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Lombalgia
La lombalgia rappresenta una patologia molto diffusa nella
nostra società potendo interessare fino all'80% della popolazione
indipendentemente dall'esecuzione di un blocco spinale1. Tale fastidio
può essere associato, però, all'esecuzione di una anestesia
subaracnoidea, anche se tale condizione è da considerarsi insolita2,
3. In questi casi possono essere implicati il traumatismo dei tessuti indotto
dall'introduzione dell'ago, un ematoma, un danno ai legamenti e/o uno spasmo
muscolare riflesso. Si ritiene che tale dolore lombare possa essere prevenuto
da una infiltrazione paraspinosa bilaterale con conseguente blocco dei
nervi ricorrenti spinali prima della rachianestesia4. Non è detto,
però, che il dolore lombare sia da ascriversi certamente alla esecuzione
di un blocco subaracnoideo o peridurale giacché questi compare con
analoga frequenza dopo anestesia generale e può essere causato anche
dalla permanenza per lunghi periodi sul tavolo operatorio, specie in posizioni
che possono sollecitare i legamenti vertebrali (litotomica), particolarmente
quando l'uso di miorilassanti privi la colonna del sostegno muscolare5.
Nella maggior parte dei pazienti la lombalgia è
breve e limitata nel tempo, piuttosto ben tollerata e tende a regredire
con una semplice terapia con analgesici blandi; solo una ridotta percentuale
di pazienti già abitualmente afflitti da rachialgie può necessitare
di trattamenti antalgici più vigorosi fino alla TENS e alla fisioterapia1.
Infezioni
Sebbene le infezioni locali nella sede di inserzione dell'ago
o del catetere siano tutt'altro che insolite le infezioni secondarie all'esecuzione
di un blocco spinale rappresentano un evento alquanto raro anche se molto
pericoloso6. Gli stessi anestetici locali sono provvisti di un effetto
batteriostatico se non addirittura battericida7 e, a meno di grossolane
brecce nella asepsi, concorrono a mantenere libera da sequele infettive
la tecnica. L'esito delle infezioni subaracnoidee ed epidurali sembra essere
in stretta relazione con la durata e la severità del processo infettivo
prima dell'istituzione di una appropriata terapia. Pertanto una diagnosi
precoce ed un trattamento terapeutico energico consentono un recupero completo8.
Cefalea
Come già visto per la lombalgia anche la cefalea
rappresenta una condizione patologica estremamente frequente nella società
e, pertanto, si impone una attenta valutazione diagnostica nei casi in
cui venga riferita una cefalea dopo esecuzione di blocco subaracnoideo
o peridurale giacché potrebbe trattarsi di una comune forma di cefalea
muscolo-tensiva indotta dallo stress affrontato dal paziente2. Tale forma,
in genere, è associata ad un'ampia storia di episodi analoghi riscontrabili
all'anamnesi patologica, si manifesta prevalentemente unilateralmente e,
condizione che la differenzia dalla cefalea da puntura durale (PDPH), non
si esacerba con l'acquisizione della posizione eretta.
Un'altra condizione in grado di indurre una cefalea da spinale è
la meningite batterica e/o la più comune forma asettica. Questa
forma si accompagna ad una cefalea non correlata alla postura, a classici
sintomi di sofferenza meningea e, nella forma batterica, ad iperpiressia.
Un'altra condizione da distinguere dalla PDPH è data dalla trombosi
della vena corticale che può rendersi responsabile di una cefalea
severa specie nel post-partum
Un'ultima condizione in grado di indurre cefalea è rappresentata
dall'ematoma cerebrale o epidurale che può essere conseguenza di
un precedente trauma cranico o di una terapia anticoagulante non nota all'anestesista
associata alla anestesia subaracnoidea o peridurale10. La diagnosi differenziale
si pone per l'assenza di influenza posturale e per la comparsa di manifestazioni
focali, segni che richiedono una immediata valutazione neurologica.
