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subaracnoidea > innovazioni tecniche e tecnologiche
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subaracnoideo: innovazioni tecniche e tecnologiche
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Aniello De Nicola
Unità di Terapia del Dolore, Ospedale S. Leonardo
Castellamamre di Stabia (Napoli)
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Introduzione
L'anestesista che deve anestetizzare un paziente da sottoporre ad un'intervento
sull'emisoma inferiore dovrebbe, come approccio culturale iniziale, pensare prima che ad
un'anestesia generale ad un'anestesia loco-regionale.
L'anestesia subaracnoidea ha circa 100 anni di storia da quando Quincke, nel 1891,
descrisse per primo la puntura lombare, come tecnica in sé. È impensabile che oggi
esista un'anestesista che abbia la motivazione entusiastica e folle di Bier e del suo
assistente. Questi due pionieri nel 1898 si somministrano reciprocamente 20 mg di cocaina
nello spazio subaracnoideo, mediante aghi che nulla in comune avevano con gli strumenti
sofisticati prodotti dalla tecnologia moderna e ne descrissero le conseguenze, tra le
quali, ovviamente, un'insopportabile cefalea.
La diffusione dell'anestesia subaracnoidea nella prima metà del secolo vede un periodo di
recessione, dopo la seconda guerra mondiale, con I'avvento dei curari che favoriscono
I'anestesia generale. A ciò si aggiungevano alcuni incidenti neurologici, le implicazioni
medicolegali, il problema della cefalea postspinale e la perdita di dimestichezza delle
nuove generazioni di anestesisti con la tecnica. Ma la sua semplicità d'esecuzione,
l'efficacia ed il favorevole rapporto costo/benefici avevano assicurato, comunque, la sua
pratica in diversi paesi.
Oggi la sicurezza dei farmaci anestetici moderni, il miglioramento della metodica,
l'esiguità delle attrezzature, il minor costo e soprattutto i progressi tecnologici
riguardo agli aghi spinali hanno dato nuovo impulso allo sviluppo dell'anestesia
subaracnoidea.
Essa rappresenta una scelta vantaggiosa e tassativa specie quando I'anestesia generale
vede il suo rischio aggravato da concomitanti malattie. Si realizza con quantità minime
di anestetico e la sua estensione resta limitata alla sede di intervento, senza necessità
di controllo ventilatorio e di somministrazione continua di anestetici. L'insufficienza
renale, I'insufficienza epatica e I'insufficienza respiratoria rappresentano, ad esempio,
altre buone indicazioni per un'anestesia subaracnoidea. Lo stesso vale per i malati che
presentano una miopatia, un'asma, un terreno allergico, antecedenti personali o familiari
di ipertermia maligna o una porfiria e per gli anziani.
La tendenza attuale è invertita in Italia, come in altri paesi europei, il numero di
anestesisti che utilizzano l'anestesia subaracnoidea è in crescita, con punte che vanno
fino che al doppio o al triplo dei dati di 20 anni fa. Lo dimostra anche la mole di lavori
scientifici prodotti negli ultimi anni. Questa produzione riguarda la farmacologia degli
anestetici locali, il modo di funzionare dell'anestesia subaracnoidea, i vantaggi rispetto
all'anestesia generale, la prevenzione della cefalea e le nuove tecnologie relative agli
aghi spinali.
È di quest'ultima materia che si occupa questo opuscolo, senza riguardo alla
fisiopatologia dell'anestesia subaracnoidea ed agli aspetti propriamente
farmacologici; in
pratica ci si occuperà delle moderne acquisizioni riguardo agli strumenti, al loro uso,
ed alla conseguente evoluzione della tecnica anestesiologica.
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Anatomia funzionale per l'anestesia subaracnoidea
La sovrapposizione dei corpi vertebrali e degli anelli, anteriormente, e degli
archi vertebrali e dei loro legamenti, posteriormente, delimita il canale rachideo nel
quale si trovano il midollo spinale, le meningi ed i vasi, il liquor e le radici spinali
che danno origine ai nervi spinali. L'anestesia subaracnoidea si realizza generalmente
abbordando lo spazio subaracnoideo a livello del rachide lombare. Qui le apofisi spinose e
gli spazi interspinosi sono più grandi. Queste apofisi spinose lombari sono pressoché
orizzontali e ciò le distingue da quelle delle vertebre da T5 a T8,
fortemente oblique e la cui estremità posteriore indica il corpo vertebrale sottostante.
A livello T3 ,T4 ,T9 e T10, le spinose sono
mediamente oblique, mentre quelle delle vertebre T1 , T2, T11 e
T12, sono pressoché orizzontali.
In decubito dorsale il punto più elevato e il più basso del canale rachideo sono
rispettivamente L4 e T5. Quando la colonna è in estensione, gli
spazi interspinosi sono ridotti e difficili da abbordare; invece in flessione anteriore le
apofisi spinose si allontanano e forniscono più spazio al passaggio dell'ago ed un
migliore accesso allo spazio subaracnoideo.
Per individuare agevolmente il livello dove eseguire la puntura e raggiungere lo spazio
subaracnoideo bisogna distinguere i reperi ossei di superficie:
- I'apofisi spinosa della vertebra C7 (priminens) è particolarmente
sporgente alla base del collo;
- la spina della scapola è a livello dell'apofisi spinosa di T3;
- la linea congiungente gli apici inferiore della scapola passa per I'apofisi
spinosa di T7;
- la linea congiungente gli apice delle creste iliache passa per I'apofisi spinosa
di L4.
Lo spazio subaracnoideo, in cui vengono iniettati i farmaci per effettuare
l'anestesia, è compreso tra due foglietti meningei la pia madre e aracnoide. La pia
madre, sottile e ben vascolarizzata, è intimamente accollata alla superficie del midollo.
L'aracnoide, anch'essa sottile ma priva di vasi, è accollata alla faccia interna della
dura madre, quindi più superficiale. In pratica l'aracnoide è il confine esterno e la
pia madre è il limite profondo dello spazio subaracnoideo.
In questa sorta di contenitore che è lo spazio subaracnoideo c'è il liquido
cefalorachidiano percorso da numerose espansioni a rete. Questo ambito è in continuità
con i ventricoli e le cisterne craniche. Esso incorpora le radici spinali coperte da pia
madre, il legamento dentato ed i vasi midollari ed è chiuso lateralmente a livello dei
fori di coniugazione, dal collabimento della pia e dell'aracnoide, sugli elementi nervosi.
È probabile che uno dei motivi di fallimento dell'anestesia subaracnoidea è spiegabile
con il fatto che l'anestetico, durante l'iniezione, possa essere confinato in una sacca
più o meno chiusa, costituita da sepimenti reticolari.
Sebbene lo spazio subaracnoideo si estende fino al livello di S2, il midollo
spinale di solito non estende oltre L1. Un ago inserito sotto il livello L2
non dovrebbe incontrare il midollo spinale, ma può incontrare eventualmente il suo
prolungamento, la cauda equina.
Lo spazio sopraracnoideo è uno spazio d'interesse durante l'esecuzione dell'anestesia
subaracnoidea. E' normalmente virtuale ed è situato tra dura ed aracnoide. Altre
riflessioni circa l'insuccesso dell'anestesia subaracnoidea, altrimenti incomprensibili,
suggeriscono che questo spazio potrebbe essere, in qualche paziente, esteso in modo
anomalo e suscettibile di raccogliere I'anestetico locale destinato allo spazio
subaracnoideo e con il quale non ha alcun collegamento.
