiale transcatetere montata su una lunga sonda che giunge fino al muscolo cardiaco. Questa tecnica, denominata Tavi (Transcatheter aortic valve implantation), ha rivoluzionato l’approccio al trattamento: la valvola nativa malata non viene asportata ma dilatata per consentire di allargarne l'apertura e quindi impiantare nel suo interno una nuova valvola biologica, di origine animale. Tutta la procedura viene controllata attraverso una complessa attrezzatura radiologica. Dopo l’intervento, che si esegue quasi sempre a paziente sveglio, ci si può rialzare entro 24-48 ore ed essere dimesso dall’ospedale nella maggior parte dei casi dopo 5-6 giorni. Nel 2011 sono stati pubblicati, sulla rivista scientifica Circulation, i risultati derivati da uno studio indipendente che confermano i benefici clinici, sia immediati che prolungati, nei pazienti che hanno ricevuto l’impianto TAVI per il trattamento della malattia della valvola aortica. L’articolo raccoglie il più grande Registro Italiano di pazienti sottoposti a questo tipo di intervento (663 pazienti affetti da stenosi aortica, età media 81 anni, trattati in 14 centri italiani), dal 2007 al 2009. I risultati mostrano che i pazienti che hanno ricevuto l’impianto della valvola presentano un’alta percentuale di successo procedurale (98%), con una mortalità di circa il 7% che è legata generalmente per comorbidità cliniche associate. “La consultazione di un cardiologo è indispensabile per una diagnosi accurata e solo una consulenza super specialistica può orientare l’eventuale cura verso questo nuovo e rivoluzionario trattamento. “ conclude il dottor Giordano.
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