La classica cefalea da puntura durale si manifesta, classicamente, entro
i primi tre giorni dalla puntura durale e si risolve, abitualmente, spontaneamente
nei 2-3 giorni successivi, raramente prolungandosi per periodi superiori
ad una settimana. Essa è legata allo stillicidio di liquor attraverso
la soluzione di continuo determinatasi sulla dura madre dopo il passaggio
dell'ago da spinale. La perdita di liquor nel compartimento superficiale (subaracnoideo) verrebbe a determinare un'alterazione dell'equilibrio idrodinamico
dell'ambiente su cui poggiano anche l'encefalo e le strutture sopratentoriali
con stiramento di queste ultime verso il basso con comparsa di dolore.
Classicamente questo tipo di cefalea è correlata alla postura tendendo
al peggioramento con l'assunzione della stazione eretta per l'aumentata
perdita di liquor e per la maggiore tendenza allo spostamento verso il
basso delle strutture encefaliche che essa determina. Una ipotesi avanzata
recentemente punta l'indice verso eventuali frammenti di cute intrisi di
betadine che, trascinati nello spazio subaracnoideo tramite l'ago spinale,
produrrebbero un effetto irritativo. La pulizia del liquido cerebrospinale,
con l'allontanamento di tali frammenti dallo spazio subaracnoideo verso
i vasi peridurali richiede circa tre giorni; ciò supporterebbe la
teoria che la PDPH sia una condizione autolimitantesi.
La maggior parte dei pazienti colpiti da tale complicanza tendono a manifestare
dolore frontale e/o occipitale accompagnati, in una bassa percentuale di
casi, a disturbi uditivi, visivi e, più di frequente, a vertigini,
acufeni e fotofobia2. Nel 50% dei casi di PDPH la cefalea è lieve
e non interferisce con la normale attività, nel 35% è necessario,
di tanto in tanto, assumere la posizione supina per ottenere sollievo e
solo nel 15% dei pazienti la cefalea è così severa da non
consentire l'assunzione della stazione eretta neanche per lo svolgimento
dei normali bisogni fisiologici13.
Cause di cefalea post puntura durale
Tra tutte le pubblicazioni presenti in letteratura riguardanti
le misure da adottare per la prevenzione della cefalea da spinale una gran
parte riguardano il calibro degli aghi e pressoché tutti mostrano
come la riduzione delle dimensioni degli aghi si accompagni ad una drastica
riduzione della cefalea, condizione che si riscontra anche con il passaggio
dagli aghi classici con punta tagliente a quelli più recenti con
punta a matita, meno traumatici nei confronti delle fibre della dura madre14-16.
Infatti, aghi con punta non tagliente divaricano le fibre della dura consentendo,
una volta retratto, il loro riaccostamento riducendo così al minimo
la perdita di liquor. Gli aghi con punta tagliente, invece, tagliano le
fibre della dura in modo tale che queste stesse non possono più
chiudere la breccia lasciata dal passaggio dell'ago. A ulteriore conferma
di ciò esistono studi che dimostrano come si possa ridurre drammaticamente
la frequenza di PDPH anche con l'uso di aghi taglienti semplicemente modificando
l'orientamento del bisello dello stesso, facendolo, cioè, passare
parallelamente alle fibre della dura in modo da divaricarle e non tagliarle17-19.
Una analoga situazione è stata riscontrata anche dopo punture accidentali
con ago di Tuohy20.
Il povidone-iodine (Betadine) è stato indicato
come una possibile causa di PDPH quando non ben rimosso dopo la disinfezione
della cute (12, 21).
Tutti gli studi svolti riguardo alla PDPH hanno mostrato
come la sua incidenza tenda a decrescere con l'età raggiungendo
dei valori minimi al di sopra dei 50 anni2, 22. In questi ultimi, infatti,
dopo spinale con ago Quinke 22-gauge, si è riscontrata un'incidenza
di PDPH inferiore al 5% contro una tra il 20 e il 37% in soggetti giovani
sottoposti ad anestesia spinale con ago Quinke 25-gauge23. La minore incidenza
di cefalea riscontrata in questi ultimi potrebbe forse essere dovuta al
restringimento dei forami intervertebrali, condizione che contrasterebbe
la perdita di liquor attraverso questa via bloccandolo nello spazio epidurale,
consentendo in tal modo un equilibrio delle pressioni ai due lati della
dura e riducendo lo stillicidio del liquido cefalo-rachidiano attraverso
la breccia durale24.