Nell'approccio mediano, l'ago spinale, nel suo procedere, attraversa la cute, il tessuto
sottocutaneo, il legamento sopraspinoso, il legamento interspinoso, il legamento giallo e
lo spazio epidurale prima di entrare nello spazio subaracnoideo. Invece nell'approccio
laterale l'ago procede attraverso la cute, il tessuto sottocutaneo, l'aponeurosi lombare,
muscoli paravertebrali, il legamento giallo e lo spazio epidurale prima di incontrare lo
spazio subaracnoideo ed il liquor.
| regione |
cervicale |
medio-toracica
|
lombare |
| diametro midollo in mm |
9 |
6.5-8 |
7-9 |
| ampiezza spazio peridurale |
3-4 |
3-5 |
4-6 |
| legamento giallo |
sottile |
medio |
spesso |
| spessore della dura in mm |
1-1.5 |
1 |
0.3-0.7 |
| pressione LCS |
ridotta |
media |
elevata |
Elementi midollari
Liquido cerebrospinale
Il liquor è contenuto nei ventricoli cerebrali, negli spazi subaracnoidei
cerebrali e midollari. E' prodotto principalmente dai plessi coroidei dei ventricoli ed,
in minor misura, per dialisi della ricca rete vascolare cerebrospinale che avvolge il
sistema nervoso centrale. I fattori che influenzano la produzione del liquor possono agire
indipendentemente I'uno dall'altro e così che la loro importanza è variabile. È
probabile che il liquor si rinnovi completamente ogni 6-8 ore.
La velocità ed il sito del riassorbimento delle proteine modifica notevolmente la
direzione e la velocità della corrente liquorale. Di solito il liquor è ipertonico
rispetto al sangue ed in seguito a variazioni della pressione osmotica ematica si hanno
cambiamenti anche della pressione osmotica del liquor.
Il metabolismo cerebrale, le forze idrodinamiche del flusso ematico e le variazioni della
pressione osmotica ematica influenzano la dinamica liquorale, quantunque vi possa essere
un valore minimo irriducibile nella formazione del liquor, correlato con la pressione
arteriosa ematica.
Caratteristiche fisico-chimiche e funzioni.
È un liquido limpido, trasparente, incoagulabile e con un peso specifico che
varia da 1002 a 1010 (a 37°C in media è 1003). Sicuramente, contrariamente al sangue ed
ad altri liquidi biologici colorati, la limpidezza e la trasparenza rendono più difficile
la sua identificazione quando appare nel cono dell'ago spinale.
La sua densità dipende dal contenuto di NaCI, dalla temperatura e dal tasso proteico e
glucidico: aumenta nei diabetici, negli uremici e nei vecchi, il cui liquor è ricco di
proteine. La quantità totale di liquido cerebrospinale varia da 110 a 150 cc: meno della
metà si trova nello spazio subaracnoideo spinale. Pari quantità viene prodotta
giornalmente, oltre un'ulteriore quota compensatoria aggiuntiva che può essere prodotta,
ad esempio, in seguito a perdite dopo puntura durale.
Il suo equilibrio osmotico col plasma è garantito dai cloruri il cui tasso è di circa
720-750 mg/100 cc.
Rispetto al sangue il liquor è leggermente più acido (pH 7,32-7,34), perché ha una
maggiore tensione di CO2 (pCO2 48 mm Hg) ed ha meno bicarbonati.
Contiene inoltre meno proteine (20-30 mg/100 cc) e glucosio (45-80 mg/100 cc). Dopo
anestesia subaracnoidea può aumentare la quota di albumina e globuline. Le sostanze
azotate come urea, creatinina ed acido urico sono presenti in percentuali lievemente
inferiori al sangue.
Gli enzimi sono molto scarsi e ciò rende conto del fatto che gli anestetici locali non
vengono metabolizzati fino a che si trovano nel liquor, ma solo quando, dopo assorbimento,
vengono inviati nel sangue ed al fegato.
La pressione del liquor nel paziente in decubito laterale varia dai 9 ai 20 cm H20
(7-15 mm Hg) mentre in posizione seduta varia dai 37,5 ai 50 cm H2O.
Queste differenze pressorie in rapporto alla postura assunta dal paziente durante
l'esecuzione dell'anestesia subaracnoidea sono importanti; l'anestesista deve tener conto
di questo fattore specie quando impiega aghi di piccolo calibro che riducono ulteriormente
la fuoriuscita del liquor nell'ago.
| Peso specifico |
1002-1010 |
| NaCl |
680-720 mg/100 cc |
| Glucosio (lombare) |
60 mg/100 cc |
| Base totale |
157 mEq/L |
| Proteine totali (lombare)
|
15-45 mg/100 cc |
| Proteine totali (cisterna)
|
10-25 mg/100 cc |
| Proteine totali (ventricolo)
|
5-15 mg/100 cc |
| Pressione (paziente seduto)
|
37,5 - 50 cm H2O
|
| Pressione
(paziente coricato) |
9 - 20 cm H2O
|
Principali caratteristiche del liquor
Idrodinamica e circolazione.
Nelle ricerche con deuterio e tritio si è visto che I'acqua può entrare nel
liquor da vari punti, benché è certo che in gran parte entra nei ventricoli cerebrali
per i plessi coroidei. Parimenti il liquor può uscire da vie anche diverse dai villi
aracnoidei. Questi rapidi scambi di acqua dentro e fuori dagli spazi cerebrospinali
permettono al liquido extracellulare del sistema nervoso centrale di mantenersi isotonico
con gli altri liquidi dell'organismo. È comprensibile che questi passaggi sono anche alla
base della diffusione dei farmaci dal compartimento liquorale a quello ematico.
I cervello ed il midollo spinale galleggiano nel liquido cerebrospinale e che in tal modo
riducono il loro peso effettivo. Il liquor agisce da ammortizzatore, impedendo o limitando
la trasmissione di sollecitazioni intense al cervello e al midollo.
Il liquor nel sacco durale si muove in senso cranio-caudale in quanto nella porzione
encefalica prevale la produzione, mentre in quella spinale prevale il riassorbimento.
Essendo molto lento questo fenomeno non ha molta importanza nello spargimento
dell'anestetico.
E' ovvio che le vie di drenaggio spinale del liquor rappresentano altrettante vie di
drenaggio degli anestetici locali introdotti nello spazio subaracnoideo.
Poiché le vie di drenaggio venoso sembrano prevalere su quelle di drenaggio linfatico,
sembra giustificato I'impiego di vasocostrittori per prolungare I'effetto dell'anestetico,
riducendo le vie di fuga.
Il peso specifico del liquor contenuto a livello dello spazio subaracnoideo midollare,
dove si inietta l'anestetico, è maggiore di quello contenuto negli spazi cerebrali, in
quanto più ricco di proteine. Tale maggiore densità è un fattore che può ostacolare la
diffusione in senso craniale dell'anestetico.
Il liquido cerebrospinale è contenuto in un sistema chiuso, speco vertebrale e cranio, e
le forze che tendono ad aumentare il volume del liquor ne aumentano anche la pressione.
L'incremento della pressione ematica nelle arteriole e nei capillari dei plessi coroidei
tende ad aumentare la quantità di liquor prodotto e la sua pressione. L'ipercapnia può
aumentare la pressione liquorale proporzionalmente all'accumulo di anidride carbonica;
questi aumenti possono essere bilanciati dall'iperventilazione. Si può avere, inoltre,
aumento della pressione liquorale anche in seguito ad eccitamento, tosse e spasmo
laringeo.
Le modificazioni respiratorie e circolatorie influenzano la pressione in questo sistema
chiuso e giocano un certo ruolo nella mescolanza, la diffusione del liquor e quindi
dell'anestetico locale in esso iniettato.
