Vogliono essere più belli, per sentirsi più apprezzati dagli altri e più sicuri di sé. Un maschio italiano su due confessa di aver valutato, almeno una volta nella vita, di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica. E sono i politici i più sensibili al richiamo del bisturi. E' quanto emerge da un'indagine dell'associazione Donne e Qualità della Vita, coordinata dalla psicologa Serenella Salomoni e condotta su un campione rappresentativo di 800 italiani di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Il 53% del campione ammette di aver pensato, almeno una volta nella vita, di ricorrere a un intervento di chirurgia estetica per ovviare a difetti fisici o semplicemente migliorare il proprio aspetto.
Un dato confermato anche dal recente Osservatorio Nazionale sulla chirurgia estetica in Italia promosso da LaCLINIQUE: stando ai dati raccolti da Doxa, la percentuale di chi si dice favorevole a sottoporsi a un futuro intervento è in crescita dell'11% rispetto all'anno precedente. E gli interventi maschili fanno registrare un vero e proprio boom: stando ai dati LaCLINIQUE le richieste degli uomini sono passate dall'1,2% del totale nel 2009 al 15,54% nei primi mesi del 2011, una percentuale ancora in forte crescita. Insomma, per gli uomini la chirurgia estetica non è più un tabù e il ricorrere al bisturi non è più visto come sintomo di vulnerabilità, specie se le esigenze lo richiedono. Stando all'indagine di Donne e Qualità della Vita, gli italiani si vorrebbero rivolgere alla chirurgia estetica soprattutto per correggere un difetto (42%) e per perfezionare il proprio aspetto fisico (35%). Le ragioni? Soprattutto avere più successo nelle relazioni con l'altro sesso (30%), ma anche aumentare la propria autostima e la fiducia in sé stessi (27%), e migliorare la propria presenza nel contesto sociale (22%) e lavorativo (18%). Ma quali sono, secondo gli italiani, le professioni più inclini a subire il fascino del ritocchino? Ecco la classifica dei più 'ritoccati'. A sorpresa, stando ai risultati della ricerca, sono i politici ad affermarsi nettamente al primo posto tra i più sensibili al richiamo del chirurgo estetico (36%). Nella speciale classifica, superano altre due categorie professionali molto attente all'immagine, come attori (21%) e conduttori televisivi (12%), rispettivamente sul secondo e sul terzo gradino del podio. Al quarto posto si posizionano gli industriali (8%), seguiti da avvocati (7%), imprenditori (5%) e medici (4%). I meno interessati all'intervento estetico sembrano invece essere gli operai (1%): del resto, il fascino del ritcco deve fare anche i conti con la busta paga. E in questo senso chi meglio dei politici può concedersi qualche piccolo lusso? La mania del ritocco pare aver contagiato in particolare i politici d’oltreoceano: molti sospetti destano ad esempio le guance levigate e la fronte liscia di Joe Biden, vice di Barak Obama, così come la scomparsa delle rughe dal volto e dal contorno occhi di John Kerry. Ma non solo. Recentemente travolto dallo scandalo a luci rosse, anche l’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn avrebbe fatto frequentemente ricorso al chirurgo plastico per migliorare la sua immagine, con interventi di blefaroplastica. E nemmeno i sovrani sfuggirebbero alla tentazione di assecondare la propria vanità: l’autorevole El Mundo riporta come perfino il Re Juan Carlos abbia ceduto al bisturi. In alcune foto recenti mostra profonde macchie bluastre sotto gli occhi, che potrebbero essere causa di un intervento di blefaroplastica per eliminare le borse. E in Italia? Nel 2004 Silvio Berlusconi si è sottoposto ad un lifting agli occhi, e secondo un sondaggio di Men’s Health UK, il 40% degli uomini confessa di voler seguire il suo esempio.
Carlo Panzella