Per motivi sconosciuti l'incidenza di cefalea spinale
è più elevata nelle donne che negli uomini2.
- Concentrazione degli anestetici locali
E' stato proposto che gli anestetici locali nel liquor
potrebbero determinare vasocostrizione seguita da vasodilatazione reattiva
con conseguente cefalea25.
Trattamento della PDPH
Nella maggior parte dei casi, circa il 75%, la PDPH è
di intensità lieve o media e autolimitantesi, tendendo a scomparire
nell'arco di una settimana. L'associazione tra riposo a letto, analgesici
non steroidei e idratazione cospicua tende a velocizzare la guarigione.
In caso di cefalee di maggiore entità è possibile somministrare
analgesici oppioidi. Alcuni autori consigliano l'uso farmaci vasocostrittori
cerebrali quali la caffeina e il sodio benzoato2, 26, 27, anche se la loro
validità è stata di recente messa in discussione28. E' essenziale
tenere il paziente costantemente informato circa l'evoluzione della situazione
e le eventuali misure da intraprendere. Allorquando la cefalea dovesse
essere particolarmente intensa e invalidante è possibile prendere
in considerazione il ricorso al "blood patch". Quest'ultimo consiste
nella somministrazione di almeno 15 ml di sangue autologo nello spazio
peridurale, in genere attraverso lo spazio intersomatico inferiore rispetto
alla lesione durale (anche se attualmente il livello di esecuzione della
puntura non sembra importante), determinando una reazione pseudoinfiammatoria
con comparsa di fibroblasti e fibre collagene e successiva riparazione
della breccia durale e del conseguente stillicidio liquorale29.
Ipotensione
Gli effetti cardiovascolari determinati dall'anestesia
spinale sono dovuti al blocco simpatico pregangliare da questa indotto,
ricordando anche che la loro entità è sempre proporzionale
all'estensione dello stesso. Tale blocco simpatico determina una vasodilatazione
che a sua volta si ripercuote sulla pressione arteriosa riducendo le resistenze
periferiche totali e il pre load. Un blocco che si arresti al di sotto
di T10 non altera particolarmente le resistenze periferiche totali (RPT)
giacché si assiste ad una vasocostrizione riflessa dei territori
non bloccati. In presenza di un blocco più esteso, invece, si può
giungere ad una paralisi simpatica molto ampia con riduzione marcata delle
RPT e del pre load.
In genere l'ipotensione comincia subito dopo l'esecuzione
dell'anestesia e raggiunge la sua massima intensità al 25° minuto
persistendo oltre la durata del blocco muscolare.
Una serie di presidi possono ridurre l'incidenza e la
gravità dell'ipotensione da spinale come la somministrazione di
10-15 ml/kg di soluzione polielettrolitica prima dell'esecuzione della
puntura spinale5.
Analogamente è stato proposto l'uso sistematico,
a scopo profilattico, di 15-30 mg di efedrina da somministrare per via
intramuscolare prima dell'esecuzione del blocco30, anche se l'assorbimento
imprevedibile del farmaco e la possibilità che l'intervento possa
essere differito rendono preferibile il suo uso per via endovenosa all'atto
dell'esecuzione del blocco con boli a dosi refratte di 5 mg31, in bolo
unico di 10-30 mg32 o in perfusione continua in soluzione allo 0,01%, somministrando
5 mg al minuto per due minuti e, successivamente, 1 mg al minuto per 15-20
minuti33. Una volta instauratasi l'ipotensione il suo trattamento prevede:
- spostamento del paziente in posizione di
Trendelenburg;
- ossigenoterapia;
- infusione rapida di elettroliti e/o espansori plasmatici;
- somministrazione di farmaci con effetto
vasopressorio,
preferibilmente a-b stimolanti (efedrina).
Arresto cardiaco
Condizioni caratterizzate da bradicardia estrema e/o asistolia
sono descritte in letteratura quali complicanze dell'anestesia subaracnoidea34,
35, 36. Tale complicanza può essere conseguenza di tre diversi fattori
patogenetici :
- riflessi a partenza corticale tipo quelli da sindrome
vasovagale indotti da dolore, ansia ed emozioni37 ;
- inibizione dei riflessi di protezione da blocco dei nervi
cardioacceleratori in caso di risalita dell'anestetico locale ai primi
neuromeri toracici (T1-T4)38, anche se tale situazione non si accompagna
necessariamente a bradicardia estrema in condizioni di volemia adeguate39;
- riduzione marcata del volume ematico centrale40 che,
a sua volta, può essere responsabile dell'attivazione di riflessi
cardioinibitori a partenza intracardiaca41.