Rivestono interesse anche le sollecitazioni periodiche del liquor prodotte dalle
escursioni respiratorie e dalle pulsazioni arteriose, le quali favorirebbero la
propagazione craniale di soluzioni anestetiche isobariche ed iperbariche.
Si oppone invece a questa diffusione craniale I'aumento della pressione del liquor che si
ha nella posizione seduta o per aumento della pressione venosa centrale da ipercapnia,
tosse, di insufficienza cardiaca, ostruzioni respiratorie, manovra di Queckenstedt e
manovra di Valsalva.
Al contrario una diminuzione della pressione del liquor, che si ha dopo rachicentesi, un
grave stato di denutrizione, una terapia endovenosa di soluzioni ipertoniche clorurate o
glucosate, l'impiego di alcuni di sedativi, favorisce la diffusione craniale degli
anestetici locali e degli altri farmaci dati per via subaracnoidea .
Praticando la puntura lombare con il paziente in posizione declive, la pressione del
liquor di solito è di 9 - 20 cm H2O. I colpi di tosse o gli sforzi danno prima
una rapida salita e quindi una discesa della pressione. Ciò è dovuto alla congestione
delle vene spinali, cui consegue aumento di pressione nel contenuto degli spazi
subaracnoidei. La manovra di Queckenstedt, con la compressione delle vene giugulari,
produce un rapido aumento della pressione liquorale che persistere per tutta la durata
della compressione. Cessata la compressione sulle vene giugulari, la pressione liquorale
torna rapidamente a livello normale.
Volume dello spazio subaracnoideo.
Se lo spazio subaracnoideo è ridotto di volume la dispersione di una certa
quantità di anestetico locale viene accentuata e questo indipendentemente dalla causa
all'origine di tale riduzione di volume: obesità esagerata, ostruzione dei plessi venosi
peridurali, compressione cavale in gravidanza, massa addominale occupante spazio, ascite o
metastasi dello spazio peridurale. Invece se accade un aumento brusco e fugace della
pressione del torchio addominale (vomito, singhiozzo, tosse), questo evento non ha effetto
sulla dispersione degli agenti, perché il volume del liquor non è cambiato.
Le differenze individuali del volume dello spazio subaracnoideo, in funzione della taglia
del paziente, a parità di volume di anestetico iniettato, possono chiarire le differenze
di livello di anestesia. In compenso, eccetto la circostanza di grandi obesi, il peso non
ha di per sé alcuna importanza.
Turbolenze nel liquor.
L'iniezione della soluzione anestetica nel liquor dà luogo a vortici e
turbolenze tanto più evidenti quanto più è veloce la somministrazione e praticata con
pressione energica (con siringhe di capacità oltre i 2 ml). Il calibro dell'ago, a
parità di velocità d'iniezione, sicuramente gioca un ruolo riducendo in maniera
direttamente proporzionale il flusso dell'anestetico. In un modello artificiale realizzato
in laboratorio, con videoriprese a rallentatore, abbiamo sperimentato che la direzione del
foro dell'ago spinale rivestirebbe un'importanza trascurabile. Infatti iniettando una
soluzione iperbarica nel liquor artificiale e ruotando l'ago nelle quattro direzioni
cardinali, la distribuzione dell'anestetico ha seguito inevitabilmente la legge di
gravità, depositandosi nelle zone più declivi.
Aghi
Esistono numerosi tipi di aghi per anestesia subaracnoidea che differiscono
essenzialmente per la forma di punta e per il calibro. La maggior parte di questi aghi ha
ormai solo un interesse storico, essendo caduta in disuso, come quello di Greene e di
Pitkin:
- Quincke: punta tagliente
- Sprotte: punta ogivale
- Whitacre: punta a matita
- Greene: punta tagliente
- Pitkin
Un ago per anestesia subaracnoidea è costituito da vari elementi: dal cono, dal
corpo (rappresentato dalla porzione che va dal cono fino alla punta), dalla punta o
bisello, dal mandrino o stiletto con il suo manico, alloggiato nel corpo dell'ago, e da
due fori, quello prossimale, all'interno del cono, ed il foro distale, sulla punta.
Il mandrino calza perfettamente all'interno del corpo dell'ago, per tutta la sua
lunghezza, non è solidale con esso ma è estraibile, e quando è infoderato lo ostruisce
integralmente e particolarmente il foro distale. Evita, quindi, che il foro pervio possa affettare i tessuti attraversati e prelevare frammenti. Si
scongiura, in tal modo, il rischio che essi, spinti nel liquor, possano proliferarvi.
Inoltre favorisce la rigidità e la maneggevolezza dell'ago, maggiormente quelli di
piccolo calibro.
Il cono, che è la porzione più prossimale (cioè più vicina all'anestesista che lo
impugna), è appunto di forma troncoconica e serve ad agganciare la siringa. È sempre
trasparente in modo che si possa apprezzare la fuoriuscita del liquor. Con il cono
completamente trasparente il liquor dovrebbe essere visualizzato meglio; paradossalmente
però, per effetto della riflessione della luce incidente, il liquor non viene distinto
facilmente. Gran parte delle aziende preferisce un cono antiriflesso, leggermente opaco ed
appena colorato.
Il cono porta sulla svasatura esterna una tacca che è sempre collocata dallo stesso lato
del foro distale dell'ago sia esso a punta affilata o a matita (tipo Whitacre). In pratica
la tacca serve a conoscere l'orientamento della punta nel canale vertebrale. Inoltre
questa incisura accoglie, come una serratura, il dente di cui è fornito il manico del
mandrino. In tal modo si ottiene che anche la punta del mandrino infoderato sia
correttamente orientata e blocchi il foro distale dell'ago, ad evitare che sia ostruito da
frustoli tessutali durante la sua progressione.
Conoscere la direzione della punta di un ago di Whitacre attraverso l'orientamento della
tacca sul cono è utile nella realizzazione delle anestesie subaracnoidee cosiddette
selettive. In pratica, a paziente in decubito laterale, orientando il foro dell'ago verso
l'emilato interessato all'intervento chirurgico, si può convogliare meglio l'anestetico
iperbarico, per gravità, su di un fianco.
Calibro
Gli aghi spinali sono classificati secondo il loro diametro esterno (OD=outside
diameter), il diametro interno (ID=inside diameter) e la forma della punta. Questi
elementi determinano forma e grandezza del foro procurato nella dura e la velocità con
quale il liquor appare nel cono dopo che ha raggiunto lo spazio subaracnoideo.
Gauge
|
22
|
25
|
26
|
29
|
OD
(mm) |
0.7
|
0.5
|
0.45
|
0.34
|
Misura degli aghi (International Standard)
Le industrie hanno adoperato standard diversi tra i quali il British Standard
Wire Gauge (SWG) e l'American 45 Standard. Questo ha condotto a diversità considerevoli
fra le misure degli aghi: ad esempio un ago 25 gauge ha un OD di 0.508 mm nell'SWG
britannico e un OD di 0.556 mm nello Standard statunitense.
Il rapporto tra diametro interno (ID) e diametro esterno (OD) degli aghi spinali, cioè lo
spessore della parete dell'ago varia notevolmente da azienda ad azienda. L'ID è
influente, specie per gli aghi di piccolo calibro (da 25 gauge in su), in quanto esso
incide sulla velocità del deflusso del liquor. Minore è l'ID e ridotta sarà la
velocità del deflusso liquorale e quindi la sua apparizione nel cono. La velocità del
deflusso liquorale è anche dipendente dalla lunghezza dell'ago e quindi dalla colonna
d'aria che il liquor deve spostare per giungere nel cono. Anche le dimensioni del foro
della punta influenza la fuoriuscita del liquor dal cono. Inoltre essa è influenzata
dalla postura del paziente e dalla pressione del liquor stesso, variabile da paziente a
paziente.
