|
L'anestesia generale prevede
3 fasi, che a loro volta si suddividono in momenti diversi.
- fase pre-operatoria, che include: visita
pre-anestesiologica e pre-medicazione.
- fase intra-operatoria, che comprende
induzione,
intubazione, mantenimento e risveglio
- fase post-operatoria, cioè il periodo immediatamente
successivo al risveglio.
1) Fase
pre-operatoria
La visita pre-anestesiologica viene
eseguita prima dell'intervento chirurgico. Il colloquio, oltre a permettere un primo
avvicinamento tra l'anestesista ed il paziente, ha anche la funzione di preparare il
paziente nel modo migliore per l'intervento chirurgico, riducendo al minimo il rischio.
Durante il colloquio con il paziente l'anestesista valuterà la storia clinica
dell'ammalato utile per potere scegliere la tecnica anestesiologica più adatta, per la
richiesta di eventuali esami e per mettere a punto eventuali terapie da instaurare prima
dell'intervento o valutare problemi che potrebbero presentarsi al momento dell'intervento
stesso, come ad esempio una intubazione difficile causata dalla presenza di anomalie a
livello della bocca, della trachea o delle corde vocali.
La visita preanestesiologica comprende anche un esame obiettivo del paziente e la
valutazione dei risultati di alcuni esami di laboratorio. Alcuni esami sono prescritti
routinariamente (elettrocardiogramma, radiografia del torace, esami del sangue e delle
urine), altri possono venire prescritti in casi particolari per la ricerca di malattie non
evidenti o per una valutazione più approfondita della funzionalità respiratoria o
cardiocircolatoria, nei soggetti con patologie polmonari o cardiache croniche. Durante la
visita preanestesiologica il paziente viene istruito circa il digiuno pre-operatorio ed
eventuali altri comportamenti da seguire prima dell'intervento.
In casi particolari l'Anestesista può avvalersi della consulenza di uno specialista, per
esempio il cardiologo se il paziente è cardiopatico o l'otorinolaringoiatra nel sospetto
di una intubazione difficile.
In seguito alla visita ed alla consultazione degli esami di laboratorio l'Anestesista è
in grado di dare un giudizio sul rischio anestesiologico del paziente che per convenzione
è stato classificato, dalla American Society of Anesthesiology, in 5 categorie (Classe ASA da I a V)
La pre-medicazione viene eseguita il
giorno stesso dell'intervento, circa 1 ora prima dell'induzione dell'anestesia. Consiste
nella somministrazione di farmaci ansiolitici (in genere benzodiazepine), che hanno lo
scopo di ridurre l'ansia del paziente, e di atropina una sostanza in grado di ridurre la
salivazione, che potrebbe rendere difficile l'intubazione tracheale, e di attenuare i
riflessi involontari del paziente, quali ad esempio l'aumento della pressione o della
frequenza cardiaca, che normalmente si instaurano in condizioni di stress (riflessi
vagali).
In casi specifici la premedicazione può comprendere anche la somministrazione di farmaci
per prevenire la nausea ed il vomito, farmaci analgesici o antiinfiammatori per attenuare
il dolore post-operatorio, antiacidi per ridurre i danni causati da un eventuale
rigurgito/inalazione del contenuto gastrico o antistaminici nel caso in cui il paziente
sia rischio di reazione allergica.
2) Fase
intraoperatoria
Da quando il paziente arriva in sala
operatoria rimane affidato al controllo dell'anestesista. Dopo la preparazione
(incannulazione di una vena del braccio, applicazione di strumenti di monitoraggio) ed il
posizionamento sul letto operatorio del paziente, si procede all'induzione
dell'anestesia (cioé all'avvio) con somministrazione di farmaci che
inducono ipnosi.
A questo scopo oggi vengono per lo più usati dei farmaci endovenosi che hanno il
vantaggio di agire rapidamente e sono più accettati dal paziente rispetto alle sostanze
somministrate per via inalatoria. L'induzione inalatoria non sempre ha il vantaggio di essere più
maneggevole: agisce meno rapidamente e può
indurre broncospasmo (costrizione dei bronchi dovuta a contrattura muscolare),
laringospasmo (costrizione della laringe), singhiozzo, tosse. Inoltre può comportare
inquinamento dell'aria della sala
operatoria.
Dopo avere addormentato il paziente vengono
somministrati in sequenza i miorilassanti e gli analgesici oppioidi. Durante
il breve intervallo tra la somministrazione di questi farmaci e l'intubazione
tracheale il paziente è assistito con una ventilazione in maschera, per evitare la
depressione respiratoria indotta dai curari e dagli analgesici oppioidi, mentre la testa
ed il collo vengono posizionati in modo tale da permettere una buona ventilazione ed una
visione ottimale della trachea.
Quando i farmaci hanno raggiunto il loro massimo effetto si procede all'intubazione
tracheale, una manovra delicata ed importante, che garantisce l'apertura delle
vie aeree e la respirazione artificiale del paziente. L'intubazione inoltre
protegge i polmoni dalla eventuale immissione dei succhi gastrici acidi o di sangue (nel
caso di interventi chirurgici alle vie respiratorie).
E' possibile intubare il paziente solo quando si è raggiunto un completo rilassamento dei
muscoli tracheali e delle corde vocali in modo da poter introdurre con facilità il
laringoscopio che permette la visualizzazione dell'inizio della trachea.
Nel caso in cui l'intervento sia di breve durata e se non è necessario un profondo
miorilassamento è possibile evitare l'intubazione tracheale e il paziente in respiro
spontaneo.
|
|
Dopo l'intubazione tracheale
si procede alla fase di mantenimento dell'anestesia che comporta la
somministrazione continua di ipnotici per via endovenosa o inalatoria, analgesici e
miorilassanti.
Gli ipnotici endovenosi vengono
somministrati in infusione continua mediante una pompa-siringa che regola la quantità di
farmaco necessaria al paziente e che permette, qualora sia necessario, di aumentare o
diminuire la dose di farmaco. Inoltre il paziente riceve una miscela di ossigeno e
protossido di azoto, che è un analgesico gassoso.
Gli ipnotici inalatori, come ad esempio il desflurane, possono essere
vengono somministrati assieme all'ossigeno mediante degli apparecchi specifici.
Contemporaneamente si somministrano i miorilassanti (rilassanti muscolari), come il
cisatracurium.
Alla fine dell'intervento chirurgico viene
interrotta la somministrazione di tutti i farmaci anestetici, il paziente viene ossigenato
per qualche minuto e se necessario viene somministrato un antagonista dei miorilassanti
(rilassanti muscolari) che accelera la ripresa del tono muscolare.
A questo punto viene rimosso il tubo dalla trachea necessario alla ventilazione
artificiale.
3) Fase
post-operatoria
Al termine dell'operazione il paziente viene
controllato fino al completo risveglio, prima di essere inviato a letto. Raramente questo
periodo può durare anche alcune ore e può comprendere anche una fase di confusione prima
della completa normalizzazione. Una volta sveglio il paziente comincia a provare dolore
nella zona operata, fastidio alla gola ed a volta nausea e vomito. Il paziente è sotto
stretta sorveglianza del personale medico e paramedico specializzato per prevenire ed
affrontare tempestivamente eventuali complicanze e sopprimere il dolore,
la nausea ed il vomito.
|