Riguardo a quest'ultimo fattore, esso è molto probabile
in caso di blocchi spinali estesi, potendosi, però, manifestare
anche dopo blocchi circoscritti nel momento in cui vengano a mancare i
classici meccanismi di compenso, tra cui, in particolare, la vasocostrizione
splancnica da ridotta liberazione di ormoni vasoattivi come la vasopressina42,
o per disfunzione del SNV, tipica dell'anziano43, del diabetico44 o del
malato di AIDS45. Non va dimenticato che una cospicua riduzione del volume
ematico centrale si accompagna, oltre che ad una riduzione della gittata
cardiaca, ad un decremento dei volumi ventricolari e che una riduzione
del 13% dei diametri tele sistolico e telediastolico ventricolare sinistro
attiva un riflesso cardioinibitore che determina una riduzione della frequenza
cardiaca atto a prevenire la comparsa di contrazioni cardiache a camere
ventricolari vuote36. Tale condizione associata a riduzione della pressione
differenziale rappresenta un importante segnale di collasso cardiocircolatorio
imminente.
L'atropina è relativamente inefficace in questi
casi, mentre è consigliabile attuare tutti i provvedimenti citati
a proposito del trattamento dell'ipotensione, in particolare l'infusione
con a-b mimetici che determinano da una parte vasocostrizione con incremento
della pressione arteriosa e dall'altra un'aumento dell'inotropismo, del
dromotropismo e del cronotropismo cardiaco.
Nausea e vomito
La nausea e il vomito si presentano frequentemente come
sintomi di accompagnamento dell'anestesia spinale, specie quando particolarmente
estesa, e possono essere i segni di una ipossia cerebrale da calo notevole
della pressione arteriosa2. Generalmente questi sintomi rispondono rapidamente
all'innalzamento pressorio ottenuto con i presidi sopra citati.
Complicanze neurologiche maggiori da incidente tecnico
Queste sono le più temibili complicanze per gli
anestesisti che praticano i blocchi spinale e peridurale per il rischio
di comparsa di debolezza muscolare, paralisi e/o incontinenza in conseguenza
dell'attraversamento di un singolo nervo o del midollo spinale, anche se
questi incidenti tecnici sono incredibilmente (fortunatamente?) rari in
letteratura. A tale proposito è stato di recente pubblicato un interessante
studio prospettico della durata di oltre tre anni che ha mostrato un'incidenza
di danno nervoso irreversibile dopo anestesia spinale pari a 1 su 4251
blocchi46.
Complicanze associate a terapia anticoagulante
L'uso della terapia anticoagulante in concomitanza con
l'esecuzione di un blocco regionale spinale e/o peridurale veniva, nel
recente passato, considerato estremamente rischioso per la possibile comparsa
di un ematoma spinale o peridurale2. Tali condizioni, invero alquanto rare,
possono sfociare in esiti catastrofici a seguito di compressione midollare
con rischio di paralisi definitiva se non viene effettuata una decompressione
chirurgica in quella che viene considerata la finestra terapeutica e che
è stimata tra le 6 e le 12 ore47. Pertanto la mancata regressione
dell'anestesia nei tempi previsti, la comparsa di parestesie dolorose agli
arti inferiori devono indurre a richiedere una visita neurologica, o meglio,
neurochirurgica allo scopo di escludere complicanze neurologiche o, eventualmente,
di consentire al paziente di rientrare nella finestra terapeutica di cui
prima, eseguendo in tempo utile almeno una TAC spinale e l'evacuazione
chirurgica dell'ematoma.
Riguardo ai rischi connessi all'esecuzione dell'anestesia
subaracnoidea e/o peridurale in pazienti sottoposti a terapia anticoagulante,
esistono numerosi esempi in letteratura che possono fornire delle linee
guida che descriviamo di seguito.