Il deflusso sarà più veloce se il paziente siede piuttosto che nella posizione laterale
in quanto la pressione esercitata sul foro distale dell'ago è più grande.
Ad esempio in un paziente in decubito laterale, con un ago da 27 gauge, si può aspettare
anche 60 secondi perché il liquor appaia nel cono dell'ago.
Quindi più il calibro è piccolo e più lento è il deflusso spontaneo del liquor e
tardiva la sua comparsa nel cono. Talvolta è necessario aspirare il liquor con la
siringa, per essere certi che la punta sia nello spazio subaracnoideo.
Anche proporzionale al gauge dell'ago è la cessazione della liquorrea, dopo puntura
durale.
Gauge
|
% di casi
|
22 |
10% |
26 |
28% |
29 |
65% |
Cessazione della liquorrea dopo 5 minuti
dalla puntura, relativamente al calibro.
I principianti maneggiando aghi di piccolo calibro (da 25 gauge in su) possono
commettere errori di valutazione: non vedendo apparire subito il liquor immaginano che la
punta non sia nello spazio subaracnoideo. Quindi riposizionano l'ago e ripungono la dura
innescando una possibile cefalea da punture durali multiple.
Da ribadire che il numero di gauge dell'ago cresce inversamente al diametro: un ago
spinale 20 Gauge è "un'ago grosso", mentre un'ago 27 G è "un'ago
sottile".
Introduttore
È accezione comune che gli aghi sottili permettono di ridurre le cefalee da
puntura durale; essi per essere impiegati presumono il ricorso ad un introduttore
L'introduttore è un ago-guida corto di calibro tale nel quale possa essere infilato l'ago
spinale. Serve a facilitare l'introduzione e l'avanzamento dell'ago spinale attraverso i
vai piani dei tessuti che deve attraversare.
Gli aghi da 22/23 gauge sono adoperati senza introduttore, ma aghi più fini (dal 25 gauge
in su) esigono un introduttore che ne faciliti la progressione e protegga la punta. Una
punta, anche di un ago 27 gauge, se piegata o accartocciata può lacerare e sfrangiare la
dura. Quando il produttore non fornisce l'introduttore è possibile impiegare un ago
ipodermico lungo 4 cm da 21 gauge che è sufficientemente soddisfacente. È possibile che
questi aghi abbiano all'interno del cono un gradino sulla saldatura del corpo, contro il
quale la punta dell'ago spinale può impuntarsi e non centrare il foro.
L'introduttore è indispensabile anche in quanto esso diminuisce la deriva dalla
traiettoria rettilinea, imposta all'ago, in direzione opposta all'orientamento della
punta. Tale deriva è discretamente apprezzabile per gli aghi a punta Quincke ed è di
circa di 1 mm per ogni centimetro di tessuto attraversato. La deriva per gli aghi a punta
a matita è teoricamente 0.
Tipo di punta e foro durale
Molti autori suggeriscono I'impiego di aghi conici con bisello non tagliente,
allo scopo di evitare qualsiasi sezione meningea. La loro superiorità, rispetto agli aghi
a punta tagliente, nella prevenzione delle cefalee, a parità di calibro, è messa in
discussione da alcuni. L'esperienza di molti altri autori e la nostra in oltre un migliaio
di casi è nettamente a favore alla prima tendenza: l'introduzione nella pratica
anestesiologica degli aghi di Whitacre (Becton Dickinson) ha abbattuto straordinariamente
la percentuale di cefalee postspinali fino a valori vicino allo zero. Tant'è che
attualmente impieghiamo esclusivamente questo tipo di punta, con calibro uguale o
superiore al 25 gauge.
La forma e l'acutezza della punta dell'ago incidono sia sulla foggia che sulla dimensione
del foro prodotto sulla dura. Questo foro non corrisponde unicamente al diametro ed alla
forma stessa dell'ago. L'ago con punta tagliente ed acuta, come l'ago di Quincke, quando
penetra nello spazio subaracnoideo, produce un lembo durale simile a quello di una lattina
con apertura a strappo il cui coperchio non è stato completamente asportato. Questa
banderella, come una bandiera, fluttua nel liquor e può spostarsi indietro nel foro,
parzialmente o totalmente, prevenendo la perdita liquorale. Questa l'evenienza è la più
favorevole ed avvia il processo di obliterazione del foro. E' anche possibile lacerare la
dura, producendo un buco di questa foggia con un ago di piccolo calibro, specie se il
bisello tagliente è orientato trasversalmente alle fibre durali che sono longitudinali.
L'aracnoide che fiancheggia la dura, ma non è attaccata ad essa, può slittare
leggermente ed occludere il foro durale.
La dura è costituita soprattutto da fibre di collageno intrecciate in maniera casuale e
da fibre elastiche che generalmente corrono longitudinalmente. Il foglietto durale è
considerevolmente variabile nel suo spessore (da 0.5 a 2 mm) anche nello stesso individuo.
Maggiore è il suo spessore e più vistosa sarà la contrazione del foro e quindi
l'obliterazione. La microscopia elettronica ha chiarito che il foro ad "apertura di
lattina" è prodotto da tutti gli aghi spinali a punta tagliente. È evidente che se
la banderella non ostruisce precocemente il foro durale, adagiandosi in esso, può essere
causa di prolungata liquorrea: in pratica il foro ha un orlo molto più esteso del calibro
dell'ago stesso e più lento a chiudersi.
|
|
|
|
Quando è utilizzato un ago a punta non tagliente, ogivale o con punta a matita,
tipo Whitacre (Becton Dickinson), viene prodotto un foro di forma ellissoidale. Questo
foro, comparato a quello da ago tagliente, introdotto col bisello trasversale alle fibre
durali, è meno circolare (più facilmente si occlude) e dal diametro più piccolo.
| Gauge |
30
|
29
|
27
|
25
|
| diametro del foro in mm |
0,3 |
0,33 |
0,41 |
0,51 |
| superficie del foro in mmq |
0,071 |
0,086 |
0,132 |
0,204 |
Calibro degli aghi subaracnoidei e
relativo foro praticato sulla dura
Siccome la forma della punta è giudicata strettamente correlata alla liquorrea
successiva alla puntura, profili diversi sono stati disegnati e sono attualmente
disponibili.
Probabilmente l'elemento principale che più si oppone alla liquorrea è il ridotto OD
dell'ago. In ogni caso, teoricamente, anche il più piccolo dei calibri può creare un
foro che per quanto piccolo può dar luogo ad un gemizio di liquor tale da scatenare mal
di testa. Questa evenienza per fortuna è rarissima con aghi con punta a matita (Whitacre)
di calibro uguale o maggiore di 27 gauge.
Attualmente la tendenza ad impiegare aghi monouso, a punta corta, non tagliente e di
piccolo calibro aumenta. La punta corta aumenta la certezza dell'esatta allocazione
dell'ago nel liquor e minimizza la possibilità di iniettare simultaneamente i pochi
millilitri di anestetico contemporaneamente negli spazi subaracnoideo, sopraracnoideo e
peridurale. In effetti una punta lunga potrebbe collocarsi a cavallo dei vari spazi:
l'anestetico, di volume già ridotto di per sé, verrebbe distribuito erroneamente con
insuccesso dell'anestesia.
Anche gli aghi con punta non tagliente possono dar luogo a questa evenienza. Avendo il
foro allungato, ricavato non all'estremità della punta ma di lato a questa, sul corpo
dell'ago, più facilmente possono essere posizionati scorrettamente con l'orifizio per
metà affacciato nello spazio subaracnoideo e per il resto, ad esempio, in quello
peridurale. Questa evenienza è più frequente con l'ago di Sprotte. Infatti il suo foro
è più distante dalla punta e più oblungo, per cui la possibilità che parte del foro si
piazzato fuori dallo spazio subaracnoideo è discretamente frequente.
