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Last Page Update 09/10/2009 17.05.00

home > droghe > storia dell'ecstasy

Storia dell’ecstasy di Fabio Santaniello


Dalla Grande Guerra ai giorni nostri. La MDMA ha attraversato il fronte e gli ambulatori degli psichiatri per finire nelle discoteche di tutto il mondo.

Nuova droga? Neanche per sogno: il principio attivo dell’ecstasy e cioè la molecola della metilendiossimetamfetamina (MDMA) fu scoperta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e il relativo brevetto di farmaco anoressizzante risulto depositato nel 1914.

Nel corso dei suoi ottantacinque anni di vita, all’ecstasy sono state applicate forme diverse di somministrazione e di studio. Durante la prima guerra mondiale torno utile per ridurre fame e stanchezza e contemporaneamente per potenziare la resistenza fisica nei soldati. Bisognerà però attendere gli anno 50 per l’inizio delle sperimentazioni sulla tossicità, ad opera dell’Università del Michigan su commissione dell’esercito Americano. La stessa US Army, in quell’epoca, ne sperimento gli effetti fornendola ai Marines nella guerra di Corea e successivamente, durante il conflitto vietnamita, permise alle truppe di consumare sostanze amfetaminiche (ma anche oppiacei ed altro) senza particolari controlli.
Verso la fine degli anni sessanta si fa strada l’area ricreazionale, cioè il consumo di questa droga per scopi socializzanti (almeno questo era l’intento) e senza controllo medico: è cosi che dalla costa occidentale americana (California in testa) questa abitudine si diffuse in tutti gli altri stati.
Il 1978 è l’anno della pubblicazione dei resoconti sulle sperimentazioni curate da alcuni psichiatri californiani, che ritenendo l’MDMA un farmaco utile alla comunicazione fra paziente e terapeuta, ne avevano somministrato dosi variabili ai loro clienti; gli studi saranno approfonditi ed aggiornati e con una ulteriore pubblicazione avvenuta quattro anni più tardi crebbe anche il numero di psicanalisti sostenitori di questa rivoluzionaria terapia.
Grazie all’ecstasy si intravide la possibilità di inaugurare una nuova classe di farmaci (differenti sia dagli allucinogeni che dagli altri psicostimolanti) da definire entactogeni , capaci cioè di indurre all’entusiasmo ed alla discussione serena di vissuti traumatici. Ma nonostante l’entusiasmo e la casistica sempre più voluminosa, l’MDMA venne inserita nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope da tenere sotto controllo, al pari di altre sostanze d’abuso come l’eroina e l’LSD (per la cocaina bisognerà attendere ancora qualche anno). La Drug Enforcement Administration (DEA) motivo il provvedimento restrittivo adottato nel 1984 con la mancanza di una adeguata documentazione medica sugli aspetti neurotossici di cui l’ecstasy sembra essere particolarmente ricca.
Con il divieto di prescrizione e la conseguente illegalità fiorisce pero la produzione clandestina che, grazie alle continue manipolazioni chimiche, prepara un cosi alto numero di sostanze derivanti dalla amfetamina che la MDMA  si guadagna il titolo di regina delle designer drugs , le cosiddette droghe d’autore. Il lavoro di modifica della sostanza base, con le sempre inedite sintesi di laboratorio,   ostacola gli studi sulla neurotossicità  di ogni singolo prodotto, al punto che per le autorità sanitarie mondiali è impossibile tenere sotto controllo le designer drugs. Per questo motivo droghe con alto potere tossicomanico restano di volta in volta al di fuori delle tabelle comprendenti le sostanze pericolose per un periodo sufficiente ad una diffusione non strettamente illegale. Infatti il mercato dell’ecstasy non conosce soste ne crisi di sorta, ma annovera sempre nuovi ed esigenti clienti anche in considerazione dell’età media dei consumatori, poiché tende progressivamente e costantemente a diminuire.
In pochi anni, dagli ambulatori degli psicanalisti, la sostanza si e trasferita nelle discoteche di tutto il mondo trovando in esse l’habitat ideale di spaccio e di abuso. Si parla e si discute spesso di queste pasticche perché in relazione ad esse, cosi facilmente circolanti nei luoghi di ritrovo dei giovani, si registrano ogni anno migliaia di decessi soprattutto legati ad incidenti stradali. Ma e facile pensare che il vero volto dell’ecstasy (di cui ne conosciamo solo un profilo) sia ben più temibile: per la sua natura rientra sicuramente nel novero degli stupefacenti con il più alto potere tossicomanico. Con una diffusione in costante crescita, con l’acquisto ed il consumo che avvengono con molta superficialità (complici la propaganda pilotata che ne minimizza i danni e una non adeguata campagna di prevenzione) ciò che preoccupa di più è la terapia farmacologica e non da contrapporre ai guasti cerebrali di cui è responsabile l’ecstasy. Perché? Semplice: al momento non esiste affatto una qualsiasi cura. Chi ne abusa rischia di arrecarsi danni irreversibili al cervello ed a tutto il sistema nervoso.

(tratto da Il Faro Anno VIII n° 1 gennaio 1997)  


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