Possiamo con certezza affermare che l'uso di eparina per
via endovenosa, già a basse dosi, aumenta significativamente il
rischio di sanguinamento spinale48. Al contrario, l'impiego della calciparina
non controindica il ricorso ai blocchi centrali; peraltro, in soggetti
con normale peso corporeo e senza precedenti anamnestici o segni clinici
in atto di disordini della coagulazione e/o di malattie epatiche non è
essenziale un'ulteriore valutazione dell'APTT e della conta piastrinica
prima dell'intervento, a meno che la calciparina non venga somministrata
nella stessa giornata dell'intervento, caso in cui si rende necessario
avere a disposizione una analisi dei due parametri sopra indicati non antecedente
le 24 ore 49-51.
Riguardo, invece, all'eparina a basso peso molecolare
(LMWH), i dati sperimentali e clinici disponibili suggeriscono tre diverse
modalità alternative di comportamento:
1) iniziare la somministrazione della LMWH almeno un'ora
(meglio 8-12 ore) dopo l'anestesia spinale;
2) iniziare la profilassi antitrombotica con LMWH la sera precedente l'intervento
e continuarla la sera successiva;
3) usare calciparina il giorno dell'intervento e passare alla LMWH in quello
successivo48.
Non va, infine, tralasciata l'importanza dell'acido acetilsalicilico,
un farmaco spesso assunto dai pazienti in regime di autoprescrizione; il
suo eventuale impiego abituale va indagato e la sua assunzione va assolutamente
sospesa almeno cinque giorni prima della procedura anestesiologica51. Va
inoltre sottolineato che il rischio di un ematoma perimidollare è
proporzionalmente più frequente con la messa a dimora di un catetere
peridurale, che va, comunque, rimosso solo dopo la normalizzazione dei
parametri coagulativi e che, quindi, nelle situazioni di coagulopatia border
line, è più sicura l'esecuzione di una anestesia subaracnoidea
single shot con approccio laterale atraumatico.
Sindrome della cauda equina
Tale sindrome è così definita perché
il danno neurologico è localizzato a livello dei territori innervati
dai nervi lombari e sacrali : Tale condizione può essere prodotta
da fattori chimici che giungono nel midollo attraverso l'ago inavvertitamente
o per l'iniezione di sostanze caustiche2, o mediante l'impiego di soluzioni
iperbariche di lidocaina 5% che si accumulano localmente a pelle di leopardo,
realizzando un processo di maldistribuzione dell'anestetico locale, imputabile
ad anestesia spinale continua o a blocco eseguito con ago di Whitacre con
bisello rivolto verso il basso52.
Aracnoidite adesiva
Si tratta di una alterazione a carico del sistema nervoso
centrale associata con infezioni, insulti chimici o traumi del nevrasse.
Gli spazi subaracnoideo o peridurale possono essere obliterati da spessi
tralci che aderiscono fermamente all'aracnoide o alla dura. Tale condizione
può condurre ad un'ampia serie di deficit neurologici che, nei casi
più avanzati, possono essere rappresentati da idrocefalia, siringomielia,
paraplegia, tetraplegia o da tutte queste situazioni insieme. Fortunatamente
non si tratta di una situazione di riscontro frequente in corso di anestesia
regionale. Inoltre, in caso di somministrazione di sostanze chimiche iniettate
accidentalmente nello spazio subaracnoideo è possibile ricorrere
ad una tecnica di "wash out" descritta da Tartiere53. Questi
ha trattato una iniezione intratecale accidentale di Angiografin ipertonico
posizionando due cateterini subaracnoidei, uno a livello toracico e uno
a livello lombare. Attraverso il primo somministrava 10 ml di soluzione
salina che ritirava attraverso il secondo. In tutto l'autore ha utilizzato
180 ml di soluzione e malgrado fossero comparsi già I primi segni
dell'effetto neurotossico (paresi spastica, dolore bilaterale ai piedi,
tachicardia e depressione del tratto S-T) non si sono registrate complicazioni
persistenti neurologiche o cardiovascolari.