Una manovra consigliabile, maneggiando gli aghi con punta a matita o ogivale e quindi con
foro laterale, è di spingere ulteriormente in avanti, di 2-3 millimetri, l'ago dopo che
è apparso il liquor. In tal modo si è certi di scongiurare la possibilità che parte del
foro sia nello spazio sopraracnoideo o peridurale.
Un'altra considerazione da fare per gli aghi con punta conica o ogivale è
relativa al loro punto critico che corrisponde al foro laterale. Le forze parallele al
corpo dell'ago, cioè quelle imposte all'ago che avanza nei tessuti, potrebbero facilmente
generare un vettore capace di arcuare l'ago. È intuibile che questa è un'evenienza
oltremodo deleteria. Un ago piegato in punta, a guisa di amo, potrebbe danneggiare la dura
sia in entrata che in uscita. È importante tenere in mente lo scenario anatomico di un
ago che, inavvertitamente curvato, penetra nello spazio subaracnoideo e che, poi, rimosso,
opera sulla dura un'azione simile ad un amo da pesca.
Queste eventualità si verificano maggiormente quando l'ago entra in collisione con
strutture ossee o con i legamenti, sopraspinoso, interspinoso o giallo particolarmente
robusti o addirittura calcifici, come accade negli anziani.
In prove di laboratorio effettuate su aghi con punta non tagliente e con foro laterale il
tipo di ago che ha resistito meglio alle forze che tentavano il piegamento della punta è
risultato il modello Whitacre (Becton-Dickinson) subito seguito dal Pencan (Braun).
È importante che l'anestesista utilizzi sempre materiale di qualità eccellente sia dal
punto di vista deontologico che anche da quello medico-legale.
Calibro |
LSA |
Sprotte |
Pencan |
Whitacre (Becton
Dickinson) |
22 G |
1,125 |
1,27 |
- |
4,375 |
24 G |
- |
1,065 |
- |
- |
25 G |
0,445 |
- |
1,131 |
1,156 |
Forza in kg necessaria a piegare l'ago a
livello del foro laterale
Filtri
L'uso di filtri anti-particelle ed antibatterici quando si prelevano i farmaci e
quando vengono iniettati nel liquor dovrebbe essere routinario. Purtroppo gran parte degli
anestesisti non conosce la quantità e la qualità delle microparticelle penetrate nei
farmaci, dopo essere stati prelevati dalla fiala, nel corso delle manovre che si eseguono,
prima dell'iniezione subaracnoidea.
In studi eseguiti in collaborazione con l'industria, mediante l'ausilio del
contaparticelle e del microscopico elettronico abbiamo rilevato svariati elementi
inquinanti penetrati nella soluzione anestetica, dal momento del prelievo.
I filtri sono indispensabili per trattenere: frammenti di vetro (nube creata all'apertura
della fiala), fibre di tessuto (garze, cotone, indumenti, ecc.), talco e carta (buste dei
guanti ed involucri degli aghi), frammenti di plastica e lubrificante (siringhe), peli e
forfora, polveri ambientali e microrganismi.
Un'altra maniera di minimizzare l'inoculazione di microparticelle è quella di impiegare
anestetico in siringhe già preriempite dall'azienda farmaceutica.
Materiale ed attrezzatura
Teoricamente l'attrezzatura essenziale di cui l'anestesista ha bisogno per
realizzare un'anestesia subaracnoidea è davvero semplice e consiste soltanto in un ago
spinale ed in una fiala di anestetico.
L'ideale è impiegare un vassoio completo per anestesia subaracnoidea monouso o preparato
sterilmente dovrebbe comprende:
- 2 siringhe: una da 2 ml (per l'anestesia locale) ed una da 5 ml (per l'anestesia
subaracnoidea);
- 3 aghi: uno da 25 G per il bottone intradermico, uno da 18 G per prelevare le
soluzioni anestetiche ed uno da 21 G per I'infiltrazione interspinosa (facoltativo);
- 1 ago introduttore;
- 1 ago spinale con punta a matita tipo Whitacre o punta Quincke da 25 G o più
piccolo;
- 1 fiala di anestetico per la anestesia subaracnoidea (in genere bupivacaina 1%
iperbarica) ed un'altra per I'anestesia della cute (preferibilmente lidocaina 1% o 2%).
- 5 tamponi per la disinfezione e per la medicazione;
- 2 teli per delimitare il campo o 1 telino fenestrato;
- 1 pinza ad anelli per effettuare la disinfezione o alta pinza adatta;
- 1 filtro per l'iniezioni
I vassoi preassemblati per anestesie midollari vanno considerati presidi
indispensabili e fondamentali sia dal punto di vista igienico che operativo. Purtroppo il
costo di questo materiale monouso viene ancora ritenuto, a torto, ancora elevato: il
risparmio dei tempi di preparazione, la sicurezza della sterilità e la qualità dei
materiali ripagano ampiamente il costo.
Invece i vassoi riutilizzabili devono essere sterilizzati ogni volta e devono essere
controllati precedentemente al loro uso. È fuori di dubbio che, anche in questo caso, gli
aghi impiegati e le siringhe debbano obbligatoriamente essere monouso.
La sala di anestesia.
La pratica delle anestesie locoregionali ed in particolare di quelle midollari
dovrebbe essere eseguita in un'apposita sala, la sala di anestesia.
Non è utile dal punto di vista operativo che il paziente venga portato in sala operatoria
e che qui venga realizzata l'anestesia subaracnoidea. La preparazione, il carico
endovenoso di liquidi, il dialogo con il paziente, l'eventuale sedazione, l'anestesia
subaracnoidea e la sua induzione non devono gravare sulla sala operatoria. La
disponibilità di una sala di anestesia, nell'area del blocco operatorio, rende più agile
il lavoro dell'anestesista che può anticipare la gestione del paziente con i tempi che
reputa opportuni, rispetto all'inizio dell'intervento chirurgico.
La sala di anestesia e quella operatoria devono essere equipaggiate pienamente per
provvedere alla cura completa ed immediata del paziente compresi: macchina per anestesia,
laringoscopi, tubi orotracheali, cannule di Guedel, maschere, aspiratore, dispositivi di
monitoraggio cardiaco e pressorio e saturimetro a polso.
Un'ora prima dell'inizio dell'intervento chirurgico, il paziente sarà condotto in sala di
anestesia (a digiuno da almeno sei ore e dopo tricotomia del dorso, se necessario).
Prima di eseguire l'anestesia si verifica l'identità del paziente, il tipo di intervento
ed il lato da anestetizzare, confrontando i dati con quelli della cartella.
Quindi si incannulata una vena periferica e si inizia l'infusione di liquidi. Il
preriempimento del circolo è indispensabile prima dell'anestesia subaracnoidea per
prevenire l'ipotensione: nell'adulto vanno infusi almeno 500 ml o più di cristalloidi
(almeno 700 ml o più in caso di anestesia per taglio cesareo!). Poi va messo in atto il
monitoraggio cardiaco e quello pressorio continuo.
Le attrezzature ed i farmaci per la rianimazione cardiorespiratoria devono essere pronti e
disponibili nella stessa sala dove si esegue l'anestesia in maniera da poter essere
utilizzati prontamente, ove necessario. Il sistema migliore per curare le complicanze
gravi immediate dei blocchi periferici rimane quello di essere sempre e costantemente
preparati, in ogni momento, ad intervenire.