Ipoacusia dopo anestesia spinale
Non si tratta di una situazione di frequente riscontro,
a carattere reversibile, ma che è stata riportata recentemente e
che sembrerebbe in relazione, al pari della cefalea, con il calibro dell'ago
usato per la puntura della dura. A tale proposito è stato effettuato
uno studio attuando un audiogramma a pazienti che venivano sottoposti ad
anestesia spinale con ago 22 e 26-gauge, trovando un'innalzamento della
soglia uditiva nei pazienti che avevano ricevuto una puntura con ago di
calibro maggiore54. Nessuno di questi pazienti ha tuttavia manifestato
la comparsa di cefalea, la qual cosa ha fatto supporre che l'audiometria
può essere un'indicatore particolarmente sensibile di stillicidio
liquorale.
Insuccesso dell'anestesia spinale
Anche se non dovrebbe essere considerata una vera e propria
complicanza dell'anestesia spinale, l'insuccesso della stessa rappresenta
una delle condizioni più frustranti per un'anestesista, specie se
esperto2. Esistono molte condizioni che possono essere responsabili di
questa situazione, anche se non sempre sono facilmente individuabili; infatti,
alcuni autori riportano di punture subaracnoidee perfettamente riuscite,
con reflusso di liquor evidente a livello del cono dell'ago, che poi non
sono state accompagnate dal blocco atteso2. Probabilmente, in questi casi,
la responsabilità può essere attribuita ad un incompleto
passaggio della punta dell'ago attraverso la membrana subaracnoidea, associata
eventualmente a piccoli movimenti attribuibili al paziente o allo stesso
anestesista che conducono l'ago al di fuori dello spazio subaracnoideo.
Ancora, in alcuni casi potrebbe essere in causa una troppo profonda introduzione
dell'ago che giungerebbe a contatto con i corpi vertebrali. In altri casi
può rivelarsi impossibile raggiungere lo spazio subaracnoideo, malgrado
la corretta individuazione dello spazio interspinoso e l'introduzione sulla
linea mediana dell'ago. In questi casi, a parte le eventuali anomalie anatomiche
del soggetto (scoliosi), bisogna prendere in considerazione la "deviazione
dell'ago dalla traiettoria impostata" 55. Esistono numerose pubblicazioni
che dimostrano come l'attraversamento dei tessuti della schiena possa accompagnarsi
con una deviazione dalla traiettoria impostata e come l'entità di
tale deviazione possa essere correlata con il tipo di punta e con il calibro
dell'ago56-60. Le deviazioni di minore entità si riscontrano con
gli aghi con punta a matita tipo Whitacre e Sprotte (0,6-1 mm ogni 50 mm
di tessuto attraversato), mentre spostamenti maggiori sono osservate con
aghi di Quincke e Atraucan (4,42-5,9 mm ogni 50 mm di tessuto attraversato).
Si è evidenziato, inoltre, come la curvatura di 5° o 10°
della punta dell'ago (da eccessiva sottigliezza di quest'ultimo o da contatto
osseo) possa accentuare a deviazione dalla linea mediana rispetto ad un
ago diritto57. La massima deviazione dall'asse di inserzione è stata
riscontrata con un ago di Quincke 29G con punta curvata di 10° (31,7
+ 4,8 mm a 60 mm di profondità) 55. Allo scopo di prevenire
la deviazione dell'ago è stata suggerita la sua rotazione durante
l'introduzione o, meglio ancora, l'impiego costante di un introduttore.
Una ulteriore causa di insuccesso può essere rappresentata
dalle calcificazioni degli archi vertebrali o dai depositi calcifici a
livello del legamento interspinoso riscontrabili prevalentemente nei soggetti
anziani. In tali casi è sempre consigliabile l'impiego di aghi di
calibro maggiore introdotti per via paramediana.
Conclusioni
Il blocco subaracnoideo rappresenta una delle tecniche
più utili per l'anestesista ed è anche alquanto sicura pur
esistendo, tuttavia, una serie di condizioni che possono renderla estremamente
rischiosa per il paziente. L'esecuzione attenta con il rispetto delle più
elementari norme dell'asepsi, la rimozione attenta dalla sede di puntura
dei disinfettanti comunemente usati, la perfetta conoscenza dell'anatomia
della zona su cui si va ad agire e il completo monitoraggio del paziente,
insieme con la conoscenza dei segni legati alle complicanze e del loro
trattamento, consentono di usufruire di questa tecnica in modo sicuro riducendo
al minimo i rischi.
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