La collaborazione in sala di anestesia di personale infermieristico addestrato è
irrinunciabile. L'infermiere deve sorvegliare il paziente in ogni fase precedente, durante
e dopo il blocco anestetico, preparare le attrezzature ed i presidi occorrenti e
coadiuvare l'anestesista in ogni momento. L'apporto dell'infermiere è determinante
durante l'anestesia subaracnoidea per l'acquisizione ed il mantenimento della postura del
paziente.
La ripartizione dei farmaci nel liquor
Livello di iniezione.
Il livello della puntura influisce direttamente con l'estensione dell'anestesia.
Motivi di sicurezza e di facilità impongono che l'anestesia subaracnoidea sia pratica
generalmente a livello lombare, al di sotto di L2. Ma in mani esperte essa è realizzabile
a qualsiasi livello.
Volume della soluzione.
Più il volume di una data soluzione iniettata è grande, maggiore estensione
avrà il blocco. Ad esempio la bupivacaina iperbarica allo 0,5%, nei volumi 1 ml, 2 ml e 3
ml iniettata a livello L3-L4, con il paziente in posizione laterale,
daranno dei blocchi sensitivi rispettivamente fino a T11, T8 e T7.
Quando I'iniezione viene praticata a malato in posizione seduta, e quando questa posizione
viene mantenuta per 2 minuti, I'estensione del blocco è direttamente proporzionale al
logaritmo del volume, tra 1,5 e 4 ml. Da ciò deriva che non risulta particolarmente
evidente la differenza tra i livelli raggiuntii iniettando 3 o 4 ml di soluzione.
Utilizzando soluzioni iperbariche, le variazioni di volume sembrano entrare in gioco
specie per piccoli volumi, inferiori a 3 ml; volumi al di sopra di 4 ml tenderebbero a
vanificare la baricità e quindi la funzione della soluzione di distribuirsi verso il
basso.
Comunque l'aumento della dose di anestetico, attraverso l'aumento del volume, prolunga il
blocco, indipendentemente dal livello raggiunto e diminuisce l'onset time.
Baricità della soluzione e posizione del malato.
I farmaci iniettati nell'organismo umano dovrebbero avere la stessa tonicità
dei liquidi biologici con i quali vengono a contatto.
Da anni, con l'idea di confinare verso i metameri inferiori l'anestetico, vengono rese
ipertoniche le soluzioni anestetiche (rispetto al liquor) e quindi iperbariche con
aggiunta di glucosio, in percentuali variabili.
La baricità di una soluzione per anestesia subaracnoidea è rappresentato dal rapporto
tra la sua massa (in volume) e quella del liquido cefalorachidiano a una data temperatura
(37° generalmente). Il valore normale della densità del liquor varia da 1002-1010.
Una soluzione viene considerata iperbarica quando il suo peso specifico è superiore a
1010 a 37° ed ipobarica quando alla stessa temperatura il suo valore è inferiore a 1000.
L'ipertonicità della soluzione anestetica iperbarica non interferisce con l'idrodinamica
e con la funzionalità del liquor. Il modesto squilibrio, indotto dalla piccola quantità
di soluzione iniettata, viene in breve tempo corretto con il riassorbimento e la
formazione di altro liquor.
Le soluzioni iperbariche si accumulano nei punti declivi dello spazio subaracnoideo,
mentre le soluzioni ipobariche tendono a risalire verso l'alto, essendo più leggere ed in
pratica a galleggiare. Così per realizzare un'anestesia subaracnoidea a sella, con
un'anestetico iperbarico, si fa restare il paziente seduto per qualche minuto;
teoricamente usando un agente ipobarico (in commercio non esistono anestetici ipobarici)
si dovrebbe tenere il paziente in posizione anti-Trendelenburg. Con un'anestesia
subaracnoidea lombare per ottenere un blocco di livello alto bisognerebbe basculare il
paziente in posizione di Trendelenburg impiegando un'anestetico iperbarico.
Il profilo anatomico dello spazio subaracnoideo, con le due curvature, indicano che la
posizione di Trendelenburg non è indispensabile, con anestetici iperbarici, per ottenere
un blocco che risalga alla regione toracica media. Infatti, subito dopo aver iniettato
almeno 3 ml di soluzione, è sufficiente tenere il paziente in posizione orizzontale:
l'anestetico sedimenterà anche verso i metameri toracici per effetto della lordosi
lombare (in decubito dorsale il punto più elevato e il più basso del canale rachideo
sono rispettivamente L4 e T5).
Teoricamente un'anestesia subaracnoidea con anestetico isobarico non è influenzata dalla
postura del malato. Le soluzioni isobiche, una volta introdotte nel liquido
cefalorachidiano, si distribuiscono in maniera abbastanza uniforme sia verso l'alto che
verso il basso. Ciò spiega come, ad esempio, 4 ml di bupivacaina isobarica allo 0,50%,
iniettati a livello lombare (L2-L3) in posizione seduta mantenuta
per 1 minuto, producono un blocco più alto (T4) che se l'iniezione fosse stata
eseguita in decubito laterale e con successivo posizionamento del paziente in decubito
dorsale.
Sono quindi principalmente la baricità della soluzione, il livello di iniezione e la
postura del malato a suggerire la concentrazione più adatta di anestetico locale. Si
determinano così le concentrazioni necessarie a bloccare rispettivamente le diverse vie
nervose. Concentrazioni piene realizzeranno un blocco completo motorio, sensitivo e
autonomo (ad esempio bupivacaina all'1%); concentrazioni inferiori solo un blocco
prevalentemente sensitivo ed autonomo (ad esempio bupivacaina allo 0,25%); concentrazioni
ancora più diluite un blocco prevalentemente autonomo (ad esempio bupivacaina allo
0,125%).
La direzione della punta dell'ago.
Con l'avvento degli aghi con punta a matita la direzione del foro ha influito in
qualche maniera sulla distribuzione dell'anestetico.
Dirigendo il foro di un ago con punta a matita verso l'alto, con il paziente seduto, ed
impiegando una soluzione isobarica l'estensione dell'anestesia risale di pochi metameri
rispetto all'iniezione fatta dirigendo verso la punta in basso.
Nelle stesse condizioni ma con soluzione iperbarica si nota che la direzione del foro non
influisce in maniera significante con l'estensione del blocco. In simulazioni con modelli
artificiali, infatti, anche se "diretta" verso l'alto la soluzione iperbarica
tende a depositarsi verso le zone declivi.
Altri fattori
La temperatura può influire sulla distribuzione degli anestetici e degli altri
farmaci iniettati nello spazio subaracnoideo. Teoricamente una soluzione anestetica con
temperatura inferiore, di almeno 10° a quella del liquor, dovrebbe distribuirsi verso il
basso. L'inverso accade per una soluzione calda. Inoltre la soluzione "calda" (a
temperatura uguale o superiore a quella corporea) riduce l'onset time dell'anestetico.
L'aggiunta di vasocostrittori non modifica I'estensione del blocco in quanto non modifica
né la baricità, né il volume della soluzione. Invece l'aggiunta di oppioidi come
fentanyl, morfina e buprenorfina, in volume pari o inferiore a quello dell'anestetico,
altera la baricità di una soluzione anestetica iperbarica, nel senso che la riduce, senza
però renderla isobarica.
La circolazione del liquor sembra non avere alcun ruolo sull'estensione di un'anestesia
subaracnoidea. La fissazione sul tessuto nervoso del farmaco è abbastanza rapido e
certamente avviene in tempi non influenzabili dai movimenti liquorali. Il liquor nel sacco
durale si muove in senso cranio-caudale (nella porzione encefalica prevale la produzione
ed in quella spinale prevale il riassorbimento). Essendo molto lento, questo fenomeno non
ha molto rilievo nella diffusione dell'anestetico.
Probabilmente anche altri parametri come il tasso di cloruri, le proteine totali ed il pH
del liquor non influenzano l'estensione del blocco subaracnoideo.
L'estensione dell'anestesia subaracnoidea è determinata dalla distribuzione
dell'anestetico locale iniettato nello spazio subaracnoideo; il tempo di fissazione
dell'anestesia e la sua durata dipendono dalla concentrazione di anestetico nel liquido
cefalorachidiano.
Posizione del paziente durante la puntura
L'influenza della corretta postura del paziente è determinante per la riuscita
dell'anestesia. La posizione in decubito laterale e quella seduta sono le più
frequentemente usate; quella carpiata è raramente impiegata.
Alcune situazioni cliniche (ad esempio fratture del femore, agitazione, anchilosi, ecc.)
rendono difficile il corretto posizionamento del paziente. Una delle soluzioni può essere
quella di realizzare una brevissima sedazione, mediante iniezione in bolo rapido, di pochi
milligrammi di propofol (0,5 mg/kg) che rendono il paziente collaborante e danno il tempo
all'anestesista di effettuare la puntura.
Posizione laterale.
La linea dei processi spinosi deve essere parallela al tavolo. Per aprire gli
interspazi vertebrali, il paziente viene invitato a flettere la schiena piegando le
ginocchia in direzione del torace e flettendo il collo così che il mento tocchi il
torace. La testa dovrebbe essere sostenuta da un guanciale piccolo. Un infermiere dovrebbe
sostenere ed aiutare il paziente.
Posizione seduta.
Il paziente siede sul bordo del tavolo coi piedi poggiati su un sgabello, per
portare più in alto le ginocchia. Si invita il paziente a guardarsi la pancia ed ha
flettere il collo così che il mento tocchi il torace. Egli deve tenere le braccia piegate
ed abbracciate ad un guanciale. Un infermiere sostiene il paziente dal davanti.
Posizione carpiata.
Questa posizione, scarsamente conosciuta, è utilizzata da alcuni principalmente
per chirurgia anorettale usando una soluzione ipobarica. Molta cautela deve essere presa
per evitare punti di pressione sulla pelvi, cosce e gambe.
Quando il liquor non defluisce nell'ago.
Scartando le situazioni in cui l'ago sia grossolanamente posizionato in
strutture anatomiche lontane dal sito di puntura del sacco durale (ad esempio in posizione
paravertrebrale), uno dei seguenti possibili motivi deve essere considerato, quando il
liquor non appare nel cono dell'ago.
- Una radice nervosa o un lembo di dura può ostruire il foro dell'ago. È
possibile effettuare una manovra di rotazione di 90 o 180 gradi per vedere se la punta
può essere liberata da questa ostruzione.
- La pressione liquorale può essere talmente bassa da non riuscire a spingere il
liquor attraverso l'ago. La conferma della giusta posizione può essere fatta aspirando il
liquor con una siringa. L'uso di aghi di calibro sottile come il 29 gauge impone un'attesa
più lunga prima che il liquor compaia nel cono; è preferibile quindi, prima di
effettuare prove di aspirazioni o dislocazioni dell'ago, attendere fino a 30 secondi.
- Un tappo di tessuto, di periostio o di sangue può bloccare il foro. Questo può
essere liberato con un tentativo di aspirazione. Se il tentativo non riesce l'ago va
ritirato di qualche millimetro e riarmato con il mandrino che spingerà il materiale
ostruente nella zona peridurale o legamentosa e non nello spazio subaracnoideo.
- La punta dell'ago è piegata in maniera da ostruire il foro. Questa è
un'evenienza non difficile con aghi sottili di cattiva qualità ed a punta a matita.
Infatti la posizione del foro laterale costituisce il punto critico di questo tipo di ago.
Le manovre compiute durante l'esecuzione di un'anestesia subaracnoidea su di una colonna
"difficile" con le possibili collisioni contro strutture ossee potrebbero
causare questo inconveniente. Dopo collisioni ossee ripetute e manovre che hanno alterato
il normale profilo dell'ago è perentorio sostituire l'ago.
- La punta può essere nello spazio peridurale. Il mandrino dovrebbe essere
reitrodotto e l'ago fatto lentamente progredire. Con aghi con punta a matita può capitare
che, pur avendo avvertito il click della puntura durale, l'estremità sia nello spazio
subaracnoideo ed il foro, che è laterale, sia nell'area peridurale. Per evitare questa
evenienza, con gli aghi con punta a matita, bisogna far progredire l'ago ancora di alcuni
millimetri dopo aver forato la dura.
Fissazione degli anestetici e steady state
dell'anestesia subaracnoidea
La fissazione degli anestetici locali a livello delle differenti strutture
nervose è funzione di un insieme di fattori. II legame farmaco-proteico per gli
anestetici nel liquor è trascurabile. I fattori più importanti sono I'accessibilità, da
parte dell'anestetico, alla struttura, il suo grado di vascolarizzazione e la sua
abbondanza di lipidi. Le radici spinali hanno una superficie grande rispetto al loro
volume e sono immerse direttamente nel liquor da cui sono separate soltanto da un
foglietto meningeo, la pia madre. I cordoni laterali e posteriori hanno un'abbondante
mielinizzazione e gli anestetici locali vi si fissano preferenzialmente. L'accessibilità
anatomica delle zone anteriori del midollo è migliore che non quelle posteriori. Ciò
dipende anche dalla presenza di un gran numero di spazi di Virchow-Robin. Però la
fissazione degli anestetici è minore di quella osservata nella zona posteriore a causa di
una minore densità di mielina.
Con l'iniezione subaracnoidea l'anestesista mette a diretto contatto il farmaco con la
struttura bersaglio utilizzando come veicolo il liquor nel quale sono immerse le radici
nervose.
L'estensione dell'anestesia subaracnoidea è determinata dalla distribuzione
dell'anestetico locale iniettato nello spazio subaracnoideo; il tempo di fissazione
dell'anestesia e la sua durata dipendono dalla concentrazione di anestetico nel liquido
cefalorachidiano.
La concentrazione dell'anestetico locale nello spazio subaracnoideo decresce molto
rapidamente dopo la sua somministrazione. Ciò dipende, in parte, alla dispersione della
soluzione (che influenza I'estensione del blocco), alla fissazione del farmaco sugli
elementi nervosi ed alla sua eliminazione. In un tempo sicuramente inferiore ai 30 min la
concentrazione di qualsiasi anestetico locale iniettato nel liquor diviene insufficiente
per realizzare un blocco di conduzione di altri elementi nervosi. L'anestesia
subaracnoidea ha raggiunto quindi lo steady state e le variazioni di postura non ne
modificano ulteriormente I'estensione.
Eliminazione degli anestetici locali
Il compartimento liquorale, dal punto di vista farmacocinetico, si comporta in
maniera particolare. Varie ricerche sono state condotte a questo riguardo e pare che il
metabolismo non giochi alcun ruolo nell'eliminazione degli anestetici locali somministrati
per via subaracnoidea.
L'assorbimento ematico esercita un ruolo importante sull'assorbimento degli anestetici. Le
dosi di anestetico e di eventuali vasocostrittori aggiunti quando applicati per via
subaracnoidea non danno luogo a tassi ematici suscettibili di produrre effetti sistemici.
Inoltre è da considera che ci si trova di fronte a piccole quantità di anestetico
locale. Anche la possibilità di reazioni allergiche resta in discussione.
Diverso è il discorso degli oppioidi subaracnoidei il cui assorbimento ematico è capace
di evocare segni sistemici significativi. Tali effetti si verificano in tempo anche
inferiore ai 30 minuti per farmaci come il fentanyl. Infatti uno degli effetti secondari
del fentanyl subaracnoideo (ad esempio 0,05 mg), il prurito, si può presentare anche dopo
25 minuti dalla sua somministrazione subaracnoidea. Più tardivi, invece, sono gli effetti
sistemici della morfina subaracnoidea.
Altri studi hanno dimostrato anche il passaggio extradurale dei farmaci dati per via
subaracnoidea. Ma il discorso è simile a quello per l'assorbimento ematico: la dose è
talmente piccola da poter dare effetti peridurali. Non si sa attualmente quale sia
I'importanza pratica di questo evento.
Inconvenienti in corso di puntura subaracnoidea
- Parestesie. L'introduzione dell'ago può provocare
una parestesia quando l'ago spinge o punge un elemento della cauda equina. Questo
incidente, che il più delle volte non è rilevante, impone il dislocamento delI'ago.
Evenienza più grave può essere la parestesia in corso di anestesia subaracnoidea ad un
livello ad di sopra di L2 che deve far sempre sospettare la compressione o
peggio la puntura del midolIo. In tale situazione, una parestesia misconosciuta e la
conseguente iniezione, può causare danni midollari gravi. L'anestetico iperbarico essendo
una soluzione ipertonica iniettata nel tessuto nervoso può causare dei danni cellulari
irreversibili. È sempre prudente che nel postoperatorio si controlli il paziente per
escludere, per quanto rara, un'eventuale sequela neurologica.
- Stillicidio ematico. Quando si ritira il mandrino
può comparire nel cono un liquido ematico (sangue misto a liquor). È possibile che
l'ago, prima dello spazio subaracnoideo, abbia trapassato un vaso. Si fa defluire un poco
di liquor e si attende che la colorazione rossa del liquor scompaia prima di iniettare. Lo
stillicidio si esaurisce rapidamente. Se nel cono persiste il liquido ematico vuol dire
che il foro dell'ago è sistemato in un vaso o a ridosso di esso. L'ago va dislocato e la
sua posizione corretta. Anche dopo un tale evento bisogna cercare, nel postoperatorio,
eventuali segni di compressione midollare, ad esempio da ematoma peridurale.
- Puntura difficile. Quando malgrado numerosi
tentativi la puntura subaracnoidea rimane impossibile, conviene tentare un accesso
paramediano o utilizzare uno spazio differente, ad esempio uno degli ultimi spazi
toracici. In questi casi difficili (pazienti fortemente obesi, artrosi gravi,
malformazioni della colonna vertebrale) è opportuno praticare, di concerto con il
radiologo, una radiografia della colonna verterbrale per studiare la via di accesso più
favorevole. Un altro accorgimento è quello di impiegare un'ago di maggiore calibro (22
gauge) che può facilmente vincere le calcificazioni che un ago sottile come il 27 gauge
non può fare. Difficilmente in mani esperte con uno studio radiografico della colonna
vertebrale ed impiegando un ago da 22 gauge l'anestesia subaracnoidea risulta impossibile.
- Ago piegato. La collisione con strutture ossee della
punta dell'ago dovrebbe essere scongiurata. Ma tale evenienza è praticamente inevitabile
sia alcune condizioni anatomiche che per la deriva della punta dell'ago non prevedibile. A
ciò si aggiunge l'errore dell'operatore che forza l'ago che non procede, più del
consentito. Se un ago piegato in punta viene accidentalmente introdotto nello spazio
subaracnoideo può causare entrando e poi uscendo una preoccupante lacerazione durale. Con
l'esperienza, la prudenza e con la sistematica sostituzione dell'ago "sospetto"
che si evita questo inconveniente.
Fallimento dell'anestesia subaracnoidea
Come in tutte le metodiche in cui la manualità è rilevante la frequenza degli
insuccessi è soprattutto funzione dell'esperienza pratica dell'operatore.
Anestesie subaracnoidee insufficienti possono essere originate da un problema legato al
farmaco in se. Le situazione possibili sono: un dosaggio di farmaco inadeguato, l'impiego
di prodotti scaduti, farmaci mal conservati (esposizione prolungata alla luce, a
temperature elevate, ecc.), errore del produttore (rara ma possibile la produzione di
fiale con concentrazioni errate) e la precipitazione degli anestetici quando si aggiungono
altri farmaci fisicamente incompatibili.
Altri fattori di insuccesso possono essere alcune condizioni cliniche e le deformazioni
del rachide. Alcuni pazienti, ad esempio i traumatizzati, sono costretti a posture
obbligate (trazioni, docce gessate, ecc.) che rendono difficile o impediscono
materialmente l'esecuzione dell' anestesia subaracnoidea. In tali malati il ricorso
indispensabile all'anestesia subaracnoidea per motivi clinici e le posture di fortuna per
l'esecuzione dell'anestesia possono accrescere la percentuale di insuccessi.
Alcune malformazioni congenite o acquisite del rachide possono impedire I'accesso allo
spazio subaracnoideo. Nei pazienti con scoliosi gravi addirittura vi possono essere
deviazioni del midollo tali da rappresentare un impedimento ai normali movimenti del
liquor, per cui pur essendo il bisello dell'ago nello spazio subaracnoideo il liquor
potrebbe non defluire nel cono.
Alcune volte pur essendo certi che il bisello dell'ago è sistemato nello spazio
subaracnoideo (sensazione del click durale, fuoriuscita libera di liquor, barbotage
positivo, iniezione fluida e senza impedimenti, ancora fuoriuscita di liquor dopo
l'iniezione, ecc,) l'anestesia fallisce o risulta insufficiente. In questo caso è
possibile che l'ago sia capitato in una sacca liquorale formata da sepimenti e setti che
normalmente ancorano il midollo alle pareti del canale vertebrale.
Il paziente di fronte all'anestesia subaracnoidea.
La gestione del paziente da sottoporre ad anestesia
subaracnoidea mediante un metodo di approccio vincente è parte integrante della tecnica
anestesiologica.
Il consenso del paziente è indispensabile dal punto di vista medico-legale e la
tendenza generale di fronte al rifiuto del paziente è quella di non ''forzare la
mano". Una spiegazione semplice della tecnica e dei suoi vantaggi rispetto
all'anestesia generale, permette per lo più di ottenere I'accettazione del malato
riluttante.
Mai il paziente che si sottopone ad un intervento chirurgico sceglie il tipo di intervento
da subire o la terapia del postoperatorio; non dovrebbe scegliere neanche il tipo di
anestesia. Da una parte c'è l'anestesista con il suo bagaglio di esperienza e di
preparazione e dall'altra c'è il paziente con la sua ansia. È una bilancia enormemente
squilibrata che ragionevolmente non può che pendere dalla parte dell'anestesista che
stabilisce per il suo paziente l'anestesia più adeguata. L'anestesista sceglie
nell'interesse del paziente l'anestesia migliore; il paziente che si oppone alla scelta
dell'anestesista non sceglie la migliore anestesia e dovrebbe quindi essere osteggiato.
Le fantasie e le ansie dei pazienti che devono essere sottoposti ad
interventi chirurgici in anestesia subaracnoidea spesso si estrinsecano nel bisogno di
essere tranquillizzati ponendo delle domande circa la tecnica anestesiologica.
Numerose sono le domande poste dai pazienti prima dell'anestesia subaracnoidea. La più
parte di essa sono comuni e frequenti. La risposta a queste domande deve essere
altrettanto precisa quanto precisa è la professionalità dell'anestesista. Ciò per avere
una migliore rapporto con il paziente che aiuta molto nella condotta anestesiologica
intraoperatoria.
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Domande frequenti
poste dai pazienti prima dell'anestesia |
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